Strike: i 15 anni di occupazione dello spazio sociale a Portonaccio. Intervista agli attivisti

Lo Strike, spazio sociale della Capitale, situato a due passi da via di Portonaccio, vicino a quartieri storicamente militanti come Casal Bertone e San Lorenzo, rappresenta un importante luogo di socializzazione per la Roma che non abbassa la testa davanti alle problematiche sociali.

Già da qualche tempo l’area intorno allo Strike è sotto l’attenzione di interessi privati. Infatti, lo scorso luglio, è stata sgomberata l’occupazione abitativa adiacente, per restituire lo stabile alla proprietà dell’ENI. Tutto questo in nome di quella “sicurezza cittadina” che il decreto Minniti tenta di stabilire colpendo gli strati più deboli della società attuale, in primis i migranti, e tutti coloro che in un modo o nell’altro cercano di far sentire la propria voce di dissenso al moderno sistema capitalista.

Il 21 e 22 ottobre prossimi, nonostante tutto, lo Strike festeggerà i 15 anni di occupazione. Era infatti il 2002 quando un gruppo di attivisti occupava lo stabile di via Umberto Partini dando vita a questa bella realtà militante e sociale di Roma.

Alcuni giorni fa abbiamo intervistato gli attivisti di Strike in vista degli eventi in programma per i 15 anni di occupazione.

1) 15 anni dello Strike, ve lo aspettavate di raggiungere tale traguardo?

” Lo Strike è nato nel 2002, a poco più di un anno dal G8 di Genova 2001, vivendo e crescendo nella collaborazione con quelle esperienze sociali, politiche e culturali, che negli anni hanno cambiato faccia alla città, il che sicuramente ha permesso di arrivare ad oggi.

Ad essere sinceri, inizialmente lo Strike doveva essere un’occupazione “dimostrativa” di soli 3 giorni. Ma fin da subito si è creata un’aggregazione forte e spontanea sia nel quartiere pieno di studenti vista la presenza della casa dello studente, sia di migranti e altre realtà territoriali che ha fatto cambiare subito prospettiva a noi occupanti, che nell’arco di poche ore non eravamo più soltanto “noi”“.

2) Come mai avete scelto uno nome del genere per questo spazio?Siete vicini ad alcuni quartieri storici, almeno dal punto di vista della militanza, di Roma: ad esempio Casal Bertone e San Lorenzo. Avete un qualche tipo di rapporto con essi?

” Il nome nasce dal fatto che il 17 ottobre 2002 era il giorno dello sciopero generale e generalizzato. Nel 2002, durante la street parade che aderiva allo sciopero, 5000 studenti, precari e migranti hanno occupato uno stabile abbandonato sulla Tiburtina. Nasceva lo Strike Spazio Pubblico Autogestito, un’occupazione che si è data l’obiettivo di trasformare uno spazio privato, abbandonato, in uno spazio pubblico: una proprietà privata in una proprietà comune, non comunale, ma autogestita. Dunque Strike da sciopero.

Invece con Casal Bertone il rapporto lo abbiamo costruito assieme ad altre realtà presenti nel territorio, proponendo nel tempo iniziative diverse, come ad esempio il mercato Terra/terra, organizzato con i piccoli produttori agricoli locali“.

3) A luglio scorso la Casetta, l’occupazione abitativa accanto a Strike, è stata sgomberata. Quale è la situazione al momento?

La situazione è questa: un’occupazione abitativa che per dieci anni ha garantito un tetto a studenti, precari, disoccupati e migranti è stata sgomberata per rinnovati interessi speculativi sull’area da parte del colosso ENI, che invece aveva abbandonato l’area dopo averla inquinata per anni sversando idrocarburi. La cosa peggiore è che soltanto qualche giorno fa è stato concesso agli occupanti dopo tre mesi di rientrare per recuperare i propri oggetti personali, ma al loro ingresso hanno scoperto che lo stabile era stato saccheggiato da ignoti, nonostante l’Eni fosse, dopo lo sgombero, garante legale del posto con un servizio di vigilantes privato che stazionava in via di Portonaccio 24 ore su 24. Quindi, oltre che aver perso una casa, ora gli occupanti hanno perso anche i beni personali, comprese attrezzature per lavorare e sostenersi.

