Teppa: ecco il festival delle resistenze metropolitane. Intervista ai promotori

Le periferie di Roma e, in generale, delle varie città italiane sono percorse quotidianamente da numerosi problemi. Per far fronte a ciò le fonti istituzionali, sia locali che nazionali, hanno speso migliaia di belle parole su una riqualificazione ” a 360 gradi di queste zone delle città.

Purtroppo, ad oggi, ben poco è stato fatto e questi borghi sono teatro, troppo spesso, di numerosi eventi che mettono in luce i lati peggiori della società. Proprio in una periferia romana ad esempio, quella di San Basilio, una famiglia di migranti è stata cacciata da una casa popolare perchè, secondo alcuni pseudo-comitati di quartiere, quell’appartamento andava destinato ad una famiglia italiana.

A tutto questo, però, si contrappongono alcune forme di vera e propria resistenza metropolitana che, nell’epoca attuale, cercano di portare avanti determinate battaglie in specifici ambiti della vita. A queste resistenze, che molto spesso sono assai differenti tra loro, è dedicato il “Teppa-festival delle resistenze metropolitane” che si terrà, il 20 e 21 aprile 2017 prossimi, all’interno della città universitaria de “La Sapienza” di Roma.

Pochi giorni fa abbiamo intervistato uno degli organizzatori dell’evento. Gli abbiamo chiesto di spiegarci brevemente come sarà strutturata la due giorni del festival e altri aneddoti su un avvenimento che si preannuncia molto interessante e più che mai attuale.

1) Il festival Teppa è dedicato alle cosiddette “resistenze metropolitane“. Quali sono secondo voi, al giorno d’oggi, i lati più importanti di esse da portare avanti?

Innanzitutto, dobbiamo specificare che noi per resistenze metropolitane, noi non intendiamo solo i piani alti, legati a concetti quali rivoluzione, ma anche piccole realtà che quotidianamente portano avanti progetti e lavori molto più basici.  Noi, con questo festival, cerchiamo di mettere in connessione tra loro piccole e media realtà che si concentrano su una presenza territoriale diversa e basata su concetti come quello della socialità. Vogliamo partire da quelle peculiarità territoriali che può conoscere solamente chi quei territori li vive e li attraversa ogni giorno, secondo uno schema che dovrebbe essere alla base dell’azione dei compagni. Ci si dovrebbe sporcare le mani con un certo tipo di contraddizioni con cui si viene a contatto in modo da riuscire a veicolare i vari problemi delle periferie di Roma, vere e proprie polveriere pronte ad esplodere da un momento all’altro. Se ci sono i compagni di mezzo si possono portare avanti delle iniziative e dei lavori interessanti da seguire; se, invece, tale presenza manca si tende a mitizzare quello che accade secondo determinati stereotipi, ad esempio tutti fascisti o tutti razzisti. Vedasi il caso di Tor Sapienza di un paio d’anni fa: c’era sì gente che faceva il saluto romano ma mancava la presenza dei gruppi organizzati di compagni che tentavano di contrastare questi individui. Il concetto base del festival è quello di provare a capire le peculiarità dei vari territori, riuscire a svilupparle per capire il modo in cui stare dentro di essi e veicolare le proprie capacità verso un’unica direzione comune che è quella di essere un’alternativa vera a ciò che ci vogliono imporre dall’alto“.

2) Storicamente parlando, vi è stato un periodo in cui le resistenze metropolitane hanno raggiunto l’apice della loro esistenza?

In verità ci sono diversi periodi storici in cui questo accade. Partendo dalla Resistenza e da quella che fu l’azione dei partigiani: vi erano sì le brigate partigiane ma vi erano anche numerose persone che erano sciolte da qualsiasi gruppo e che portavano avanti un’azione independente. Un esempio può essere la figura del Gobbo del Quarticciolo che, a mio parere, portava avanti una vera e propria forma di resistenza a quell’epoca anche se allora, probabilmente, non si poteva ancora parlare del concetto di Roma Metropoli. Questo è un esempio di come l’illegalità, la Teppa, fosse al servizio dei più deboli, degli ultimi della classe.

