Batterio degli olivi. Approfondimento con l’esperta

Nei mesi scorsi un batterio, la Xylella fastidiosa, ha colpito moltissime piante di olivo in Puglia. Il 4 marzo su Il Giornale si legge: “Ci sono soldi, grossi flussi di denaro e tanti interessi attorno al batterio killer che sta decimando gli ulivi salentini e che minaccia di colpire altri territori in Italia e in Europa. C’è un’inchiesta della procura di Lecce, un commissario per l’emergenza nominato dal governo (il comandante della forestale in Puglia Giuseppe Siletti), e la preoccupazione di tutte le associazioni ambientaliste e degli agricoltori e olivicoltori che dei frutti della terra ci campano.” Il riferimento è ad una multinazionale che avrebbe diffuso il virus. L’articolo continua: “Ci sono poi le coincidenze contro cui puntano il dito gli stessi ambientalisti dal 2008 e cioè il fatto che la multinazionale Monsanto, colosso mondiale della produzione di sementi transgeniche, si occupa anche della selezione di specie resistenti al batterio riscontrato in Puglia. E lo fa attraverso “Allelyx”, società partecipata che ha per nome proprio l’anagramma di “Xylella”.

Il Consiglio agricoltura della Commissione Ue, che si è detta “profondamente preoccupata” per il diffondersi della malattia, che minaccia anche viti e agrumi, ha dichiarato: “Bisogna abbattere tutti gli olivi del Salento colpiti dal batterio killer della Xylella, perché anche se è la soluzione più “dolorosa” per gli agricoltori è anche quella “più efficace”.

Abbiamo approfondito l’argomento con la Dottoressa Forestale e Ambientale Filomena Barra.

“Complesso del disseccamento rapido dell’olivo” (CDRO)

La moria degli ulivi è cominciata nel Salento leccese, nell’area intorno a Gallipoli, un paio di anni fa. I primi  focolai, di modesta estensione, erano stati scambiati per attacchi di una malattia localmente endemica, nota come “lebbra delle olive”, causata da un fungo. Il CDRO è invece esploso improvvisamente negli ultimi mesi, interessando, al momento, un’area di circa 80 km2.

La malattia incomincia con il disseccamento della chioma a zone, estendendosi via via a tutto l’albero e terminando con la morte della pianta.

Le cause della malattia

“Il CDRO è verosimilmente il risultato  dell’azione di tre diversi attori: il lepidottero Zeuzera pyrina (rodilegno giallo), le cui larve scavano delle gallerie nel tronco e nei rami dell’olivo che facilitano l’ingresso del secondo attore, un complesso di funghi microscopici del genere Phaeoacremonium. Il terzo attore è il batterio Xylella fastidiosa. La presenza del batterio nei tessuti fogliari degli olivi  malati è stata poi confermata da osservazioni al microscopio elettronico che lo hanno identificato nei vasi legnosi”.

È quindi prematuro incolpare solo il batterio, come invece asseriscono invece alcuni media. I dati molecolari acquisiti dallo staff del CNR indicano che  il ceppo salentino di Xylella fastidiosa è diverso da quello della variante americana  che causa una malattia distruttiva della vite e il batterio non è stato ritrovato sulla vite neanche nel cuore della zona infetta salentina.

Occorre infatti fare una precisazione: le piante effettivamente uccise da questa misteriosa infezione sono poche. Leggendo I giornali ci si aspetterebbe una distesa di ceppaie morte che si estende a perdita d’occhio.

Gli alberi morti per via di questa patologia sono una percentuale davvero minima dei 9 milioni di ulivi presenti in Salento, meno dell’1%, e l’infezione è comunque a macchia di leopardo, con poche piante gravemente colpite frammiste a piante sane o debolmente affette. “Bisogna tener presente che l’ulivo è una pianta molto resistente e con una grande capacità di ripresa. Le piante colpite erano probabilmente indebolite da tecniche colturali errate o scarse, con potature estreme che favoriscono l’ingresso di patogeni e altri fattori antropici che avevano precedentemente colpito l’agroecosistema”.

Siamo sicuramente agli albori e non c’è ancora nulla di paragonabile ad esempio ai danni del punteruolo rosso sulle palme. Questo però è il momento di cominciare a pensare a come limitare i danni.

