Rojava: intervista alla UIKI sulla situazione nel territorio del popolo curdo

Da alcuni giorni la zona del Rojava è tornata a far parlare di sè. Subito dopo il 15 luglio, giorno del fallito golpe in Turchia, il governo di Erdogan ha dato il via ad una dura repressione nel suo paese: al momento si contano circa 90.000 persone rimosse o licenziate dai propri incarichi statali e circa 30.000 arresti.

Lo stesso presidente turco, che sta assumendo sempre più le sembianze di un vero e proprio dittatore, sta attuando una forte repressione nella zona del kurdistan turco e nella regione del Rojava, il kurdistan siriano. Lo scorso 2 settembre, ad esempio, i soldati dell’esercito turco hanno attaccato la città di Kobane, nel nord della Siria, che era diventata il simbolo per eccellenza della lotta alle truppe del califfato islamico dell’Is.

Nonostante tutto, tali notizie non vengono quasi mai citate dai media nostrani probabilmente perchè, proprio in questo ultimo periodo, lo stesso Erdogan sta diventando un alleato molto importante dell’Unione Europea nella lotta all’immigrazione e la stessa Turchia, da parecchio tempo, vorrebbe entrare a far parte della UE. Tutto questo fa sì che i vari paesi europei accettino incondizionatamente la repressione che il presidente turco sta attuando nel suo paese perchè lo ritengono un alleato fondamentale nella lotta all’Isis e per contrastare il cosiddetto “problema dell’immigrazione“.

Fortunatamente ci sono alcune associazioni che, noncuranti del silenzio imposto dalle autorità europee, mostrano, quotidianamente, principalmente attraverso i vari social network, l’orrore che le popolazioni civili curde devono subire per volere di Ankara. Il prossimo 24 settembre è stata indetta una manifestazione nazionale a Roma in sostegno del popolo curdo e per chiedere che si faccia qualcosa di serio per tagliare qualsiasi alleanza che, negli ultimi mesi, l’Unione Europea sta cercando di stringere con lo stesso Erdogan.

Alcuni giorni fa abbiamo avuto il piacere di intervistare i rappresentanti della onlus UIKI ( Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia). A loro abbiamo chiesto come è la situazione attuale nella zona tra Turchia e Siria e alcune informazioni sulla manifestazione nazionale in programma tra circa due settimane a Roma.

1) Cosa è successo esattamente negli ultimi giorni, e nelle ultime settimane, nella zona del Rojava?

 Negli ultimi giorni la zona del Rojava con il suo progetto di convivenza democratica e pacifica tra popoli, è stata militarmente invasa dall’esercito turco al di fuori di ogni osservanza del diritto internazionale e delle regole di belligeranza NATO e con il beneplacito delle potenze internazionali.La mattina del 24 Agosto, in accordo con le forze jihadiste e con l’aiuto degli Stati Uniti, soldati turchi hanno occupato con veicoli armati la città di Jarablus al nord della Siria, colpendola con bombardamenti che hanno provocato la morte di decine e decine di civili. La città di Manbij, liberata il 13 Agosto dalle Forze Democratiche Siriane (SDF), unità di autodifesa composte non solo da curdi ma anche da arabi, siriani, assiri, turcomanni. Quindi dopo i successi delle forze democratiche è arrivatal’invasione in territorio siriano e l’occupazione della città di Jarablus- avvenuta senza alcun combattimento, in evidente accordo con le forze dell’Isis- lo Stato turco e i suoi compici jihadisti hanno avviato un’intensa aggressione contro i curdi e altri popoli che vivono nella regione, arrivando ad invadere e attaccare anche i villaggi vicini nella zona di Azaz, Shabha e Bab. In questi giorni in un acuirsi spietato dello scontro sono state attaccate anche le postazioni YPG nel cantone di Cizire e di Kobane realizzando la morte di più combattenti. E proprio a Kobane, la popolazione si è riversata per una settimana al confine con la Turchia per protestare pacificamente e difendere il territorio con il proprio corpo, di fronte alle continueprovocazioni dell’esercito. Mentre lo Stato turco costruisce, finanziato dall’Unione Europea, un grande muro di separazione, soldati hanno superato il confine della città di Kobane e hanno sparato con proiettili sulla popolazione, arrivando ad uccidere due ragazzi. Con questi illegittimi attacchi nella regione del Rojava viene in realtà interrotta la disfatta di Daesh operata dalle unità di difesa democratiche siriane del Rojava e ne viene favorita la circolazione lungo i confini . Così l’Europa e il mondo intero sono in realtà sottoposti ad una nuova minaccia. La presenza turca in territorio siriano non può far altro che portare ulteriore caos e un aggravamento del conflitto in Siria, per questo è importante che tutta l’opinione pubblica e tutte le forze democratiche della società civile assumano una posizione di condanna e si mobilitino contro l’invasione dello stato turco in Siria“.

2) Pensate che questo nuovo accanimento contro il popolo curdo abbia qualche legame con le purghe che Erdogan sta attuando in Turchia dopo il fallito golpe dello scorso 15 luglio?

