Tim Tebow, il quarterback predicatore

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On 24 ottobre 2012 At 20:55

Category : Fuori Gioco

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Divenuto famoso per il suo modo di pregare in campo, ormai è un personaggio. New York ha puntato tutto su di lui ma le prestazioni finora non sono state all’altezza. Adesso è al bivio: rimanere soltanto l’eroe buono amato dalla gente o dimostrare di avere la stoffa del campione.

C’era una volta un giovane di nome Tim, Tim e basta. Nessuno fin dalla nascita cede alla tentazione di soprannominarlo Tiny Tim come il gracile bambino di “A Christmas Carol” perchè lui è tutto fuorchè piccolino.

Nasce a Makati, 500mila anime nascoste nel cuore delle Filippine dove i genitori stanno portando avanti la loro opera di missionari battisti. Rischia di non nascere, la mamma tra l’aborto e un parto pericoloso sceglie la via più impervia, e tutto fila per il verso giusto, grazie a Dio, dicono loro. Il piccolo Tim cresce sano e robusto, non frequenta la scuola come i suoi coetanei, è la mamma a fargli da maestra ed educatrice come ha già fatto con i suoi quattro fratelli. L’inverno si passa in Florida, l’estate tutti nelle Filippine a diffondere la parola di Dio. Finchè un giorno Tim scopre che si può far parte della squadra di Football di un Liceo anche senza prendere parte alle lezioni. E allora, detto fatto, carica il borsone sulle spalle, caschetto e paradenti in mano e si tuffa nella nuova avventura. Basta poco per capire che lo sport è la sua via. Ma il primo allenatore lo relega in ruoli marginali, non vuole dare retta al suo istinto, l’istinto del leader che ha nelle mani la stoffa del quarterback, il talento che ogni bambino americano sogna di avere, quello che apre le porte del successo, dei soldi, della notorietà del Superbowl, dell’immortalità. Allora i Tebow cambiano casa pur di trovare una squadra più adatta. Questo ed altro per il piccolo Tim.

Qualche anno di High School, un paio al College of Florida e Tim lascia il posto a Tim Tebow. L’America è affascinata da quel giovane di talento che d’inverno lancia palle ovali e d’estate si trasferisce nelle Filippine spinto da una incrollabile fede in Dio. Sembra quasi un ossimoro nello sport della perdizione. Ma Tim è fatto così, non potrebbe vivere senza il Football ma non potrebbe neanche rinunciare al suo credo.


Un giorno scende in campo e senza volerlo, o forse proprio volendolo, cambia la sua storia. Sotto gli occhi i giocatori di Football americano usano del grasso nero per riflettere la luce. Ma lui è Tim. Dipinge con il grasso un versetto della Bibbia, Giovanni 3,16. Per giorni è la frase più cercata su Google in tutto il mondo. Da quel giorno Tim Tebow diventa il Quarterback predicatore, per tutti.

La National Football League si accorge di lui. Sbarca a Denver con la fama di bravo ragazzo, già molto famoso per essere un giovane rookie, ma sul suo talento ci sono opinioni discordanti. Il primo anno fila via senza grandi acuti. La seconda stagione lo consacra. Con rimonte incredibili porta i Denver Broncos inaspettatamente fino al secondo turno di playoff, una squadra miracolata pensa qualcuno. Nessuno lo avrebbe detto ad inizio stagione eppure Tim ha fatto la differenza. Al termine di ogni singola partita mette un ginocchio a terra, l’altro a sorreggere il gomito mentre il pugno tocca la fronte. Ringrazia il signore. Compagni e avversari iniziano a stringersi intorno a lui, questo modo di pregare piace. Milioni di persone in giro per il mondo si fanno foto in questa posizione davanti alla Torre Eiffel così come al Colosseo. Lo chiamano “tebowing” e diventa un sinonimo di pregare. Il piccolo Tim l’ha fatta grossa un’altra volta. Ora pregare è di moda e va fatto come lo fa lui, il quarterback della Nfl.

 D’estate però a Denver arriva Peyton Manning, un mostro sacro. Tim è costretto a fare le valigie. I Jets lo ospitano a New York. Sembra il matrimonio perfetto. Il quarterback che anima le folle, nella città che delle folle sterminate fa una sua caratteristica. Dai 500mila abitanti della cittadina natale, agli 8 milioni della Grande Mela a quanto pare il passo è breve. Se non fosse che i Jets sono soprannominati i “Bad Boys” dello sport a stelle e strisce. Allenatore feticista al centro di numerosi scandali, giocatori che entrano ed escono dalla galera. Insomma, non proprio un oratorio. Tutti sono curiosi di vedere come se la caverà il predicatore in quello spogliatoio infernale. Le prime due partite le passa a scaldare la panchina, l’altro quarterback di New York appare più affidabile di lui. Tim all’improvviso sembra non servire più. Poi viene chiamato in causa, ma fuori ruolo. Quasi umiliato, come ai tempi dei primi passi compiuti al Liceo, di nuovo un allenatore che sembra non avere fiducia nelle sue mani. Poi ancora panchina. E apparizioni a risultato ormai acquisito. Tim però non smette di pregare ed al termine di ogni match raduna a sé circoletti di giocatori devoti, vogliosi di ringraziare il signore. E’ l’unico momento in cui lo inquadrano le tv.

La stagione è ancora lunga e tutto può succedere, ma la magia del ragazzo che sognava di entrare nell’olimpo del Football, che credeva di poter vincere da solo il campionato, sembra essere svanita. Lo sport fortunatamente regala sempre una seconda chance, ma quando tutti ti etichettano come l’uomo copertina che prega ma non ha classe per essere determinante, tutto si fa più difficile. “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” recita il famoso versetto di Giovanni dipinto sotto i suoi occhi. Ma forse lo sport non crede in Dio, o magari è Dio a non credere nello sport. O magari più semplicemente  non bisogna mescolare i due discorsi per non rischiare di perire sportivamente.  Forse è meglio che Dio torni ad occupare le estati di viaggi nelle Filippine così che Tim possa tornare a  concentrarsi sul Football. Predicatore d’estate e quarterback d’inverno. Prima che sia troppo tardi.   


                                                                                                                                                 Gianmarco Dellacasa

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