Saharawi: la giornata dedicata al popolo del Sahara Occidentale allo spazio sociale Ex 51 di Valle Aurelia

Al mondo d’oggi, in varie parti del mondo, il termine “repressione” è ancora molto attuale. Dai rohingya in Myanmar ai curdi in Siria passando per i palestinesi in Medio Oriente sono ancora troppi i popoli che non vedono riconosciuti i loro diritti fondamentali.

Purtroppo, però, ci sono anche altre storie di cui si sente poco parlare per determinate ragioni. Ad esempio, nella parte meridionale del Marocco, quella che confina a sud con la Mauritania e ad est con l’Algeria, vi è una zona conosciuta come Sahara Occidentale.

Proprio qui abita una popolazione, quella Saharawi, che da più di 40 anni cerca di raggiungere la propria indipendenza, tramite lo svolgimento di un regolare referendum, dal governo di Rabat. Ad oggi, però, la situazione non è molto cambiata rispetto all’inizio.

Questa è una storia che ha inizio nell’epoca storica in cui era in atto la decolonizzazione di vari paesi del Terzo Mondo dalle potenze coloniali europee. E’ infatti da metà anni ’60 che cominciano le prime richieste di indipendenza dalla corona spagnola del Sahara Occidentale all’Onu.

Per tale ragione, nel 1973, venne fondato il Polisario ( Frente Popular de Liberaciòn de Saguia el Hamra y Rìo de Oro): un vero e proprio movimento politico che voleva arrivare ad una indipendenza del popolo Saharawi. La stessa Spagna dopo aver accettato, sotto pressione delle Nazioni Unite, lo svolgimento di referendum per decidere il da farsi, si ritirò, nel 1975, ponendo fine al suo controllo coloniale sull’area.

Poco tempo dopo, però, il governo di Madrid decise di dividersi l’area con altri due stati: il Marocco e la Mauritania. Questi ultimi due erano stati scelti perchè confinanti con lo stesso Sahara Occidentale.

Inoltre, il monarca del Marocco del tempo, Hassan II, non diede retta alle disposizioni dell’Onu e, il 6 novembre 1975, organizzò la cosiddetta “Marcia Verde“: una vera e propria invasione di quella parte del Sahara Occidentale attigua ai suoi confini.

A questo “evento” presero parte circa 350 mila marocchini. Tutto questo perchè Rabat non voleva minimamente lasciare una zona ricca di miniere di fosfato e le cui coste si affacciano su una delle zone più pescose dell’intero Oceano Atlantico.

Tale azione annullò, prima ancora che si svolgesse, quel referendum per l’indipendenza tanto bramato dal popolo Saharawi. Al contempo i marocchini, per cacciare i saharawi dalla zona sotto loro controllo, non esitarono ad usare anche un gas tossico come il napalm.

In risposta a ciò, nel 1976, venne proclamata la RASD ( Repubblica Araba Democratica Saharawi). Ad oggi la RASD, però, risulta essere uno stato parzialmente riconosciuto a livello internazionale.

Nel 1979 la Mauritania riconobbe la RASD e si ritirò spontaneamente dalla zona del Sahara Occidentale sotto suo controllo. Così facendo, il solo oppositore all’indipendenza della zona rimase il Marocco, con l’appoggio nascosto di alcuni stati europei come Francia e Spagna, per gli interessi commerciali ed economici sopra descritti.

Una volta che la Mauritania si ritirò il governo marocchino invase anche la restante parte della terra dei Saharawi i quali, non avendo i mezzi per fermare gli invasori, furono costretti a fuggire in Algeria, vicino alla città di Tinduf, dove diedero vita ad un vero e proprio governo in esilio.

Ad oggi, nonostante tutti gli sforzi a livello internazionale, il referendum per l’autonomia del popolo Saharawi ancora non si è tenuto. Il Marocco,inoltre, non si è limitato ad opporre un forte ostruzionismo: da metà anni ’80, infatti, il governo di Rabat ha dato il via alla costruzione di un vero e proprio muro, circondato da uno dei più grandi campi minati del mondo, per proteggere la zona sotto suo controllo.

Sabato prossimo, 12 maggio 2018, presso lo spazio sociale “Ex51” di Valle Aurelia si terrà una giornata dedicata alla situazione del popolo Saharawi. L’evento, dal titolo “Sahara Libre, discussione sulla situazione del Sahara Occidentale“, avrà inizio alle 18 e vedrà lo svolgersi di un dibattito.

A tale discussione prenderanno parte la presidente del circolo Arci “Città Visibili che da tempo si interessa della questione; il giornalista Gianluca Diana, autore della graphic novel “Io Sono Saharawi e la rappresentante, in Italia, del Fronte Polisario e dalla RASD: Fatima Mahfud.

A seguire ci sarà una cena sociale. Alle 21, infine, verrà proiettato il documentario “Fucili o Murales, la lotta non violenta del popolo Saharawi del regista catalano Jordi Oriola Folch.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

Add your comment

XHTML : You may use these tags : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled website. To get your own globally-recognized avatar, please register at Gravatar.com