Poche settimane fa, inoltre, è venuto a mancare un personaggio come Andrea Bellini. Noi, alla sua figura e all’esperienza della Banda Bellini, ci rifacciamo a pieno perchè, pur non considerandolo un punto di riferimento, lo collochiamo a livello immaginario con l’Autonomia Operaia degli anni ’70 a Milano. Altre similitudini le posso vedere nella battaglia di San Basilio per le case popolari e nella figura di Fabrizio Ceruso. Anche quella la consideriamo appieno un vero e proprio esempio di resistenza metropolitana.

Oggigiorno, invece, le resistenze metropolitane si possono trovare in quelle 30/40 persone che, la mattina alle 06:30, si trovano, ad esempio, a via del Grano per cercare di fermare, in qualsiasi modo, un tentativo di sfratto da parte delle forze  dell’ordine. Le resistenze metropolitane vengono portate avanti grazie all’agire quotidiano che attui ogni giorno perchè, altrimenti, non si riuscirebbe in un determinato territorio ad esprimere un certo tipo di dinamiche. Per diventare un protagonista e per “avere presa” in questo campo devi essere presente in numerose pratiche quotidiane che interessano differenti piani e livelli di una specifica zona“.

3) Il festival Teppa avrà una fortissima impronta antifascista. La parola “antifascismo“, secondo te, che periodo sta attraversando negli ultimi mesi sia a livello locale ma anche nel panorama nazionale ed internazionale?

La condizione del movimento a Roma è bene nota purtroppo anche se rimangono quelli appuntamenti che vedono la partecipazione di un nutrito gruppo di compagni, ad esempio il corteo per Valerio Verbano dello scorso 22 febbraio: questi eventi ci mostrano quale dovrebbe essere il vero movimento antifascista. Da altri punti di vista, però, non attraversiamo il migliore dei periodi e questo festival nasce anche con una serie di riflessioni riguardanti la cronaca romana degli ultimi mesi. Sentiamo il bisogno di doverci immaginare diversamente da quello che siamo stati capaci di esprimere nei mesi passati.

A me, sinceramente, non piace vivere sotto le bandiere di gruppi specifici. Noi siamo noi, circondati da gente con cui ci conosciamo e sappiamo chi sono e sicuramente, se dovesse succedere qualcosa a qualcuno, queste persone saprebbero da che parte stare. Tutto ciò può sembrare un discorso autoreferenziale, ma non è così: in un periodo, come quello attuale, in cui tutto sta cambiando velocemente si sente il bisogno di gettare fondamenta vere da cui ripartire e fare esperimenti di vita solidi, riproducibili e vincenti.

Per ciò che riguarda la situazione europea, invece, posso dirti che, durante la prima giornata del Teppa, si terrà un dibattito teorico/politico e di testimonianza rispetto a quella che è la presenza nei quartieri e deve essere la partecipazione dei compagni nei territori periferici europei. Ad esempio, abbiamo invitato i compagni di “Paris Banlieue Antifa” alla discussione e quelli di Piazza Exarchia ad Atene. Tutto questo per comprendere, come detto prima, quale messaggio e pratica veicolare nelle periferie, capendo le peculiarità del territorio, per tentare di contrastare il populismo che oramai dilaga e che condiziona la politica internazionale: vedere gli esempi di Trump in America, del Front National in Francia, della Lega Nord in Italia e di Pegida in Germania.

Sarebbe interessante capire e comprendere come, in varie parti del mondo, si riescano ad affrontare queste relazioni esistenti tra destra, emergenza e populismo e come solamente solo determinate esperienze riescano nei loro intenti“.

4) L’anno scorso cadeva il decimo anniversario dalla scomparsa di Valerio Marchi: un personaggio che ha influenzato fortemente l’idea stessa del festival “Teppa“. Un tuo ricordo di Valerio? Quanto sarà fondamentale la sua figura e il suo pensiero durante lo svolgimento dell’evento?