Anche gli alberi colpiti hanno comunque prodotto frutti che vanno raccolti, in quanto sono una delle principali fonti di reddito della regione. Le norme profilattiche già messe in atto dal Servizio Fitosanitario della Regione Puglia impediscono gli spostamenti di piante e attrezzi agricoli fuori dalla zona focolaio, e hanno istituito una zona tampone che circonda l’area colpita. Non è chiaro però come queste procedure verranno fatte rispettare, anche perché occorre sia un monitoraggio completo sugli ulivi che sulle altre piante.

Una portaerei circondata da uliveti

Xylella fastidiosa colpisce almeno 150 specie, sia arboree come ulivi, agrumi, querce e mandorli, sia erbacee. Non è chiaro però se questo particolare ceppo del batterio sia in grado di fare tutto ciò.

Se l’infezione fosse dunque seria questa è una frase che dovrebbe far riflettere, soprattutto considerando lo stato di incuria, o di cattiva gestione, a cui sono normalmente sottoposte queste piante così belle paesaggisticamente e così redditizie. È  particolarmente grave il mancato rispetto delle norme di tutela europee a cui gli ulivi salentini dovrebbero sottostare, e per cui i proprietari ricevono incentivi comunitari.

Sistema e diffusione

Xylella fastidiosa (XF) Welles et al. (1987) è un batterio gram-negativo non sporigeno appartenente alla famiglia delle Xanthomonadaceae.

Il batterio si caratterizza per una elevata variabilità genetica e fenotipica. In particolare sono state descritte varianti patogeniche del batterio, spesso ospite-specifiche, distinguibili in 4 subspecie :

subsp. fastidiosa (agente della malattia di Pierce della vite, ceppi da alfalfa, mandorlo, acero)

subsp. sandyi (ceppi da oleandro,)

subsp. multiplex (agente del mal del pennacchio del pesco, ceppi patogeni da olmo, susino, mandorlo, platano)

subsp. pauca (agente della clorosi variegata degli agrumi e comprendente ceppi patogeni su caffè)

La presenza di tale batterio e la diffusione delle malattie da esso causate è stata riscontrata negli Stati Uniti (California, Florida e Canada) ed in alcuni Paesi del Sud.

In Italia il batterio non era stato mai segnalato fino ad ora, ma il disseccamento rapido degli olivi riscontrato in Puglia nell’ottobre del 2013, risulta associato anche alla presenza di XF nei vasi xilematici delle piante infette.

Caratteristiche del batterio e insetti vettori

XF è un batterio aerobico, ad habitat xilematico, ovvero si moltiplica nei vasi conduttori dello xilema delle piante ospiti, causando alterazioni anche letali delle piante infette per l’occlusione dei vasi e il conseguente irregolare flusso linfatico dalle radici all’apparato aereo.

XF si trasmette attraverso insetti vettori (Cicaline, famiglia Cicadellidae) che con l’apparato boccale di tipo “pungente – succhiante” acquisiscono il batterio nutrendosi dai vasi xilematici delle piante infette e lo trasmettono a quelle sane. Le Cicaline sono una famiglia cosmopolita ad elevata polifagia, e tale aspetto risulta fondamentale

Le Cicaline sono una famiglia cosmopolita ad elevata polifagia, e tale aspetto risulta fondamentale per lo studio delle malattie associate a XF; tali vettori, nutrendosi con varie modalità (insetti a nutrizione floematica, xilematica e parenchimatica) della linfa presente nei vasi della pianta infetta, determinano la rapida diffusione del batterio verso altre piante sane, spontanee e coltivate. Al momento i potenziali vettori che diffondono la batteriosi in Puglia non sono stati determinati.

PIANTE OSPITI

XF colpisce oltre 150 specie vegetali, tra cui piante coltivate di interesse agricolo (agrumi, vite, pesco, mandorlo, olivo, ecc.), specie ornamentali (oleandro), essenze forestali (acero, quercia, ecc.) e specie spontanee (erbe ed arbusti). Il batterio può essere presente in uno stato latente in molti ospiti asintomatici (es. Artemisia douglasiana, Echinochloa spp.) che costituiscono una fonte di inoculo per i vettori. Non è stata riscontrata, tuttavia, un’infezione sistemica di XF nella maggior parte degli ospiti asintomatici.

DANNI E SINTOMI

Le principali malattie causate da XF, soprattutto per l’impatto economico che comportano sul comparto agricolo, sono la “malattia di Pierce” della vite e la clorosi variegata degli agrumi (CVC). distruttive rispettivamente a partire dal 1880 per la vite in California e dal 1987 per gli agrumeti brasiliani.

