Trump e la provocazione israeliana. Intervista a Salameh Ashour

By Nicola Gesualdo
On 8 dicembre 2017 At 22:03

Category : Oltre confine
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Il presidente statunitense, Donald Trump, ha annunciato che l’ambasciata americana in Israele sarà trasferita da Tel Aviv a Gerusalemme, senza per ora indicare i tempi. Inoltre ha affermato: “E’ il momento di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele. E’ la cosa giusta da fare”.

Se il Presidente Netanyahu esulta, da molti queste dichiarazioni vengono viste come un gesto irresponsabile e provocatorio nei confronti dei palestinesi e, in generale, contro l’intero mondo arabo.

Abbiamo intervistato il Rappresentante della Comunità Palestinese a Roma, Salameh Ashour, il quale esprime la propria preoccupazione per quanto successo.

“Tutti siamo tenuti a osservare e difendere la pace nel mondo. La questione palestinese, che va avanti da 70 anni, ormai conosciuta e risaputa, dovrebbe essere considerata a tutti i governi  con molta avvedutezza proprio per evitare l’inasprirsi della tragedia che attanaglia la  Palestina. La vittima di tutto ciò è il popolo palestinese, perché il progetto sionista di realizzare la grande Israele sui territori palestinesi non si ferma. Abbiamo cominciato a resistere in tantissimi territori, dopo tante guerre e risoluzioni dell’Onu, che riconoscevano dei diritti ai palestinesi ed hanno individuato     in Israele il responsabile di quel che accade in terra palestinese.
Abbiamo siglato gli accordi di Oslo, ma questi accordi prevedevano che Israele dovesse ritirarsi dai territori occupati nel 1967, dove dovrebbe sorgere lo stato della Palestina con capitale Gerusalemme est con  le sue chiese e le sue moschee. Questo è ciò che prevede la risoluzione 242 dell’Onu, ma Israele ha condotto le trattative conseguenti agli accordi in maniera furba, con disonestà, al solo fine di guadagnare tempo, per distruggere nel frattempo, per limitarci alla sola Gerusalemme i quartieri palestinesi e sostituirli con quelli ebraici. Così ha operato  anche in Cisgiordania. Un esempio: la confisca di vasti territori, in cui ha creato tante colonie illegittime.
La politica internazionale, anche quella dei paesi europei, si è sempre appiattita sulla politica americana e l’amministrazione americana non ha mai avuto il coraggio, o per paura delle lobby sioniste oppure perché d’accordo con Israele, di cercare realmente di creare  le condizioni per la pace, contrastando le malefatte e le illegalità dallo Stato israeliano.
Infatti oggi il 62% del territorio della Cisgiordania è sotto le colonie israeliane, sotto il potere israeliano.
Con Trump Presidente degli Stati Uniti, l’amministrazione USA ha registrato un’ampia presenza di fanatici pro Israele, ed invece di cercare di tamponare le volontà di Israele, asseconda il governo di Netanyahu.
Purtroppo queste decisioni non faranno altro che acuire la violenza, perché da una parte c’è il popolo palestinese che non accetta l’occupazione, ma dall’altra parte c’è Israele che non ha mai fatto alcun passo verso la pace. Penso che tutti i popoli hanno il diritto di resistere, con qualunque mezzo per avere giustizia. I popoli arabi non possono accettare il progetto di Israele di distruggere la moschea per creare il tempio di Salomone.
Tutto ciò crea davvero una frattura difficile da ricucire, nonostante ci sia una parte di cittadini israeliani che vorrebbe la pace, come ad esempio tanti i soldati israeliani  che rifiutano di effettuare il loro  servizio nei territori occupati per non perpetrare la violenza nei confronti degli arabi.
Trump ha fatto un atto irresponsabile, contro la legalità internazionale e gli accordi sottoscritti,soffiando verso l’estremismo e il fanatismo.
Se la comunità internazionale non interverrà per fermare l’irresponsabile decisione di Trump , facendosene così complice, sarà anch’essa responsabile delle conseguenze”

Dello stretto legame tra Trump e Israele se n’è avuta certezza il giorno stesso delle elezioni, quando il Presidente israeliano Netanyahu festeggiava e il ministro dell’Educazione e leader del partito di destra religiosa ‘Focolare ebraico‘, movimento dei coloni, Naftali Bennet commentava così la vittoria di Trump: “E’ finita l’era dello Stato palestinese. La sua vittoria è una formidabile occasione di Israele per annunciare l’immediata revoca del concetto di uno Stato palestinese nel cuore della nostra terra, che va direttamente contro la nostra sicurezza contro la giustezza della nostra causa. Questa è la concezione del presidente eletto così come compare nel suo programma politico e di sicuro deve essere la sua politica”.

Intanto Hamas, proprio a 30 anni dalla prima Intifada, chiama alla terza Intifada. Mercoeldì è stato indetto il “Giorno della Rabbia”, infatti in tutti i Territori e nello Stato di Israele. Dopo la preghiera del venerdì, manifestazioni sono previste ovunque in Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme e nelle città palestinesi dentro Israele.

Intanto nella giornata odierna si sono registrati scontri violentissimi, che hanno registrato 2 morti e 700 feriti.

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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