Taiwan fra città globalizzate e villaggi aborigeni

Martina è partita nell’estate 2014 per un progetto di volontariato di sei settimane in Taiwan dal nome: Embrace Taiwan-explore colorful culture. Il progetto era diviso in due parti: due campi scuola con bambini e ragazzi, e successivamente l’affiancamento ad un professore di lingua inglese presso la scuola elementare. “Sono entrata per caso a conoscenza di AIESEC e quando me ne hanno parlato quasi non ci credevo: non era possibile che un’associazione di soli studenti ti permettesse di fare tutto questo. Sono partita senza sapere cosa fosse, ma già dalla prima settimana, attraverso il comitato locale, ho direttamente vissuto lo spirito di AIESEC e ne ho compreso il potenziale”.

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La prima cosa che Martina ci dice è che l’esperienza ha superato di gran lunga le sue aspettative, sia per il progetto di volontariato in sé, con la conoscenza di altre culture e la scoperta di un paese completamente diverso, che per il comitato, che le ha fatto conoscere il mondo dell’associazione e i suoi ideali. Del progetto le sono piaciuti soprattutto i campo scuola con i ragazzi, la timidezza del primo giorno e la curiosità nei giorni successivi, che le hanno permesso di condividere le esperienze e avvicinarsi alla cultura del luogo. “L’esperienza è stata indimenticabile anche per l’approccio con una cultura completamente diversa dalla nostra, sia in famiglia che fuori”, ci racconta Martina, “Il paese vive due realtà disomogenee: le città sono più globalizzate e vicine a noi, mentre i villaggi, sebbene altrettanto avanzati, sono molto diversi. Ci sono festività differenti e sono ancora presenti popolazioni aborigene, che non sono, come comunemente si pensa, indietro nel progresso, ma semplicemente hanno mantenuto uno stile di vita che risale alle origini del paese stesso, con la loro cultura, il calendario lunare, gli abiti tradizionali e le vecchie ricette.” ci spiega. “La cosa più difficile, ma anche più divertente, è stata cercare di far capire alla gente del luogo che alcune credenze sull’Italia non fossero vere. All’inizio la mentalità e la cultura diversa ti spaventano perché hai paura di essere trattato da straniero, e invece ti accolgono tutti. Le famiglie che ci ospitavano, soprattutto, si sono molto legate a noi e ci tenevano a farci sentire sempre a nostro agio, ci riempivano di regali e la mia hosting family si è anche commossa quando sono ripartita. Il comitato locale poi era sempre presente, ci seguiva nel progetto e ci portava a visitare il paese; sono stati la loro generosità nonostante le differenze culturali, e il loro impegno per l’associazione a spingermi a entrare a far parte del mio comitato locale una volta tornata in Italia, perché secondo tutti dovrebbero conoscere AIESEC e partire. É un’esperienza bellissima, che consiglio a tutti di fare!” conclude Martina.

Francesca O’Heir

Content Manager Aiesec

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