Dai dati attuali dovrebbero essere interessati circa 8000 ettari, anche se potrebbero essere molti di più. L’area infetta sembra circoscritta agli agri di Gallipoli, Alezio, Tuglie, Taviano, Racale, Matino, la zona dove per la prima volta si è manifestata la Xylella Fastidiosa. Tutto è partito, infatti, dalla località Castellana, vicino ai Sauli, a Gallipoli.

Considerato che un ettaro contiene circa 100 ulivi, le piante attaccate saranno all’incirca 800mila. Eradicati solo poche decine. Quindi la minaccia della “soluzione finale” paventata inizialmente pare sia, quanto meno, allontanata. La sollevazione che c’è stata da parte degli ambientalisti, di noi tecnici, degli agricoltori, dei cittadini sensibili e anche di una parte della politica – che non voleva essere impopolare – ha fermato l’eradicamento e la “decapitazione”. La loro collaborazione è stata fondamentale. – L’eradicamento è legittimo, in quanto previsto da una normativa europea perché il batterio in questione, Xylella Fastidiosa, subspecie pauca, è un batterio da quarantena e per tali batteri sono previste le norme stilate dall’ente europeo preposto, la EPPO. Tra queste norme c’è anche la quarantena. Stando alla normativa della EPPO, noi oggi dovremmo eliminare non solo gli alberi secchi, ma anche quelli apparentemente sani che contengono il batterio. Ma sembra assurdo dover rispettare la normativa così com’è perché, questo del Salento, è un caso del tutto particolare.

L’ulivo rappresenta il nostro paesaggio: circa 9,5 milioni di piante e poi si trova in zone in cui nessun altro tipo di pianta potrebbe crescere. Sappiamo infatti che molti dei nostri ulivi monumentali sono nati da innesti su antichissime piante selvatiche cresciute in suoli anche molto poveri.

L’ulivo poi è una pianta eccezionale dal punto di vista botanico, di una resistenza tale da sopravvivere per secoli all’attacco biotico e climatico. Pensare un’eradicazione totale dell’ulivo sarebbe una strage senza precedenti: senza l’olivo è inimmaginabile pensare il Salento. Tra l’altro l’ulivo svolge una funzione fito-depurante di trattenimento degli inquinanti tale che, se dovessimo toglierli tutti, sarebbe come impiantare una nuova centrale a carbone!

Il disseccamento si sta estendendo, ma molto lentamente. Noi tecnici non vediamo tutta questa patogenicità del batterio. Anche da quello che emergeva nel recente simposio internazionale a Gallipoli, non possiamo riscontrare lo stesso livello di patogenicità rispetto al ceppo di xylella fastidiosa che negli ultimi anni ha devastato vigneti californiani e agrumeti brasiliani.

Come si trasmette Xylella? Il batterio non è sporigeno, cioè non si trasmette con aria o col vento, ma viene trasportato da un insetto-vettore il quale “punge” la pianta con un rostro. Questo insetto si chiama Philaenus Spumarius, una cicalina detta “sputacchina”. Pensa te, una sputacchina! Ed è lei che ha portato il batterio fino nel nord Salento? Effettivamente abbiamo altri casi in provincia lontani dalla zona focolaio, ma sono tutti da analizzare. La sputacchina infatti fa brevi voli da 100 metri, perciò è improbabile che si spinga lontano. La produzione di olio dell’anno scorso è  calata del 30-40%.

In Salento ci sono due  cultivar di olivo: la Cellina di Nardò e l’Ogliarola Leccese. Entrambe soffrono di annate di “carica” e di “scarica” e qui ci troviamo evidentemente in un’annata di “scarica” importante. Xylella tuttavia ha colpito un’area che, per quanto importante, è sempre circoscritta. Incide su circa l’1 per cento. Quindi questo calo di olio non è da imputare assolutamente alla Xylella e chi afferma questo lo fa certamente a scopo strumentale.

È stato aperto un fascicolo dalla magistratura perché c’è il sospetto che la X. Fastidiosa sia stata introdotta nel Salento da certi tipi della Monsanto. La possibilità che il batterio sia stato introdotto dall’uomo è elevata. Ricordiamo il caso del punteruolo rosso, importato con delle palme probabilmente dal nord Africa. Xylella potrebbe essere stata importata con delle piante ornamentali provenienti dai paesi tropicali, così dice qualcuno. Un dato è certo: lo stato fito-sanitario attuale degli olivi è del tutto eccezionale e allarmante! Tutto quel complesso di patogeni (insetti come il rodilegno giallo, funghi, lebbra, rogna, ecc), che ci sono sempre stati, negli ultimi dieci anni è aumentato in modo esponenziale perché gli olivicoltori (la maggior parte) hanno “abbandonato l’ulivo”. Il problema di Xylella perciò è di tipo socio-economico-politico: il reddito dell’olivicoltura è calato a picco e questo ha impedito all’olivicoltore di curare adeguatamente la pianta.