Premesso che, purtroppo, non ho mai avuto il piacere di conoscere Valerio ma ne ho solo sentito parlare ed ho letto alcuni dei suoi libri più famosi, posso dirti che non per niente abbiamo sentito il bisogno di presentare il libro di Marchi, intitolato appunto ” Teppa”, come prima iniziativa, legata al festival stesso, presso il pub Sally Brown di San Lorenzo. Non è che questo evento avesse nulla di originale ma serviva, più che altro, per gettare le basi a livello di background rispetto a quello che è il festival. La figura di Marchi, secondo noi, riesce a teorizzare nel miglior modo possibile quella che è stata la Teppa dal ‘500 ai giorni nostri, andando anche un poco oltre. Marchi, inoltre, è un punto di riferimento a livello di analisi di quello che andremo a produrre nella due giorni di eventi“.

5) Negli ultimi tempi i movimenti resistenti vengono etichettati, dalla maggior parte dei media nostrani, secondo specifici e ben determinati parametri, ad esempio descrivendoli come “black bloc” o “vandali“. Pensi che questi movimenti debbano cambiare, in qualche modo, per farsi accettare oppure la situazione deve rimanere così com’è?

Realisticamente penso che certi tipi di pratiche possono essere portate avanti in differenti modi. Per me non esistono degli specialisti della piazza: se ci sono, stanno dall’altro lato. Intendo dire che le persone che vivono le piazza e che le animano difficilmente sono degli specialisti che sanno come muoversi in caso di difficoltà. Il fenomeno dei black bloc, così come viene sbandierato e descritto dai media, è più che altro uno specchio per le allodole per distrarre l’attenzione da quella che è la vera realtà. Mi ricordo che, durante gli scontri del 15 ottobre ( quelli del 2011 a piazza San Giovanni, n.d.r.), la gente parlava di quella presenza aleatoria che era l’eccedenza ed io non riuscivo a capire cosa si intendesse.

Quando poi ho compreso cosa si voleva dire con questo termine ho capito perchè io, personalmente, non sono mai riuscito a relazionarmici.

Ogni volta che vedo i compagni chiusi nei loro circoletti, a pensare ai loro interessi e basta e a mettersi a confronto su qualunque cosa, ecco che capisco perchè con questa gente non riesco a creare alcun rapporto. Io mi voglio rapportare a persone che affrontano la quotidianità, con più gente possibile con cui si deve far fronte agli stessi problemi come, ad esempio, l’occupazione di una casa.

L’opinione pubblica sarà sempre contraria a te. Essa non è pubblica ma è alla mercé dei potenti che usano determinate parole con scopi ben precisi: ad esempio, con il termine “black bloc” si vuole semplicemente mettere paura e far capire alla gente comune, secondo il proprio punto di vista, ciò che è brutto e ciò che è bello. Io, dal canto mio, non condanno nessuna pratica, se attuata usando il cervello. La massa, però, ti sarà sempre contro perchè rischi di incidere su determinati stereotipi che, oramai, sono fissi nella mente della maggior parte di ognuno di noi“.

6) Ci fai un quadro su come sarà strutturato il festival Teppa? Ci sta già una bozza del programma?

Il festival si svolgerà in due giornate, il 20 e 21 aprile prossimi. Il primo giorno si terrà il dibattito dove prenderanno la parola diversi ospiti internazionali provenienti da diversi parti d’Europa; la sera, invece, si terrà il concerto live con gruppi che vanno dal folkabbestia dei Contromano fino allo ska e all’hardcore. 

Il secondo giorno, infine, ci sarà una giornata improntata sul lato sportivo visto che numerose realtà, coinvolte nell’organizzazione del Teppa, sono molto attive in questo ambito specifico. Anche qui abbiamo invitato numerosi ospiti che useranno questo modo per veicolare i loro contenuti. Durante orario aperitivo ci sarà una conferenza durante la quale sarà possibile bere e mangiare. Dopodichè si terrà una nuova assemblea di saluti e, in serata, un concerto rap che vedrà salire sul palco artisti del calibro di Claver Gold e Dj Fastcut. Quest’ultimo, per l’occasione, presenterà il suo ultimo album: Dead Poets.

SIATECI!!!“.

Di seguito il link della pagina Facebook del festival Teppa dove potete trovare tutte le info riguardanti l’evento: https://www.facebook.com/TeppaFest2017/?fref=ts.

 

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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