Ancora una volta non è arrivata alcuna risposta all’emergenza abitativa se non uno sgombero, e in questo caso si è aggiunto anche il danno alla beffa. I poteri forti sono sempre tutelati, mentre precari, studenti, disoccupati e migranti rimangono non solo senza casa, ma letteralmente senza niente.

Bisogna dire che l’area intera attorno la stazione Tiburtina è attualmente sotto l’attenzione di diversi colossi dell’economia, il che apre le porte non solo alla speculazione, ma anche ad un cambio di rotta: il “piano regolatore” del comune di Roma sin dal 2002 ha previsto in quell’area una “macchia blu” dove il colore individuava una destinazione di uso “pubblico” ben diversa da quella su cui ora si sta andando“.

4) Il decreto Minniti sta colpendo, tra le altre cose, anche numerosi spazi occupati di varie città italiane. Come si può contrastare, secondo voi, tale azione repressiva?

La legge Minniti-Orlando è l’ultima trovata del governo per attaccare le fasce marginali e più povere, tanto di italiani che di migranti, dietro la retorica del decoro e della sicurezza inasprendo la repressione.

A Roma, già dalla delibera 140 è iniziata una guerra contro gli spazi occupati, sia sociali che abitativi, e contro tutte quelle associazioni senza scopo di lucro, chiedendo l’affitto degli spazi a prezzi di mercato. Le istituzioni continuano a non riconoscere il grande valore sociale che le diverse esperienze degli spazi sociali rappresentano per la città di Roma, soprattutto in alcuni quartieri privi di servizi e di luoghi di socialità e di cultura. In contemporanea è iniziata un’offensiva che, con la scusa del ripristino della legalità, ha portato allo sgombero di numerose occupazioni abitative, come Point Break, Alexis, Casetta e il più recente sgombero di Piazza Indipendenza. Le questioni sociali sono diventate solo problemi di ordine pubblico che si risolvono con l’uso della forza. Questo ci dimostra come il governo, invece di promuovere politiche pubbliche e welfare, interviene con la repressione.

La legge Minniti-Orlando non fa che aggravare la situazione dando ulteriore poteri alla Polizia municipale, alla Prefettura e alla Questura. Nelle città vengono espulse e perseguite tutte le persone considerate “indecorose”, come nel caso della “caccia” al venditore ambulante avvenuta lo scorso maggio a Roma durante la quale è morto Niang Maguette.

Un prossimo appuntamento per dire no alla legge Minniti-Orlando è il corteo di questo sabato a Roma che partirà alle 14:30 da Piazza della Repubblica. Una manifestazione nazionale per affermare che nessuna persona è illegale, contro il razzismo istituzionale, di cui la legge Minniti è un esplicito esempio, e contro il clima di guerra ai poveri che sempre di più prende piede nelle nostre città. Noi come Strike pensiamo che la strada per contrastare questa situazione sia quella di continuare a costruire relazioni di reciprocità e mutualismo“.

5) Sogni nel cassetto?

” La folle scommessa di chi 15 anni fa ha occupato questa fabbrica è stata rivendicare che quell’area attraversata da flussi migratori, lavoratori, studenti e precari fosse uno spazio pubblico accessibile e autogestito, per restituire alla collettività e al territorio una piccola parte di quello che è comune. Potrebbe sembrare inattuale dopo 15 anni, ma la scommessa è ancora in piedi, anche per tutti quegli interessi speculativi e privati che citavamo prima“.

6) Un saluto per i nostri lettori lo potete fare?

Per salutarli non possiamo che invitarli a festeggiare con noi questo sabato e questa domenica i 15 anni dello Strike Spazio Pubblico Autogestito, perchè pensiamo che ogni anno di occupazione e autogestione conquistato sia una festa per tutta la città…“.

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Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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