Il problema è di tipo fito-sanitario. È troppo semplicistico additare Xylella come la principale causa del complesso del disseccamento degli ulivi nel Salento.

Anche dal simposio di Gallipoli, scienziati come Hopkins che studiano Xylella da 10 anni hanno dichiarato che la lotta ai vettori con pesticidi e fitofarmaci non ha avuto alcun tipo di risultato (in America, ndi) anche perché si tratta di insetti polifagi (cioè mangiano da molte piante) e così “cosmopoliti” che risulta difficile debellarli.

Non mi spiego come mai l’Unione europea non si chieda se l’utilizzo di questi farmaci sia davvero utile, considerando i fallimenti passati e considerando che il nostro suolo è già stato vessato da problemi di inquinamento. Un contadino che si vede l’albero seccare sotto gli occhi, cosa deve fare? Non bisogna farsi prendere dalla xylellosi! (In mancanza di analisi, ndi), non sappiamo se si tratta di xylella o di altro. Bisogna in ogni caso tornare a curare l’olivo con il temperino, cioè andando a fare delle potature chirurgiche. Fare i trattamenti che abbiamo sempre fatto: il rame, le arature, tenere il terreno in uno stato decoroso, usare concimazione naturale.

Essenzialmente quando le Piante invecchiano pur essendo specie resistenti tendono ad abbassare le proprie difese. Bisogna curare le piante centenarie come se fossero bimbi…. Amore e passione ….

Diciamo che il batterio è l’elemento più pericoloso tra tutti i fattori che sono intervenuti alla moria di questi ulivi. È un ceppo nuovo in Italia quindi adesso bisognerà studiarlo e vedere che tipo di prodotto può debellarlo. Il problema, oltre alla perdita di piante secolari dal grande valore per la nostra terra, è un altro, questo batterio attacca molte piante quindi potrebbe facilmente invadere il nostro territorio velocemente. Proprio per questo la quarantena, anche se è difficile da far rispettare.

Quindi come potremmo cercare di risolvere il problema o quantomeno fare attenzione affinché non ci sia divulgazione?

Arare e tenere pulito sotto la pianta serve a far sviluppare l’insetto vettore.

Per me è una grande minaccia, davvero molto grave, la quale potrebbe portare a conseguenze ancora più dannose.

Per esempio per la festività della palma non dovrebbero distribuire palme. Inoltre quando ci si reca in campagna dovrebbero essere usate scarpe diverse da quelle che si usano per circolare in zone non in quarantena.

Si dovrebbe trovare un buon antibiotico e con la dendrochirurgia ripulire le parti maggiormente infette e morte.

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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Comments

  1. In questi giorni vedo molti giornalai, pseudointellettuali ed ambientalisti della domenica (la grande maggioranza, dicono di amare l’ambiente ma non fanno il minimo sforzo per conoscerlo).
    Questo e’ il primo articolo divulgativo sulla questione Xylella che argomenta con cognizione di causa, non lancia sentenze campate per aria e cerca di fare informazione.
    Chapeau!

     — Reply
  2. Caro Gesualdo,
    mi occupo di fitopatologia da 30 anni e posso dirle che sono allibito dalle stupidaggini che ha scritto quando ci ha messo del suo nelle conclusioni.
    Mi dia retta: lasci perdere e si occupi di argomenti che conosce.
    Eviti di fare il ginecologo, il vulcanologo o il fitopatologo.
    Lasci questi campi al medico, al geologo e all’agronomo.
    Fiorenzo Pandini

     — Reply
  3. Gli antibiotici sono vietati in agricoltura ( e questo lo sanno gli studenti del 2° anno delle facoltà di scienze agrarie) e la dendrochirurgia è stata sconfessata da Alexander Shigo 30 anni fa.
    Evitiamo di scrivere stupidaggini quando non si sa di cosa si parla.
    La fitopatologia è una scienza che ha figure professionali riconosciute competenti dalla legge e dal proprio ordine professionale.
    Evitiamo di scrivere stupidaggini.

     — Reply