Viktor Orbán all’Eurovision con una canzone sul muro

Chiudete gli occhi e immaginate la scena. Il Premier ungherese, Viktor Orbán che canta una canzone sulla costruzione del muro, annunciato pochi giorni fa dal Ministro degli Esteri, Péter Szijjártó. Cosa avrà da cantare a noi “occidentali liberal terroristi” il Signor Orbán? Con lo sguardo severamente corrucciato da cui trabocca quell’emozione tipica del padre di famiglia in pena per i suoi figli, Orbán è chiamato a spiegare le ragioni di una scelta difficile, l’innalzamento di un muro lungo 175 km e alto 4 m. Un male necessario che dividerà il Paese dalla Serbia-serbatoio di immigranti e proteggerà i patri confini da un’emergenza che l’Unione Europea non è in grado di recepire. Perché costruiamo il muro, bambini miei, bambini miei? Perché costruiamo il muro? Perché costruiamo il muro? Costruiamo il muro per mantenerci liberi, ecco perché costruiamo il muro. Costruiamo il muro per mantenerci liberi.

“Quest’anno manderemo Viktor Orbán all’Eurovision”, così Hatalomhatalom, (poterepotere in ungherese), un blog satirico attivo da pochissimi mesi, ha lanciato un video cartoon su YouTube che, grazie alla sua graffiante ironia, ha conquistato il web. Hatalomhatalom critica duramente la retorica di Orbán e le sue politiche denigratorie portando in rassegna tutti i simboli della propaganda a trazione Fidesz: comunisti, Unione Europea, tasse, Ferenc Gyrcsány (l’ex Premier socialista), tutti grottescamente simboleggiati da alcuni personaggi di Star Wars. E naturalmente non mancano gli immigrati che Orbán agita a mo’ di marionette al fine di trarne vantaggio elettorale, così come fanno allo stesso modo numerose forze politiche continentali, non solo conservatrici, in un’Europa che di giorno in giorno si aggrava di populismonite acuta.

Come il muro ci manterrà liberi? Il muro mantiene i nemici lontano e noi costruiamo il muro per mantenerci liberi, ecco perché costruiamo il muro. Costruiamo il muro per mantenerci liberi.

Certamente per gli amanti della buona musica un populismo così sarebbe un vero toccasana, se non per lo stomaco almeno per le orecchie. A chi non piacerebbe vedere il proprio Primo Ministro sfoggiare certe doti canore esibendosi di gran classe in un brano in pieno stile folk americano? Ovviamente non è questo il caso di Orbán, nemmeno nella pittoresca versione propostaci da Hatalomhatalom. La canzone è infatti opera del genio di Anaïs Mitchell ed è contenuta in un disco del 2010, Hadestown, un concept che ricalca la storia di Orfeo e Euridice. Eppure il testo, senza nemmeno l’ombra di un ritocco, calza a pennello e descrive con incredibile precisione una retorica ormai dilagante nella politica del vecchio continente. Se la musica come nessun’altra arte è in grado di renderci più consapevoli circa la realtà che ci circonda, questa è la volta buona che da qualche scaffale polveroso delle nostre case esca fuori The Wall.

Federico Preziosi, corrispondente Ungheria

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