Ugo Forno: 75 anni fa nasceva l’ultimo caduto della Resistenza romana

Il 4 giugno 1944 la città di Roma veniva liberata, dopo ben 271 giorni di occupazione nazi-fascista, dalle truppe anglo-americane sbarcate ad Anzio il 22 gennaio precedente. Tutti noi abbiamo in mente le immagini dei soldati a stelle e strisce che entrano trionfanti nella Città Eterna, tramite la via Appia e la via Casilina, e vengono accolti come dei veri e propri eroi dalla popolazione locale.

Durante la Resistenza romana, però, fu molto importante, se non decisivo, anche il contributo dato dagli stessi cittadini. Uomini e donne, sia anziani che giovani, furono in prima linea contro il nemico fin dai primi giorni immediatamente successivi alla battaglia di Porta San Paolo, che si svolse dall’8 al 10 settembre 1943.

Nei mesi seguenti, inoltre, furono queste semplici persone che cercarono, in vari modi, di resistere e boicottare quotidianamente tutte le azioni che le truppe di Hitler svolgevano nelle vie e nei quartieri di Roma.

Parecchi di questi individui, manco a dirlo, pagarono con la vita la loro resistenza alla violenza nazi-fascista che non risparmiò alcun tipo di repressione pur di mettere a tacere qualsiasi forma di dissenso che si alzava contro le truppe di occupazione. Tra i vari caduti ricordiamo la figura di Ugo Forno che, all’epoca dei fatti, era un ragazzino di appena 12 anni.

Vogliamo parlare di questo personaggio perchè proprio oggi, 27 aprile 2017, Ugo compirebbe 75 anni essendo nato il 27 aprile 1932. Uso il condizionale perchè Ugo Forno è stata l’ultima vittima della Resistenza romana, morto la mattina del 5 giugno 1944 ucciso da uno degli ultimi gruppi di nazisti in fuga dalla città di Roma che, oramai, era libera.

In quella mattinata di inizio giugno Ughetto, così venivano soprannominato da parenti e conoscenti, decise di andare incontro agli Alleati che stavano entrando in città tra mille problemi. Per arrivare in centro, il ragazzo doveva attraversare mezza Roma visto che abitava nella zona del quartiere Trieste, per essere precisi a via Nemorense 15.

Poco dopo essere uscito di casa, quando si trovava all’altezza di Piazza Vescovio, Ugo Forno sentì, da alcune persone, che un gruppo di tedeschi stava minando il ponte di ferro sul fiume Aniene per farlo saltare in aria. A quelle parole Ughetto decise, senza esitazione, di tornare a casa per prendere un fucile e delle cartucce che, nei giorni precedenti, aveva trovato nella zona di Villa Ada.

Una volta prese le armi, il giovane andò ad incontrarsi con altri cinque ragazzi della zona in una casa situata in vicolo del Pino. Da lì, tutti assieme, partirono e si andarono a piazzare su un’altura della zona da cui vi era un’ottima visuale del ponte di ferro e da cui si potevano vedere chiaramente tutti i movimenti dei soldati nazisti che lo stavano minando. Una volta arrivati, e trovata la posizione migliore, i cinque giovani cominciarono a sparare contro i tedeschi.

Gli stessi nazisti vennero presi un pò alla sprovvista da quel fuoco inatteso e, visto che gli Alleati si stavano avvicinando velocemente alla zona, decisero di abbandonare la loro azione di sabotaggio. Durante la ritirata, però, spararono tre colpi da un mortaio che si erano portati dietro.

Il terzo colpo, assieme ad alcune schegge, raggiunsero Ughetto in alcune parti del corpo, due al petto ed una alla testa, risultando mortali. Ugo Forno infatti morì poco dopo, a mezzogiorno e qualche minuto, per le ferite riportate.

La sua morte, però, non fu vana. I tedeschi, infatti, furono costretti a scappare e non riuscirono a far saltare in aria uno dei ponti di collegamento più importanti di tutta la città di Roma che, ancora oggi, viene usato dai treni ad alta velocità che vanno in direzione di Firenze.

Assieme ad Ugo Forno, quella mattina, perì anche Francesco Guidi: un altro dei cinque giovani che avevano preso parte all’azione di sabotaggio. Luciano Curzi, invece, fu ferito ad una gamba mentre a Sandro Fornari gli si staccò un braccio.

A Ugo Forno, il più giovane ed ultimo caduto della Reistenza romana durante la seconda guerra mondiale, è stato dedicato il ponte ferroviario sull’Aniene che egli, con la sua azione, ha contribuito a salvare. Tutto questo è avvenuto con una cerimonia che si è svolta il 5 giugno 2010 per il 66esimo anniversario della morte del ragazzo.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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