UE: i 60 anni dei Trattati di Roma tra molte domande e poche certezze

Il 25 marzo 1957 venivano firmati, presso la sala degli Orazi e dei Curazi del Palazzo dei Senatori al Campidoglio, quelli che sono passati alla storia come i “Trattati di Roma“. Con tale firma si diede vita a quello che era il primo embrione dell’attuale Unione Europea: la CEE ( Comunità Economica Europea).

Insieme alla CEE veniva istituita, contemporaneamente, anche la Comunità Europea dell’Energia Atomica, la CEEA o Euratom. Tale organizzazione, ancora oggi esistente, ha lo scopo di coordinare i programmi di ricerca, portati avanti dagli stati membri, riguardanti l’energia nucleare al fine di “assicurare un uso pacifico della stessa“.

Sabato prossimo, 25 marzo 2017, saranno passati 60 anni esatti da quel giorno. Un lungo lasso di tempo durante il quale il Vecchio Continente è cambiato molto e oggigiorno, a seguito del Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992, vi è quella che è conosciuta come Unione Europea (UE): una vera e propria organizzazione politica ed economica a carattere sovranazionale. I paesi che fanno parte della stessa UE, ad oggi, sono 28; molto presto, però, diminuiranno a 27 visto il voto referendario, conosciuto col nome di “Brexit“, tenutosi il 23 giugno 2016 in Gran Bretagna che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’UE.

Tale organizzazione però, soprattutto negli ultimi tempi, ha rispecchiato davvero quei valori democratici che si pensava di conferirle con la stipula dei Trattati di Roma 60 anni fa? I dubbi, al riguardo, sono molti e le ombre continuano ad aumentare sempre di più.

Le politiche di austerity avviate nel 2008, anno di inizio dell’ultima crisi globale, stanno mettendo ancora a dura prova i circa 500 milioni di cittadini dell’Unione. Oramai non conta più la dignità ed il bisogno della gente per far sì che un paese, come ad esempio la Grecia, possa ottenere qualche aiuto economico per salvarsi dalla bancarotta senza dover sottostare a terribili e inflessibili ricatti dai piani alti.

Per i signori del Parlamento e della Commissione europea, i due più importanti organi rappresentativi dell’UE, è fondamentale che ogni paese rispetti determinati parametri economici fino all’ultimo centesimo. Poco importa poi se, per rispettare tali vincoli, i paesi debbano adottare misure di austerità e imporre tagli sociali di varia natura che colpiscono in prima persona gli stessi cittadini di quello stato, soprattutto coloro che fanno parte delle classi sociali meno abbienti. Poco importa se queste misure anti-austerità mandino moltissima gente sul lastrico e le impediscano di arrivare a fine mese o di assicurarsi un futuro tranquillo.

Nel 1957 la CEE nasceva, almeno stando alle parole dei cosiddetti “padri fondatori“, per garantire pace, stabilità ed un futuro tranquillo dopo un periodo che aveva visto i paesi europei, e non solo, combattersi e scontrarsi senza esclusione di colpi durante il secondo conflitto mondiale. Dopo anni di divisioni e di ombre si cercava di unire le proprie forze per affrontare, in maniera democratica ed egualitaria, tutti i problemi che il mondo poneva quotidianamente.

Tutte queste sono rimaste semplici parole al vento visto che in una Europa, a dettare le regole sono determinati paesi più solidi strutturalmente, ad esempio la Germania della cancelliera Angela Merkel. Inoltre, un ruolo molto importante lo ricoprono anche le banche che, grazie al lavoro dei loro portavoce, cercano di aumentare i guadagni e gli interessi di determinati gruppi.

Questa situazione, purtroppo, nell’epoca attuale ha permesso a molti partiti estremisti, che portano avanti determinati ideali come chiusura, sovranità nazionale e paura del diverso, di tornare prepotentemente alla ribalta. In alcuni casi poi, questi stessi estremismi, sono riusciti ad arrivare al potere tramite elezioni o rischiano di diventare una forza politica di un certo peso in alcune zone d’Europa.

Per contrastare tutto ciò lo stesso 25 marzo è stata indetta, a Roma, una grande manifestazione nazionale dai movimenti, le organizzazioni ed i territori per il NO sociale che, per l’occasione, hanno dato vita ad una vera e propria piattaforma conosciuta come “Eurostop“. Il corteo partirà alle ore 14 da Porta San Paolo, uno dei luoghi simbolo della Resistenza romana durante l’occupazione nazi-fascista della Città Eterna, ed arriverà in piazza Bocca della Verità.

La marcia tenterà di far sentire la propria voce di dissenso ai vari capi di stato e di governo europei che si riuniranno a Roma per festeggiare l’anniversario dei Trattati del 1957 e dirci, ancora una volta, che le misure adottate fin qui per affrontare la crisi globale sono le uniche possibili.

Tutto questo avviene in un clima di forte tensione, vera e propria paura. Da alcuni giorni infatti, grazie al lavoro certosino dei media nostrani, è in atto una vera e propria campagna di terrorismo mediatico: le testate nazionali non fanno altro che parlare di possibili scontri che si verificheranno durante la giornata di sabato 25 marzo tralasciando, ancora una volta senza se e senza ma, il perchè è stata indetta una manifestazione del genere e altre tematiche assai importanti sull’argomento.

La stessa città di Roma subirà, in quelle ore, una vera e propria chiusura in nome di quella sicurezza che, appena possibile, viene sbandierata e usata come scusa dai politici per attuare forme di controllo alquanto repressive. E’ prevista, ad esempio, l’abolizione temporanea di Schengen, l’accordo firmato nel 1985 che permette la libera circolazione dei cittadini UE all’interno delle frontiere dei 27 stati membri senza controlli.

Sarà inoltre ingente la presenza di forze dell’ordine, artificieri e tiratori scelti. Se questa Unione Europea finora, almeno stando alle parole dei potenti, ha fatto così bene il suo lavoro sorge una domanda: perchè chiudersi ancora una volta nella zona rossa di turno, che per l’occasione saranno due e verranno divise in zona blu (inaccessibile) e zona verde ( che avrà la funzione di “zona cuscinetto“), e militarizzare una città come Roma per un evento “di festa“?

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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