” Questo nuovo accanimento contro il popolo curdo ha molti legami con le purghe che Erdogan sta attuando in Turchia dopo il fallito golpe dello scorso 15 Luglio. Da oltre un anno nelle zone curde della Turchia è in corso una sporca guerra contro la popolazione civile. Dopo il successo elettorale del Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha bloccato il progetto presidenzialista di Erdogan, il governo turco intraprende un nuovo percorso di guerra ponendo termine al processo di pace per una soluzione duratura della irrisolta questione curda. Intere città – Diyarbakir, Cizre, Nusaybin, Sirnak, Yuksekova, Silvan, Silopi, Hakkari, Lice – vengono sottoposte a pesanti coprifuochi e allo stato di emergenza, con migliaia tra morti, feriti, arrestati e deportati.

Dopo il fallito “tentativo di golpe” del 15 Luglio, attribuito ai seguaci di Gülen, Erdogan dà il via al terrore che sta eliminando qualsiasi parvenza di democrazia, con il repulisti di accademici, insegnanti, giornalisti, magistrati, militari, medici, amministratori, impiegati statali, invisi al regime: 90.000 tra licenziamenti e rimozioni, 30.000 arresti; chiusura di giornali, stazioni radio-televisive, centri di cultura e sedi di partito. È di altro ieri la notizia di 11.500 docenti espulsi per presunti legami con il PKK.Tutti questi docenti erano curdi e alewiti. Continua ad arrestare i rappresentanti curdi democratici, commissariati 28 comuni curdi, dichiara il coprifuoco su 28 villaggi. E’ in corso un genocidio culturale e politico nelle zone del Bakur, del Kurdistan Settentrionale in Turchia.

Inoltre vi è la forte preoccupazione per le condizioni di sicurezza e di salute del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, di cui non si hanno più notizie certe: dal 5 aprile 2015 Öcalan è segregato in isolamento, gli vengono negati il diritto a comunicare e a incontrare i familiari e gli avvocati in spregio e alle convenzioni e ai diritti internazionali. Abdullah Öcalan, legittimo rappresentante del popolo curdo, è indispensabile alla risoluzione della questione curda nell’ambito della democratizzazione della Turchia e del Medio Oriente, così come tracciato nel disegno del Confederalismo Democratico. Il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT) che non fa richiesta per ottenere il permesso di visita per Ocalan, non ha mostrato nessun adempimento alla sua responsabilità“.

3) Avete avuto modo di contattare qualcuno che si trova in quelle zone? Quale è la situazione al momento?

” Al momento la situazione è molto grave. Deputati dell’HDP, democraticamente eletti a cui già era stata tolta l’immunità parlamentare, anche i sindaci eletti dal popolo sono stati sollevati dal loro incarico e sostituiti. Questa mossa incostituzionale e illegittima oltre essere espressione dell’eliminazione di ogni libertà politica e democratica in Turchia è solo un aspetto di una guerra che si conduce attraverso la grandissima repressione politica e attraverso l’imposizione aramata di coprifuochi e scontri a fuoco nelle città curde del Bakur“.

4) Vi sorprende che quasi nessun media della “democratica” Europa parli di quello che sta avvenendo nel territorio curdo?

” Ciò che sta avvenendo riguarda il mondo intero e certo l’Europa non può continuare a rimanere a guardare e stare in silenzio. Nell’intero Kurdistan l’ondata repressiva del governo dittatoriale di Erdogan contro il movimento curdo e le forze democratiche sta subendo un’impennata e le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno. In questi giorni in Turchia da parte di centinaia di politici curdi è stato avviato uno sciopero della fame per chiedere le comunicazioni e la fine all’isolamento di Ocalan, legittimo rappresentante del popolo curdo, indispensabile alla risoluzione della questione curda nell’ambito della democratizzazione della Turchia e del Medio Oriente. Il progetto del Confederalismo Democratico è un progetto per l’umanità e la libertà del popolo curdo è la condizione di libertà per ogni popolo che aspiri alla democrazia e ai valori umani di convivenza pacifica ecologica e democratica tra popoli“.

5) Volete lanciare un qualche tipo di appello per la manifestazione nazionale che si terrà a Roma il prossimo 24 settembre?

” La mobilitazione nazionale che avverrà a Roma il 24 Settembre è un evento di portata storica e di grandissima importanza oggi. Come ai tempi 99 per proteggere Ocalan, ai tempi della battaglia per liberare Kobane, il momento è molto grave per il popolo curdo. E’ oggi che bisogna mettere in campo tutta la solidarietà e il sostegno di cui siamo capaci, prima che sia troppo tardi. L’anima della resistenza di Kobane non si è mai spenta e di fronte alla minaccia a cui è sottoposto il mondo intero chiediamo a a tutti coloro che sono stati sino ad adesso solidali al popolo curdo, (Comuni, Associazioni, Sindacati, Organizzazioni delle Donne, Partiti e a tutte le comunità) che hanno sostenuto la resistenza di Kobane-Rojava, e del Bakur e che si sono impegnati nelle iniziative per far conoscere il Confederalismo Democratico di partecipare per fermare l’invasione turca del Rojava, contro la, contro la barbarie dell’Isis per l’universalismo dei valori umani, per bloccare il supporto delle potenze internazionali e locali, in particolare USA e UE alla Turchia e per la fine dell’isolamento e per la liberazione del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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