Un documentario su come il Pkk combatte l’Isis

Il canale Tv francese “FRANCE 24″ divulga un documentario sul Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, nel bel mezzo di una guerra  contro l’esercito turco e lo Stato Islamico (Isis).
Per gli Stati Uniti e l’Unione Europea, i curdi sono terroristi. In realtà i combattenti del PKK stanno conducendo una guerra su due fronti, tra la Turchia e l’Iraq. Nel documentario ci sono le testimonianze di diversi membri del gruppo nella loro roccaforte dei monti Qandil, nel nord dell’Iraq.

Ma il Pkk cos’è? E’ un movimento politico clandestino armato, sostenuto dalle popolazioni di etnia kurda ubicate soprattutto nel sudest della Turchia, ma anche in alcune zone irachene, iraniane e siriane. Inizialmente ispirato dai principi marxisti-leninisti, attualmente il PKK sembra aver intrapreso una strada affine ai principi libertari, in particolare ha mostrato interesse verso il municipalismo libertario di Murray Bookchin, il femminismo e l’ecologia. Tale evoluzione è attribuibile al lavoro sviluppato anche dal leader storico del movimento Abdullah Ocalan, che quantunque da anni sia recluso nelle prigioni turche sta contribuendo a guidare il cambiamento del Partito dei Lavoratori verso un’idea maggiormente autonomistica anzichè indipendentista, realizzabile attraverso l’attuazione dei principi del Confederalismo democratico, uno strumento di organizzazione dal basso volto a far partecipare direttamente tutta la popolazione alle decisioni politiche, partendo dai consigli di villaggio fino ad arrivare ai consigli di regione.

Ma perché un movimento armato? 

Dopo il golpe militare turco del 1980, tutte le forze di opposizione furono ridotte al silenzio da una feroce repressione. Il PKK, come gli altri partiti, fu pesantemente attaccato: tra il 1980 e il 1983 furono eseguite 89 condanne a morte, centinaia di militanti furono arrestati e migliaia vennero indagati per “cospirazione”. Terminata la dittatura militare, nel 1984 la Turchia ritornò ad un governo solo formalmente democratico, visti i pesanti condizionamenti esercitati dalle forze militari. A questo punto il PKK prese le distanze dagli altri partiti democratici curdi indipendentisti (PDK e UPK) e scelse la via della resistenza armata clandestina.

Il PKK cominciò ufficialmente la lotta armata il 15 agosto 1984. Dopo 9 anni di combattimenti, nel 1993, il movimento si dichiarò disponibile ad una tregua, d’intesa con il PDK e l’UPK, in cambio di un negoziato per la pace e l’autonomia del Kurdistan. Nonostante ciò, il governo turco decise di intensificare la repressione del PKK e del popolo curdo.

Oggi, la Turchia del Presidente Erdogàn, viene accusata da parte dei curdi e del governo di Damasco di continuare a prestare aiuto logistico e non solo ai miliziani del Califfato (Isis). Sembra chiaro l’atteggiamento del dittatore Erdogàn, pur di veder soccombere i curdi, sembra stia facendo di tutto, addirittura appoggiare i terroristi dell’Isis. In tutto ciò, l’aspetto più preoccupante è il ruolo internazionale che ha oggi la Turchia. All’inizio di questa settimana, a seguito della strage di Parigi, il G20 (forum dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche central) si è tenuto proprio in Turchia, oggi considerata una forte alleata dell’occidente.

Negli ultimi tre decenni il PKK è stato in guerra contro il regime turco. Dopo una tregua di tre anni, il conflitto si è riacceso, nell’estate del 2015, quando l’esercito turco ha lanciato una campagna di bombardamenti contro obiettivi del PKK.
Soltanto dopo gli attacchi di Parigi, qualcuno incomincia a parlare del PKK e dei curdi in generale come unica forza che è realmente in guerra contro i jihadisti dell’Isis, in particolare nella regione di Sinjar nord dell’Iraq, proprio come i soldati peshmerga, le forze curde irachene.
In questo documentario i giornalisti hanno seguito i combattenti curdi da una base all’altra in tutto l’Iraq per vedere come vivono, come si allenano e come si preparano a combattere. Viene descritto un movimento di guerriglia con i principi marxisti, che permette alle donne di svolgere un ruolo chiave e perseguendo un solo obiettivo: l’autonomia per tutti i curdi.

Add your comment

XHTML : You may use these tags : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled website. To get your own globally-recognized avatar, please register at Gravatar.com