Turchia. E’ notte fonda per la democrazia

Istanbul, in Turchia, il Primo Maggio non è stato un giorno di festa. Avrebbe voluto esserlo ma non lo è stato, e forse non poteva nemmeno essere diversamente dopo che il governo di Erdogan il mese scorso ha dato più poteri alla polizia per permettere di mantenere l’ordine pubblico e la sicurezza ai cittadini. Dato che le elezioni di giugno ormai incombono, è sembrato per molti anche un modo per intimidire ogni dissenso organizzato contro il partito di governo, l’Akp di Erdogan, accusato di voler costruire un vero e proprio Stato di polizia dato che l’obiettivo della legge sarebbe proprio quello di limitare le manifestazioni dell’opposizione. Basti pensare che la nuova legge sulla sicurezza interna consente alla polizia il diritto di arrestare una persona e detenerla per 48 ore anche solo se si pensa che abbia potuto prendere parte a un “reato collettivo”. Si tratta di un enorme potere concesso alla polizia dato che prima a prendere questa decisione poteva essere solo la magistratura. Ma non solo, con la nuova legge la polizia ha anche il potere di decidere perquisizioni senza previa autorizzazione da parte di un giudice, e potrà persino effettuare intercettazioni senza nessuna autorizzazione da parte del tribunale, nei fatti un potere immenso che secondo molti Erdogan vorrebbe utilizzare per sopprimere la democrazia turca.

E la prova dei fatti la si è avuta proprio al Primo Maggio a Istanbul, dove una grande folla come tradizione è scesa in piazza. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere una manifestazione che era partita dal quartiere di Besiktas e tentava di raggiungere piazza Taksim. Secondo Al Jazzera il governatore di Istanbul, Vasip Sahin, avrebbe motivato l’azione degli agenti di sicurezza lamentando che la piazza non sarebbe stata “adeguata ad accogliere la manifestazione“, una spiegazione che per molti suona solo come una scusa, nemmeno così brillante.  Non solo, la polizia avrebbe anche arrestato, secondo il quotidiano Hurriyet, almeno 136 manifestanti.

Quello che in molti non sembrano capire è che in Turchia è la democrazia stessa ad essere stata messa in pericolo. Con l’entrata in vigore della nuova legge la polizia ha acquisito infatti anche l’autorità di usare armi da fuoco contro coloro che “usano o tentano di usare bombe molotov, oltre a dispositivi esplosivi, infiammabili, bombe incendiarie o altre armi’‘ senza più i limiti precedenti. Non solo, la polizia turca considererà anche fionde, fuochi d’artificio e palline di ferro come vere e proprie armi, e chi verrà trovato in loro possesso rischierà fino a quattro anni di carcere. Ma il governo Erdogan vuole davvero punire in particolare anche solo il dissenso, e infatti chiunque verrà trovato in piazza con emblemi o bandiere di una organizzazione considerata “illegale” rischierà fino a tre anni di carcere, mentre chiunque si travisi il volto in piazza ne rischierà fino a cinque. Del resto la festa del Primo Maggio era stata dichiarata illegale in Turchia sin dal 1980, ed è stata poi riammessa solamente nel 2009; tutto questo avviene in un paese, la Turchia, che si rifiuta ancora oggi nel 2015 di riconoscere il genocidio degli armeni, e soprattutto che ormai da anni sta subendo una vera e propria involuzione autoritaria senza che l’Occidente prenda le distanze da quanto accade.

Laureato in Storia Contemporanea, ha da sempre coltivato una viva passione per la scrittura e per il giornalismo. Appassionato di politica estera partecipa sin dagli inizi al progetto di “Oltremedia” .

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