Fausto e Iaio: la memoria dei due antifascisti milanesi oltraggiata a 40 anni dalla morte

Purtroppo, ancora una volta, il neofascismo milanese torna a far sentire la propria infame voce. Ieri, infatti, i camerati meneghini hanno imbrattato, a pochi giorni dal 40esimo anniversario della morte, la targa in via Mancinelli che ricorda i due militanti del centro sociale Leonacavallo: Lorenzo “Iaio” Jannucci e Fausto Tinelli.

Una croce celtica ed una svastica sono state disegnate con una scritta che dice “merde“. Inoltre è stata cancellata la parola “fascisti” nella scritta che è stata dedicata ai due giovani militanti. Il tutto è firmato Militia: nota organizzazione neonazista creata da Maurizio Boccacci.

La sera del 18 marzo 1978 Fausto e Iaio, all’epoca appena diciottenni, vennero uccisi a colpi di arma da fuoco da tre neofascisti a via Mancinelli 8 poche ore prima di andare al Leoncavallo per assistere ad un concerto di musica blues. Il 23 marzo successivo, giorno dei funerali, arriva la rivendicazione dei neofascisti del gruppo NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari)- brigata Anselmi.

I NAR saranno uno dei gruppi neri più attivi negli anni di piombo, che vantano tra le loro file figure come Valerio e Cristiano Fioravanti e Francesca Mambro. Inoltre, gli stessi NAR, saranno sempre tirati in ballo durante i processi a seguito della pagine più buie e tragiche della storia italiana della seconda metà del XX secolo: la più “famosa“, rimane, sicuramente, la bomba nella sala di aspetto della stazione di Bologna centrale del 2 agosto 1980.

Ad essere messi sotto accusa sono, nello specifico, 3 neofascisti:Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi. I tre vengono dagli ambienti dell’estrema destra delle città di Roma e Milano e sono, ancora oggi, tristemente famosi per vari motivi.

Il movente sarebbe stato la conseguenza delle indagini sul traffico di cocaina ed eroina nella zone periferiche ad est di Milano che da alcuni mesi i due ragazzi stavano portando avanti. Secondo Fausto e Iaio, dietro quel commercio, vi era sì la malavita locale, che però poteva contare sull’appoggio di noti esponenti dell’estrema destra milanese.

Un giornalista dell’Unità, Mauro Brutto, si interessò alla vicenda e cercò di arrivare ad una verità su quella tragica vicenda. Il tutto però non portò ad alcun risultato: il 25 novembre 1978, infatti, Brutto morì investito da una Simca 1100 bianca dopo essere uscito da un bar di via Murat. In quella vicenda sparì un borsello dello stesso giornalista, contenente alcune importanti e preziose carte sulle indagini, che venne ritrovato vuoto alcune ore dopo.

Nel settembre 1999 il Pm di Milano, Stefano Dambruoso, chiese l’archiviazione dell’omicidio di Fausto e Iaio visto che, secondo la tesi, non erano state trovate prove sufficienti a carico degli indagati. La parola fine sulla vicenda venne messa il 6 dicembre 2000 quando il giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Milano, Clementina Forleo, disse:” Pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva ed in particolari degli attuali indagati, appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ciò soprattutto per la natura de relato delle pur rilevanti dichiarazioni“.

A 40 anni dalla morte, insomma, questi due antifascisti milanesi aspettano ancora una verità sulla loro tragica vicenda. La storia, per alcuni aspetti: la militanza di sinistra e le indagini che gli assassinati stavano portando avanti nell’ambito dell’estrema destra, ricorda molto quella di Valerio Verbano, ucciso il 22 febbraio 1980 a Roma e per la cui morte ancora non è stato trovato un colpevole.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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