Spartak Apuane: arriva il calcio popolare nella provincia di Massa-Carrara

Il calcio popolare non si ferma mai. Nonostante il dio denaro continui a farla da padrone nel mondo del calcio nostrano, basti vedere gli ultimi trasferimenti a cifre record avvenuti durante l’ultima sessione di calcio mercato, vi è anche un lato di questo sport che rifiuta ogni logica legata al profitto e ai soldi e che si basa su valori quali l’autogestione, l’antirazzismo, la solidarietà e l’antifascismo.

Questo mondo, di cui non fanno parte i vari Higuain, Pogba ed Ibrahimovic, si sta allargando sempre di più grazie alla passione di numerose persone che, nonostante i vari problemi quotidiani, continuano a portarlo avanti e farlo conoscere in giro. Poco tempo fa una nuova realtà, la squadra dello Spartak Apuane, è nata e sicuramente, nei prossimi mesi, darà il suo contributo nel far espandere sempre di più questo lato del mondo del pallone in tutte le zone di Italia.

Sorta nel piccolo paese Montignoso, nella provincia toscana di Massa Carrara, tale team partirà dalla terza categoria e tenterà di continuare su questa strada del calcio popolare, sociale e accessibile a tutti gli interessati. Alcuni giorni fa abbiamo avuto il piacere di intervistare gli stessi componenti di questa nuova realtà calcistica per chiederli alcuni informazioni e curiosità su questa ennesima realtà “militante” del mondo del pallone.

1) Come e quando vi è venuta l’idea di fondare una squadra di calcio popolare come lo Spartak Apuane?

” L’idea di creare una squadra di calcio popolare nasce nel febbraio 2015 per portare avanti anche nel nostro territorio il concetto e l’ideologia di uno sport “popolare” slegato dalle logiche padronali e di mercato. Uno sport come il calcio, già di per sé popolare, ci sembrava infatti un buon mezzo per sensibilizzare le persone riguardo a questo tema“.

2) Perchè avete scelto questo nome? Ci sta un qualche significato specifico dietro?

” Chiaramente il nome “Spartak” non è stato scelto a caso. Nell’ URSS, infatti, lo “Spartak Mokba” era la squadra del popolo, un team creato a proprie spese da un gruppo di giovani provenienti da un quartiere operaio della capitale in opposizione allo strapotere delle due squadre principali, la Dinamo e la CSKA che facevano riferimento agli sbirri e ai militari. Il nome “Spartak” ha quindi una doppia valenza: da una parte, racchiude in sé il vero concetto di “popolare” in quanto autogestito ed organizzato, mentre dall’altra, il riferimento ad una squadra di calcio sovietica sottolinea anche il carattere politico del nostro progetto che si propone di portare all’interno del mondo del calcio, e dello sport in generale, valori come l’Antifascismo, l’Antirazzismo e l’Antisessismo“.

3) Vi è, secondo voi, un “modello ideale” di calcio popolare da seguire?

” Non crediamo che esista un “modello ideale” di calcio popolare precostituito, pensiamo semplicemente che progetti come questo si creino passo dopo passo, valutando giorno per giorno ogni situazione. Ciò che rende un progetto “popolare” è l’annullamento delle gerarchie sociali ed economiche che regolano la società odierna. All’interno dello Spartak, come in tutte le squadre di calcio popolare presenti in Italia e all’estero, non ci sono “capi” o “dirigenti”, o meglio, devono esserci sulla carta, ma il presidente conta quanto un giocatore che conta, a sua volta, come un qualsiasi tifoso, rendendo un tutt’uno la squadra e distruggendo le divisioni tra società, squadra e tifoseria che caratterizzano il calcio istituzionale. Gli stessi giocatori dello Spartak hanno deciso di aderire al progetto per passione, spesso rinunciando ai 400 € al mese che potevano essere offerti dalle altre società presenti sul nostro territorio. Per quanto riguarda l’autofinanziamento, siamo riusciti a pagare l’iscrizione grazie alla pratica dell’ azionariato popolare e alla vendita del nostro merchandising“.

4) Vi siete ispirati a qualche squadra popolare, già esistente in Italia, per dar vita a questo progetto?

” Abbiamo rapporti di profonda amicizia con altre squadre di calcio popolare presenti in Italia, più che ispirati ad una squadra in particolare, abbiamo osservato e ci siamo confrontati con le altre esperienze che esistevano da prima di noi per portare avanti al meglio il nostro progetto“.

5)  Avete qualche obbiettivo in particolare che vi siete fissati di raggiungere nel minor tempo possibile?

” Ci piacerebbe espandere il più possibile il nostro progetto, creando al più presto una scuola calcio per bambini a basso costo e una squadra femminile, cosa che contiamo di iniziare entro il prossimo anno. Per quanto riguarda il campionato, chiaramente non giochiamo per perdere, giochiamo per far vedere che, non solo è possibile mettere su una squadra di calcio rifiutando le logiche imposte dal capitale, ma anche che è possibile giocare bene e vincere, dimostrando a tutti che la passione conta molto più dei soldi“.

6) Dove può arrivare, nei prossimi anni, il mondo dello sport popolare?

” Progetti di sport popolare stanno aumentando giorno dopo giorno: squadre di calcio, palestre etc. dando un’alternativa reale ed in contrasto con una concezione di sport che vede come suo fine ultimo il mero guadagno economico. Chiaramente, in riferimento al mondo del calcio, oggi come oggi è molto difficile, se non impossibile, per le squadre popolari accedere alle serie maggiori, visti i costi di iscrizione e di gestione imposti dalla federazione. Ma noi continuiamo per la nostra strada, chissà se forse un giorno…“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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