Calais: ecco il muro anti-migranti “made in England”

Un nuovo muro è stato eretto nella “democratica” Europa. Proprio ieri, infatti, è giunta notizia che a Calais, cittadina della Francia nord-orientale da dove partono i treni ed i pullman verso il Canale della Manica per raggiungere l’Inghilterra, è sorta una nuova barriera per tentare di fermare il viaggio dei migranti verso l’isola di sua maestà.

L’opera, alta ben quattro metri e lunga un km, è stata finanziata dal governo di Londra ed è costata 2,7 milioni di euro. Da record i tempi di costruzione: la prima pietra era stata posata circa 3 mesi fa, lo scorso 20 settembre.

Tutto questo è stato deciso dal governo inglese che non ha mai accettato il sistema delle quote, per la ridistribuzione dei migranti arrivati nel Vecchio Continente, imposto dalla stessa Unione Europea. A tale diktat, dalle parti di Westminister, non avevano saputo trovare una soluzione se non quella di una ennesima cinta di cemento all’interno dell’Europa.

Dopo i casi di Ungheria e Serbia, i primi paesi europei ad aver deciso di alzare muri per fermare i migranti in transito, ecco il caso di altri stati, da sempre riconosciuti come modelli dalle nazioni occidentali per ciò che riguarda la democrazia, che decidono di chiudersi nei propri confini. L’Inghilterra e la Francia, guarda caso, erano stati due dei paesi che più avevano criticato i loro vicini dell’est per quella folle scelta presa nei confronti dei migranti.

Altro fatto da mettere in luce è la totale apatia della Francia. Infatti la costruzione del muro a Calais è andato avanti senza che da Parigi si lamentassero di nulla; forse perchè tutti sono troppo presi dalle elezioni politiche sempre più vicine che si terranno nel maggio 2017.

Proprio nella prossima tornata elettorale d’oltralpe, almeno secondo i sondaggi, la formazione dell’estrema destra del Front National, guidata da Marine Le Pen, potrebbe togliersi più di qualche soddisfazione. La stessa Le Pen ha dichiarato che, nel caso venisse eletta presidente, porterebbe avanti misure drastiche nel campo dell’immigrazione per far sì che il minor numero di migranti possibili entri nei confini francesi.

Probabilmente, quindi, nessuno dei politici d’oltralpe si è indignato per i fatti di Calais perchè hanno tutti paura che, manifestando il proprio dissenso a tale opera, possano aiutare ancora di più la campagna elettorale del Front National.

La costruzione del muro rappresenta una ennesima restrizione per quelle migliaia di profughi che, ancora oggi, si trovano a Calais e tentano di arrivare in Gran Bretagna. Un altro evento forte come lo sgombero della Jungle, il più grande campo profughi d’Europa, avvenuto lo scorso ottobre non aveva minimamente scoraggiato queste persone che continuavano a nutrire una minima speranza di riuscire a raggiungere il Regno Unito per costruirsi una vita migliore.

Il muro, protetto da una recinzione di filo spinato e fil di ferro, sorge intorno alla zona dell’ex Jungle e chiude tutti i varchi da cui i migranti tentano di saltare sui camion diretti a Dover, la cittadina inglese collegata a Calais tramite il canale della Manica. Tutta questa faccenda, secondo alcuni, è l’ennesima prova della voglia di Londra da staccarsi dall’UE: un chiaro segnale di ciò è stato, senza dubbio, il voto della Brexit a fine dello scorso giugno.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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