Ttip: intervista a Francesco Paniè della campagna “Stop Ttip Italia”

Sabato scorso circa 30.000 persone sono arrivate a Roma da tutta Italia per partecipare al corteo contro la stipula del Ttip, l’accordo euro-americano di libero scambio per creare un vero e proprio mercato senza tassi doganali tra le due sponde dell’Atlantico. Nonostante la grande quantità di persone giunte nella Capitale, per far sentire la loro voce al riguardo, il Parlamento Europeo non sembra tenere troppo in conto queste critiche.

Il prossimo 13 maggio, infatti, è stata convocata una sessione straordinaria del Consiglio Europeo a Bruxelles in cui si discuterà su come accelerare i negoziati su questo accordo per arrivare, nel minor tempo possibile, alla firma finale. Tutto questo, però, potrebbe non bastare visto che aumentano sempre di più, tra gli stessi parlamentari europei, le file di coloro che sono contrari o almeno iniziano ad avere più di qualche dubbio riguardo tale vicenda.

Alcuni giorni fa abbiamo intervistato Francesco Paniè, uno dei coordinatori nazionali della campagna “Stop Ttip Italia, per chiedergli dettagli sul trattato che, almeno finora, è stato portato avanti nel massimo della riservatezza sia dalle istituzioni europee che da quelle americane.

1) Quali sono state le tappe fondamentali del processo, che stanno portando avanti America ed Europa, per arrivare alla firma del Ttip?

Il processo prevede incontri a porte chiuse tra i negoziatori della Commissione Europea e del governo degli Stati Uniti. In queste trattative, iniziate nel luglio 2013 e giunte la tredicesimo round lo scorso 29 aprile, gli esperti delle due sponde dell’Atlantico cercano il modo di rendere sempre più uniformi i rispettivi approcci alla regolamentazione. La speranza è di raggiungere un accordo entro il 2016, prima che le elezioni negli USA spostino la scadenza più avanti. Ma molti osservatori sono convinti che sarà difficile: vi sono troppe questioni irrisolte sul tavolo negoziale, mentre sta crescendo giorno dopo giorno l’opposizione pubblica al Ttip“.

2) Ci spieghi, più approfonditamente di quanto facciano i media, cosa è questo Ttip?

” Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo bilaterale sul commercio e gli investimenti, che USA e UE vorrebbero stringere con lo scopo di creare una grande area di libero scambio che faciliti le rispettive esportazioni di prodotti e servizi. Se i due blocchi convergessero sotto un unica cornice di regole condivise, verrebbero coinvolti 800 milioni di consumatori, che producono oltre il 40% del PIL mondiale. Un accordo come il Ttip è funzionale a specifici interessi: quelli delle grandi imprese multinazionali, le quali premono sui negoziatori per ottenere un abbassamento dei regolamenti che ostacolano il commercio“.

3) Perchè siete totalmente contrari ad un trattato del genere? quali conseguenze potrebbe avere sull’economia europea?

Secondo gli studi finanziati dalla Commissione Europea, basati su modelli econometrici piuttosto semplici, il Ttip porterebbe ad un trascurabile aumento del PIL europeo dello 0,5% al 2027. Secondo l’analisi indipendente della Tufts University, invece, basato su un modello più complesso adottato anche dalle Nazioni Unite, si rischiano di perdere 600 mila posti di lavoro. Non solo: buona parte del commercio tra stati dell’Europa verrebbe ri-orientato verso gli Stati Uniti. Il problema è che la maggior parte delle piccole e medie imprese italiane non ha la forza di esportare al di là dell’Atlantico, e vedrebbe crollare le proprie possibilità di business. Ma vi sono anche molte altre preoccupazioni, che abbiamo più volte sollevato come Campagna Stop Ttip-Italia. L’armonizzazione dei sistemi normativi tra USA  e UE per facilitare il commercio rischia infatti di trasformarsi in un complesso al ribasso per tutti gli aspetti della nostra vita. Il principio di precauzione, che informa la normativa europea, non esiste negli Stati Uniti. In Europa qualsiasi sostanza o prodotto che possa nuocere alla salute, qualsiasi tecnica industriale che potrebbe violentare l’ambiente, viene sottoposta a valutazioni preventive. Se vi sono margini di rischio, non può accedere al mercato ( nel caso dei prodotti e delle sostanze) o essere praticata ( nel caso di un processo industriale). La convergenza delle normative per facilitare gli scambi, per noi significa una sola cosa: abbattimento di tutti i regolamenti e gli standard che tutelano salute, ambiente, lavoro e servizi pubblici. Non per niente, sul tavolo del Ttip -lo abbiamo scoperto grazie ai leaks di Greenpeace- vi sono le richieste Usa di aprire un canale di importazione degli OGM per il consumo umano, smantellare il divieto europeo alla sperimentazione animale nella cosmetica, alzare le soglie per i residui di pesticidi nel cibo e molto altro. I negoziatori, ad esempio, sono intenzionati a spalancare alla privatizzazione tutti i servizi pubblici, ma anche a creare un sistema di tribunali privati costruiti su misura per le imprese multinazionali. Esse, con il Ttip in vigore, potrebbero citare in giudizio uno Stato se approvasse normative che minacciano i loro profitti. Queste corti di arbitrato internazionale sono precluse al pubblico ed emettono sentenze inappellabili, che spesso e volentieri obbligano gli Stati a risarcire le aziende per centinaia di milioni o addirittura miliardi di dollari. Questo ricatto per noi è inaccettabile: una azienda non deve avere il potere di denunciare uno Stato presso un tribunale speciale che non considera le ricadute sociali e ambientali di una legge, ma solo i problemi che essa può dare al mercato. Vogliamo che la ripubblicizzazione di un servizio o una regolamentazione più stringente in materia di ambiente e salute possa essere decisa senza il timore di dover pagare sanzioni alle aziende estere“.

