Se lo Stato scommette sulla pubblicità

Vincite facili, possibilità di cambiare il proprio destino e di provare il “brivido” di un’emozione ogni 5 minuti. Sono queste le informazioni veicolate dalle varie pubblicità di gratta e vinci, scommesse sportive, poker online e lotto in tutti i suoi formati.

Lo Stato non solo autorizza il gioco d’azzardo ma lo promuove attraverso martellanti campagne pubblicitarie create ad hoc, specialmente televisive e in rete. I circa 500 milioni di euro l’anno investiti in pubblicità, favoriscono l’aumento esponenziale del volume generale delle giocate.
L’azzardo legalizzato rappresenta un fattore importante per le casse dello Stato, circa 8 miliardi di euro l’anno: solo profitti e business a scapito, però, di costi sociali enormi. Un’attività talmente pericolosa che impone di domandarsi quanto sia legittimo un messaggio promozionale di esaltazione del rischio e di spinta alla scommessa. Per tutelare la salute dei cittadini e anche per evitare al servizio sanitario nazionale rilevanti costi diretti e indiretti, sarebbe auspicabile applicare all’azzardo i limiti imposti al tabacco il cui uso è libero ma la promozione pubblicitaria è vietata dalla legge.

Dietro ai 30 secondi di uno spot che vediamo in tv o ascoltiamo alla radio, come dietro ai messaggi lampeggianti che invadono i siti web, si celano dinamiche comunicative ben strutturate e pensate da esperti operatori per rapire l’attenzione degli utenti. Sono tre le caratteristiche peculiari della comunicazione pubblicitaria: di forma, di contenuto e di diffusione. Colori attraenti, suoni orecchiabili, poche parole chiave da ricordare: questa è la forma di una pubblicità che faccia centro, come quella di Tombola.it. In un clima di carnevale di Rio de Janeiro, volteggianti bussolotti del bingo “colorano” le grigie vite delle persone che ne vengono colpite.

Per quanto riguarda il contenuto, a essere decantata con toni enfatici è la possibilità della vincita facile, oltre al piacere della scommessa in sé. Trovate pubblicitarie originali e azzeccate che riflettono però l’immagine di una realtà alterata. Motivetti che rimbombano nella testa fino a diventare veri e propri tormentoni.

Invadente, intrusiva, non rispetta gli spazi. La pubblicità è diffusa dappertutto: prima, durante e dopo le trasmissioni televisive e radiofoniche, fra le pagine dei giornali, nei cartelloni stradali, sui mezzi pubblici. E sempre più spesso sono i personaggi famosi a metterci la faccia: stimati dagli adulti e imitati dagli adolescenti accrescono ulteriormente la voglia di azzardo.

Una forma di comunicazione con queste caratteristiche è compatibile con la salute fisica e mentale dei cittadini? La risposta non può che essere negativa. “E pensare – ha dichiarato il sociologo Maurizio Fiasco – che si potrebbe imporre lo stop alla “pubblicità di Stato” con un semplice decreto ministeriale”. Eppure la pubblicità non si tocca: in ballo ci sono enormi interessi della lobby dell’azzardo, dei media e dello Stato stesso.

L’unica misura imposta altro non è che un espediente ipocrita: l’obbligo di inserimento negli annunci pubblicitari di avvertimenti, scritti in caratteri minuscoli e pronunciati in fretta, a giocare solo se maggiorenni e responsabilmente. Come se queste fredde avvertenze marginali bastassero da sole a rendere “razionale” la promozione del caso, del rischio, del piacere di vincere facile.

Daniela Buongiorno

   Marta Silvestre

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