Il respiro delle città: Ferrara, Il Palazzo dei Diamanti – Seconda Parte

Capitolo 2: Ferrara, Marzo 1503

Superata metà mattina il capomastro, l’uomo incaricato da Ercole I d’Este di dirigere i lavori di costruzione del Palazzo dei Diamanti, si incamminò. Era stato convocato in gran fretta dal duca. Non ne conosceva il motivo e per questo ora percorreva la strada assillato da una nebbia di domande.

Arrivato in breve tempo al palazzo, fu accompagnato in una stanza dove il duca era ad aspettarlo. L’uomo avanzò lentamente. Lo scambio di sguardi tra i due fu prolungato e in un primo momento privo di parole.

Dopo qualche istante il duca ruppe il silenzio. «Avete fatto un ottimo lavoro» disse.

«Grazie» rispose l’altro con un’espressione a metà tra il compiacimento e un senso di soffocante angoscia.

Dopodiché il duca fece un gesto di comando a due dei suoi. Questi si avvicinarono al capomastro, lo presero e lo portarono immediatamente via. Mentre cominciava ad essere trascinato, l’uomo guardava con sdegno il duca forse consapevole di ciò che stesse per accadere.

«E il nostro segreto?» strillò velocemente. «Che ne sarà del nostro segreto?».

Il duca lo osservò con superiorità. «Quale segreto?» sussurrò con espressione impassibile, gelida, quasi priva di ogni alito di emozione. Infine lanciò un ultimo cenno deciso affinché venisse condotto fuori dalla stanza.

Il capomastro, senza neppure resistere agli strattoni, gli indirizzò uno sguardo rabbioso e furiosamente preoccupato, gridandogli contro la sua rabbia che parve appena sfiorare l’altro. Infine sparì oltre la soglia. Fu condotto in una stanzetta isolata dei piani inferiori e nessuno poté vedere quel che accadde all’interno. Qualcuno che transitava nelle vicinanze poté solamente, e senza spiegazione, sentirlo. Si dice che le urla di dolore inondarono il palazzo, per poi riemergere dalle finestre ed esplodere all’esterno, fino quasi a risuonare disperate per tutta la città. Al povero capomastro in una polvere di grida afflitte, e oramai mute, fu mozzata la lingua. Successivamente gli vennero cavati gli occhi affinché non potesse mai più né pronunciare parola né vedere il palazzo di cui conosceva ogni segreto. E così non avrebbe mai rivelato a nessuno ciò che sapeva.

Fu poco più di un attimo, una manciata di spietati secondi che lasciò sul volto di quell’uomo evidenti segni, vistosi ma mai tanto grandi quanto quelli che doveva aver provato nella sua anima, e che bastò per porre fine per sempre a parole e sguardi.

Capitolo 3: La leggenda del diamante nascosto

Leonardo avvertiva ancora il sussurro dello strano uomo. E mentre continuava a fissare la facciata e le migliaia di particolari piccole piramidi, gli tornò alla mente la storia che aveva sentito raccontare centinaia di volte: la leggenda del diamante nascosto.

Secondo la leggenda solamente una delle pietre che compongono il bugnato conterrebbe un segreto: un diamante vero e proprio. Ma non uno qualunque… un diamante proveniente esattamente dalla corona di Ercole I d’Este. Solamente il duca e il capomastro addetto ai lavori erano a conoscenza dell’esatta posizione del gioiello all’interno della facciata e questa era una questione che non faceva dormire sereno Ercole I d’Este. Neanche il capomastro poteva riposare in modo del tutto tranquillo perché gli pesava dover condividere un segreto di tale portata da solo con l’altro. Infatti dopo non molto tempo, e proprio per questo motivo, l’uomo fu convocato in gran segreto dal duca che, in seguito ad un breve dialogo, gli fece mozzare la lingua e lo fece accecare, cosicché nessun altro avrebbe mai potuto impossessarsi del piccolo segreto né tantomeno del prezioso gioiello.

Il mistero si collegava con l’altra grande opera iniziata da Ercole I d’Este per Ferrara: l’addizione erculea, l’ampliamento della città per renderla più prestigiosa. Lo scopo era anche quello di estenderla ed inserirla all’interno di alcuni schemi simbolici ed astrologici. Per questo nella realizzazione del progetto erano stati coinvolti non esclusivamente architetti e geometri, ma persino astrologi. In seguito, all’interno dell’edificio si tennero sedute riguardanti l’astronomia e l’alchimia con illustri studiosi dell’epoca.

Palazzo dei Diamanti - Bugnato

Palazzo dei Diamanti – Bugnato

Il fatto di ricercare una geometria particolare ed un legame con le stelle e la numerologia non era un caso isolato, perché era forte l’interesse verso l’alchimia oltre alla ricerca di un’armonia e un equilibrio con la natura intera, con gli astri, e persino con Dio.

La pianta della città, anche se non è possibile distinguerla in modo chiaro oggi, ha la forma di un pentagono (il pentagono è figura simbolica di difesa) e le strade si diramano a partire dal Castello Estense che rappresenta il centro della città.

Il Palazzo dei Diamanti – e con esso il diamante autentico che dovrebbe esser nascosto all’interno del suo perimetro – non è collocato in una posizione casuale ma precisa e strategica affinché, in base alle ricerche di quegli astronomi e studiosi, potesse richiamare, concentrare e raccogliere determinate forze telluriche direttamente all’interno dell’edificio. Era stato creato con lo scopo di attirare le forze positive dell’Universo e, in base alla nuova pianta della città, collocato in quel particolare punto come a rappresentare una grande stella di immensa luminosità in terra. Il suo posizionamento era messo in relazione con la presenza del diamante attraverso il quale si voleva riprodurre in qualche modo una sorta di mappa celeste in terra.

Sulla faccia superiore di alcune di quelle piramidi sarebbe inciso un simboletto che si rifarebbe addirittura alla massoneria o a qualche setta segreta del rinascimento.

Pare che un solo giorno all’anno, ad un’ora precisa, il sole colpisca esattamente una pietra. Una ed una sola di quelle pietre. Per pochissimi secondi ma che sarebbero sufficienti a far scoprire l’ubicazione esatta del diamante misterioso.

Nessuno ha mai potuto verificare questa diceria. Ma adesso, Leonardo ascoltava il respiro incessante dello strano uomo e quel raggio di sole si appoggiò delicatamente sull’edificio. Fu come se il Palazzo dei Diamanti avesse avvertito il richiamo della luce. Si risvegliò. E un immenso chiarore in un momento fu sprigionato da quel punto, esattamente da quello spicchio di facciata che il ragazzo stava ancora guardando e che quella figura intangibile, reale e viva solamente per lui, gli aveva indicato. Simile ad un lampo di bagliore in aumento e accompagnato da un boato ipnotico che era certo lo stesse invitando a non smettere di osservare il segreto.

Leonardo l’aveva trovato.

Laureato in Scienze Politiche, scrittore di romanzi e storie di mistero, avventura, fantasia.
«Anche la persona più piccola può cambiare il corso del futuro»

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