4) Quale è stato il comportamento dei politici italiano rispetto al Ttip? 

Credo che il 95% non ne sappia nulla, né che gli interessi saperne di più. Il governo Renzi si è detto completamente favorevole ad ogni accordo di libero scambio, senza motivare la sua posizione. I politici europei, inoltre, hanno un limitato accesso ai testi negoziali, che possono consultare in alcune sale di lettura rigidamente controllati e senza poterli stampare o fotografare. Il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha dichiarato che l’Italia non rinuncerà alla sicurezza alimentare. Eppure il Ttip, che il suo presidente appoggia incondizionatamente, prevede un abbattimento delle tutele per le indicazioni geografiche. I marchi  DOP e DOC, che servono a certificare le eccellenza del nostro paese, potranno essere copiati da prodotti statunitensi a basso costo, generando una concorrenza pericolosissima per il “made in Italy”. Stesso discorso su pesticidi e OGM. Sebbene siano a pieno titolo sul tavolo dei negoziati, il Ministro non ha puntato i piedi come ci si sarebbe aspettato. Eppure l’enorme maggioranza degli italiani non vorrebbe mangiare alimenti geneticamente modificati, né imbottiti di sostanza chimiche oggi proibite“.

5) Se lo aspettava che, sabato scorso, ben 30.000 persone, provenienti da numerose zone d’Italia, scendessero in piazza a Roma per mostrare il loro dissenso contro un trattato del genere?

” Sinceramente no. Credevo che avremmo costruito una grande manifestazione, ma non pensavo che sarebbe stata così partecipata. Questo significa che le persone hanno interesse a capire anche temi complessi come il Ttip, e capiscono la portata di simili accordi negoziati in segreto e senza tenere conto della vita dei cittadini. Siamo felicissimi che la manifestazione sia riuscita in pieno, ma ora torniamo a lavorare sodo perché finché non fermeranno i negoziati non ci fermeremo. Siamo risoluti e documentati, sappiamo che questo accordo non sarà mai nell’interesse delle persone, ma soltanto di grandi gruppi industriali e finanziari che hanno tutto l’interesse a comprimere i diritti dei popoli per estendere la loro influenza economica

6) Come intendete portare avanti la vostra battaglia per cercare di fermare definitivamente un accordo come il Ttip?

Coordinandoci con le campagne ” Stop Ttip” attive negli altri stati dell’Unione Europea e dialogando con gli oltre 50 comitati locali nati nel nostro paese con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica a livello territoriale. Ci aspettano giorni cruciali: dopo l’assist di Greenpeace, che il 2 maggio scorso ha desecretato 248 pagine di testi riguardanti il Ttip, l’opinione pubblica è in fermento. Cercheremo di convogliare questa voglia di cambiamento in azioni pratiche: abbiamo una petizione web che serve a chiedere una reazione da parte delle amministrazioni locali (http://www.progressi.org/fuorittip) e un sito da cui scaricare il testo della mozione che serve a far esprimere il proprio dissenso ai Consigli comunali e regionali (https://stop-ttip-italia.net/zone-no-ttip/)”.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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Comments

  1. comunque al TTIP la Commissione ha dedicato un account twitter … https://twitter.com/EU_TTIP_team?lang=it

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