Tortura, è legge. Scelta di coscienza o imposizione europea?

Il reato di tortura è legge anche in Italia. Ieri la Camera ha approvato in via definitiva la proposta di legge per l’introduzione del delitto di tortura. Sono passati quasi trent’anni dall’iter che ha portato al riconoscimento di questo reato

Tra i tanti che hanno lottato affinché venisse introdotto il reato di tortura, sicuramente va menzionata l’associazione Antigone, da sempre in lotta per i diritti umani e la prima associazione a pretendere l’introduzione di tale reato nell’ordinamento italiano. La stessa Antigone, con le parole di Patrizio Gonnella, commenta così l’introduzione del reato di tortura: “Il dibattito parlamentare è stato per lunghi tratti triste, incolto, illiberale, ricco di opposizioni pretestuose. In vari punti la legge approvata ieri è di difficile digeribilità.
Da ieri comunque abbiamo una legge che incrimina la tortura. Anche se non basta questo affinché sia eliminata dalle nostre prigioni, dalle nostre caserme, dai nostri centri per migranti, dalle nostre strade.
Il reato è una condizione necessaria ma non sufficiente per mettere al bando la tortura. È necessario che vi sia un cambio di paradigma che porti la dignità umana al centro delle nostre politiche di sicurezza.

Gli articoli introdotti nel codice penale italiano sono i seguenti:

Art. 613-bis c.p. – Tortura
Chiunque con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.
Se i fatti di cui al primo comma sono commessi da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni.
Il comma precedente non si applica nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti.
Se dai fatti di cui al primo comma deriva una lesione personale le pene di cui ai commi precedenti sono aumentate; se ne deriva una lesione personale grave sono aumentate di un terzo e se ne deriva una lesione personale gravissima sono aumentate della metà.
Se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte quale conseguenza non voluta, la pena è della reclusione di anni trenta. Se il colpevole cagiona volontariamente la morte, la pena è dell’ergastolo.

Art. 613-ter c.p. – Istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura
Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio il quale, nell’esercizio delle funzioni o del servizio, istiga in modo concretamente idoneo altro pubblico ufficiale o altro incaricato di un pubblico servizio a commettere il delitto di tortura, se l’istigazione non è accolta ovvero se l’istigazione è accolta ma il delitto non è commesso, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

La legge introdotta però mette dei chiari paletti, o si è feriti in modo molto grave, o deve dimostrarsi, certificati alla mano, un cronico stress conseguente alle vessazioni subite, altrimenti non può applicarsi il reato di tortura, nonostante sia abbastanza palese un trattamento inumano e degradante.

Questi paletti fanno pensare ad una legge approvata più per volontà dell’Europea che non per una vera presa di coscienza di una classe politica. La Corte Europea, infatti, ha condannato molteplici volte l’Italia per i fatti accaduti a Genova, durante il G8 del 2001. In una delle sentenze di condanna, i giudici hanno sostenuto che, se i responsabili non sono mai stati puniti, è soprattutto a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane, che quindi dovevano essere modificate.

C’è chi promette “battaglia” anche nei tribunali, per far sì che venga applicata la legge sul reato di tortura.

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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