“We want to play”. L’appello per cambiare le regole del calcio

Calcio è sinonimo di passione, e la passione non dovrebbe essere esclusiva di nessuno. Purtroppo nel calcio, la FIGC (Federazione Italiana Giuco Calcio) prevede delle norme che limitano la partecipazione di atleti “extra-comunitari”.

“Quello che dovrebbe essere un semplice tesseramento federale si rivela un percorso ad ostacoli che spesso conduce ad esiti negativi. Le problematiche riguardano l’articolo 40 comma 11 del NOIF (Norme Organizzative Interne della FIGC) che doveva essere abrogato già da diversi anni ma risulta ancora vigente.” Questa la denuncia di molte squadre del cosiddetto calcio minore.

Ad attivarsi per cercare di garantire il diritto allo sport anche agli “extra-comunitari”, molte società definite di “calcio popolare”, ma la campagna è stata lanciata dalla Polisportiva San Precario di Padova.

Due punti in particolare rendono quest’articolo discriminatorio:

Art 40 quater comma 1.1 punto b NOIF: prevede come vincolo al tesseramento un permesso di soggiorno che non scada in data precedente al 31 gennaio dell’anno successivo all’inizio della stagione calcistica

“copia del permesso di soggiorno che dovrà avere scadenza non anteriore al 31 gennaio dell’anno in cui termina la stagione sportiva per la quale il calciatore/calciatrice richiede il tesseramento”

Art 40 quater comma 1.1 punto c NOIF: prevede come vincolo al tesseramento, la residenza nel comune in cui l’atleta pratica attività sportiva “certificato di residenza in Italia”

“L’arbitrarietà e la natura discriminatoria di queste norme sono evidenti. Porre come condizioni necessarie al tesseramento la data di arrivo nel nostro paese, a cui è legato il rinnovo del permesso di soggiorno, o il fatto di abitare in uno di quei comuni dove ai richiedenti asilo si concede la residenza e non solo il domicilio, fa si che per causa del tutto slegate dalla idoneità sportiva, un calciatore possa partecipare ai campionati federali ed un altro no.

Si vengono a creare limpidi casi di discriminazione razziale. Ragazzi e atleti che si allenano tutte le settimane si vedono costretti a guardare i propri compagni di squadra dalla tribuna a causa del paese di origine e questo non è accettabile.

A tutti dev’essere garantito il libero accesso alle discipline sportive, senza distinzione di credo, di colore, o di etnia. “We want to play” significa questo. Rivendicare per tutti la pari accessibilità allo sport e l’inalienabilità del diritto che vi si associa: il diritto al gioco.

Per questi motivi chiediamo la concreta e perentoria modifica delle norme presenti nelle carte Federali al fine di eliminare situazioni prive di ragionevoli motivi di sussistenza che creano ingiustificate preclusione all’attività sportiva dei giocatori stranieri.”

appello We want to play

Realtà aderenti:

Polisportiva San Precario (Padova)
Polisportiva Sans Papier (Schio)
Polisportiva Clandestina (Trento)
Polisportiva Independiente (Vicenza)
AfroNapoli United (Napoli)
Lions Ska Caserta (Caserta)
Polisportiva Ackapawa (Jesi)
Extravaganti (Jesi)
Black Panthers (Milano)
Baraonda Calcio (Milano)
Mi-grato FC (Milano)
Partizan FC (Milano)
Multietnica Naga har (Milano)
Antifa United Bresso (Bresso)
Atletico Rebelde (Fano)
Spartak Lecce (Lecce)
Atletico Brigante (Benevento)
Atletico San Lorenzo (Roma)
Mondiali Antirazzisti
UISP (Unione Italiana Sport per Tutti)
Atletico Diritti (Roma)
ASD Quartograd (Quarto NA)
CIAC – Centro immigrazione asilo e cooperazione onlus (Parma)
La Paz Antirazzista (Parma)
Atletico Ubuntu (Arezzo)
Arising Africans (Padova)
Quadrato Meticcio (Padova)

Per aderire scrivi a sanprecario2007@gmail.com

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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