Aldrovandi. Dopo il sit-in del Cosip trasferito il questore di Ferrara. 

Il questore Mauriello viene trasferito. Patrizia, la madre di Federico Aldrovandi: “ Il dolore procurato è cosa degna di essere valutata”. Sul web gira l’appello per chiedere il licenziamento dei poliziotti condannati.

Il 27 marzo scorso alcuni poliziotti, appartenenti alla sigla sindacale del Cosip, inscenarono un sit-in a Ferrara, a pochi metri dal Comune e dagli uffici in cui lavora Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi.
Federico Aldrovandi è stato ucciso il 25 settembre del 2005 da quattro poliziotti, condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione, per “eccesso colposo in omicidio colposo”, dove la Corte di Cassazione ha confermato la condanna.

Gli esponenti della polizia presenti il fatidico 27 marzo avrebbero voluto dimostrare la loro solidarietà ai 4 colleghi condannati, Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, per l’omicidio Aldrovandi. Si è trattato di un sit-in autorizzato dall’ormai ex questore di Ferrara, Luigi Mauriello e il cui scopo era quello di chiedere delle pene alternative al carcere. Proprio Mauriello, entro il 2 maggio prossimo, verrà trasferito all’ufficio centrale ispettivo del dipartimento di Pubblica Sicurezza. Il suo trasferimento, a quanto pare, sarebbe strettamente collegato con la vicenda del sit-in. Infatti, nei giorni successivi alla protesta, il Ministro Cancellieri, ha inviato a Ferrara, tre ispettori ministeriali per indagare sulla vicenda.

A sostituire Mauriello è in arrivo Orazio D’Anna, attuale questore di Chieti, 54 anni, di Acireale, per quattro anni questore vicario di Milano, dapprima presso il Reparto mobile, poi funzionario dell’Ordine pubblico, quindi alla direzione di diversi commissariati.

Nel frattempo Patrizia Moretti dichiara: “qualche valutazione ci dovesse essere dopo un’ispezione è nell’ordine delle cose. Sicuramente se quella manifestazione non fosse stata fatta in quel posto avrebbe risparmiato delle sofferenze a me e tanta parte della società civile. Il dolore procurato è cosa degna di essere valutata”.
“Io non voglio più entrare in nessuna polemica e non conosco le regole interne delle istituzioni – prosegue la mamma del ragazzo ucciso nel 2005 – ma sicuramente credo che i funzionari che si trovano nella posizione di poter gestire queste cose abbiano la possibilità e forse il dovere di fare valutazioni anche di sensibilità umana che in questo caso non sono state fatte, poiché oltre al sit-in, il Coisp ha girato per un mese con il camper” per le vie della città emiliana allo scopo di esprimere vicinanza ai 4 agenti condannati in via definitiva.

Appello sul web
Sul web gira un appello per il licenziamento definitivo dei quattro poliziotti condannati.
Si legge: “Alla luce della sentenza, chiediamo:
che i quattro poliziotti, condannati ora in via definitiva, vengano estromessi dalla Polizia di Stato, poiché evidentemente non in possesso dell’equilibrio e della particolare perizia necessari per fare parte di questo corpo; che venga stabilito in maniera inequivocabile che le persone condannate in via definitiva, anche per pene inferiori ai 4 anni, siano allontanate dalle Forze dell’Ordine, modificando ove necessario le leggi e i regolamenti attualmente in vigore; che siano stabilite, per legge, modalità di riconoscimento certe degli appartenenti alle Forze dell’Ordine, con un numero identificativo sulla divisa e sui caschi o con qualsivoglia altra modalità adeguata allo scopo; che venga riconosciuto anche in Italia il reato di tortura – così come definita universalmente e identificata dalle Nazioni Unite in termini di diritto internazionale – applicando la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura e le altre pene o trattamenti inumani, crudeli o degradanti, ratificata dall’Italia nel 1988.”

L’obbiettivo delle 50mila firme da raggiungere è solo uno degli scopi della petizione. Nascosto dietro l’intento c’è qualcosa di più profondo e cioè evitare che sulla vicenda cali il silenzio, che si spengano i riflettori senza che la verità venga alla luce.

In fondo, come si legge sulla pagina ufficiale Facebook di Federico Aldrovandi: “chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente” [B.Brecht]

Nicola Gesualdo

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