Tahir Elci: addio all’avvocato del popolo curdo

La situazione politica interna turca, dopo le elezioni dello scorso 1 novembre vinte nettamente dal premier-padrone Recep Tayyip Erdogan, sembra peggiorare ogni giorno di più. Infatti, sabato scorso, 28 novembre 2015, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco l’avvocato Tahir Elci, storica figura da sempre al fianco del popolo curdo e sostenitore convinto della lotta che la minoranza etnica sta portando avanti.

L’uccisione è avvenuta durante un comizio che lo stesso Elci stava tenendo a Diyarbakir, piccolo centro urbano della Turchia sud-orientale, famosa per essere un centro abitato ad assoluta maggioranza curda. Per questo motivo, da qualche settimana, nella zona la situazione è parecchio difficile: Erdogan, infatti, ha imposto un vero e proprio coprifuoco e l’esercito nazionale, sotto controllo totale dello stesso premier, può far tutto ciò che vuole senza dar conto di niente a nessuno.

La figura di Elci, da molti anni, era malvisto dalla maggioranza di governo dell’AKP perché si stava battendo per la difesa dei diritti della minoranza curda e, in vari modi, tentava di mostrare al mondo intero le ingiustizie attuate dal governo turco verso tale opposizione. Inoltre, stava tentando di arrivare ad una soluzione pacifica di un conflitto che, da più di 30 anni, aveva provocato la morte di circa 45.000 persone.

Tahir Elci, in occasione dell’ultima tornata elettorale, si era schierato nettamente a favore del PKK, il partito politico filo-curdo del paese del Bosforo che era stato dichiarato fuori legge da Erdogan che lo aveva descritto come un vero e proprio “partito del terrore“. Erano state molte le strade intraprese per mettere a tacere il PKK: dalle bombe esplose durante il corteo ad Ankara del 10 ottobre scorso fino alla presunta alleanza tra il governo centrale e il califfato nero dell’Isis.

Nonostante tutto Elci non si era fermato nel portare avanti le sue inchieste e le sue dichiarazioni “fuori le righe“, con le quali aveva accusato chiaramente l’AKP e lo stesso Erdogan, non erano cessate. Il pretesto che portato alla sua uccisione è stata l’ennesimo inchiesta, partita qualche settimana fa, riguardante la situazione di estrema difficoltà in cui si trova la città di Diyarbakir, che sta vivendo un vero e proprio stato di guerra senza un chiaro motivo.

Appena diffusasi la notizia della morte di questa importante figura, in molte città turche, Istanbul in primis, sono state convocate manifestazioni spontanee per gridare il proprio dissenso per quanto accaduto e per chiedere aiuto contro una figura presidenziale che, giorno dopo giorno, sta assumendo sempre più le sembianze di un dittatore. La repressione non si è fatta attendere: sono,infatti, intervenuti subito migliaia di poliziotti che hanno disperso le folle usando idranti e gas lacrimogeni.

Nonostante questo clima di grande tensione, ieri, domenica 29 novembre, circa 50.000 persone sono scese in piazza a Diyarbakir per partecipare ai funerali di Tahir Elci. Moltissimi sono stati gli slogan gridati contro Erdogan, che più volte è stato descritto come un vero e proprio assassino. Elci è stato ricordato come un martire caduto a causa di quello che è stato definito un “delitto politico” a tutti gli effetti. I molti rappresentanti curdi presenti alla cerimonia hanno dichiarato che questo evento non fermerà la lotta che la stessa minoranza etnica sta portando avanti contro il governo centrale.

Nel frattempo giungeva voce che veniva aperta una “inchiesta ufficiale” sull’accaduto. Non si sa però quanto sarà veritiero il giudizio a cui si arriverà visto che non si ha troppa fiducia sulle fonti di polizia che hanno dato il via alle indagini.

L’Europa e gli Stati Uniti non hanno detto nulla al riguardo per non infastidire un loro alleato chiave nella lotta al regime siriano di Bashar al-Assad; inoltre ricordiamo che la Turchia è uno dei paesi chiave della Nato dal punto di vista geopolitico. Chissà se il democratico occidente, che si sente sempre chiamato in causa quando c’è il bisogno di “esportare democrazia” in qualunque zona del globo, prenderà qualche decisione per fermare questo lotta sanguinaria interna alla stessa Turchia o se continuerà, visti gli importanti interessi di parte che ci sono in gioco, a stare zitta e ad accettare ogni cosa nella più totale indifferenza.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

Add your comment

XHTML : You may use these tags : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled website. To get your own globally-recognized avatar, please register at Gravatar.com