Il respiro delle città: Ferrara, Il Palazzo dei Diamanti – Prima Parte

Capitolo 1: Ferrara, Marzo 2016

Leonardo correva all’impazzata lungo le strade. Non sapeva nemmeno perché esattamente, ma sentiva che doveva farlo. Non aveva mai creduto davvero a quella storia: alla possibilità cioè che certe persone abbiano la facoltà di sentire la voce delle città. Eppure adesso lui la sentiva la voce della sua città, ne era assolutamente certo, e sapeva che era rivolta solo a lui.

Quella mattina era successo qualcosa di veramente strano.

Non appena fuori, si era incamminato verso l’università quando improvvisamente aveva avvertito quel rumore sinistro. Non lo sbuffo del vento nella giornata placida di fine inverno ma qualcosa di più simile ad un vero sussurro. Si era voltato alle sue spalle e non aveva scorto nessuno. Solamente lui si trovava nella stretta viuzza di passaggio. Si girò ancora dalla parte opposta e quando lo fece fu investito da un respiro agghiacciante e da un’immagine sfocata laggiù all’angolo della strada. Il rumore gli veniva incontro, poteva percepirne l’eco che in quei secondi era simile ad una risata emessa sottovoce e proveniva esattamente dallo strano tipo in fondo alla via. Non sapeva certo chi fosse e non poteva neanche distinguerlo bene, ma voleva sapere perché continuasse a guardarlo e anche perché in qualche modo stesse attirando la sua attenzione.

Provò un lieve brivido di timore riflettendo sullo strambo incontro mentre continuava a sentire il respiro, accennato eppure chiaro, inconsistente ma vivo come l’aria. Spostò gli occhi prima da una parte e poi dall’altra e infine decise di proseguire. Fece per avvicinarsi sicuro ma, appena pochi passi, e quello sparì al di là dell’angolo della strada. Il ragazzo si stupì ed esitò per un momento, rimanendo incerto a farsi domande, e intanto il respiro ondeggiante si allontanava. Forse lo strano uomo voleva lasciarsi seguire. Senza pensarci oltre, spalancò le idee e si lanciò al suo inseguimento.

E adesso, Leonardo correva all’impazzata lungo le strade. Rincorse il suono. Il mormorio aumentava, si faceva sempre più forte. Superata infine l’ennesima curva, il ragazzo si fermò. Recuperò il respiro e guardò davanti a sé.

Si trovava di fronte al Palazzo dei Diamanti.

Riprendendosi dalla corsa sfrenata, proseguì ad osservare la costruzione ancora per vari secondi.

Il Palazzo dei Diamanti è tra i più famosi monumenti di Ferrara e dell’intero Rinascimento italiano. Si trova al centro della cosiddetta Addizione Erculea: un’opera urbanistica che si ebbe a Ferrara tra la fine del quattrocento e l’inizio del cinquecento. Si trattava dell’elaborazione di un raddoppiamento della città per accrescerne il prestigio. L’edificio fu progettato per conto di Sigismondo d’Este, fratello del duca Ercole I d’Este, nel 1492. La sua costruzione avvenne tra il 1493 e il 1503. Subì successivamente una serie di modifiche tra il 1567 e il 1570 e fu abitato in maniera discontinua da diversi componenti della casa d’Este fino a quando Ferrara non finì sotto il controllo pontificio nel 1598.

Da un punto di vista architettonico la principale caratteristica del Palazzo dei Diamanti è il bugnato, la particolare lavorazione muraria in cui la parete è a forma di punte di diamante, aspetto che ne ha determinato il nome. Non si conosce il numero esatto delle migliaia di piccole piramidi a forma di diamante che costituiscono la facciata, ma un conteggio indicativo le stima in numero compreso tra 8500 e 12000. I blocchi di marmo bianco sono venati di rosa e danno vita a singolari effetti prospettici causati dal diverso orientamento delle punte – non tutte inclinate alla stessa maniera – alcune orientate verso terra, altre al centro oppure in direzione del cielo, allo scopo di catturare la luce solare nei modi più disparati.

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Leonardo adesso volgeva lo sguardo a quella abbagliante facciata. Uno sbuffo improvviso a poca distanza di fianco a lui, il sussurro riprese a farsi sentire prepotentemente. Una voce spettrale aveva sollevato di nuovo la sua attenzione. Lo aveva attratto. Si girò di scatto e la vide. La figura era immobile, davanti al palazzo, e lo chiamava. Riuscì finalmente a vederlo in modo chiaro. L’uomo aveva una caratteristica particolare sul viso che il ragazzo non riusciva a smettere di notare. Gli occhi erano percorsi da due pesanti cicatrici. Era cieco e pareva che le guance fossero attraversate da lacrime. Ma l’espressione ora era serena. Stava piangendo ma di un pianto sollevato.

Quello tirò un sospiro, un’onda penetrante che arrivò dritta fino a Leonardo. Poi iniziò a camminare lungo la facciata del palazzo. Infine sollevò il braccio ed indicò qualcosa.

Un raggio di sole improvviso, teso e fiammeggiante come lama di luce incandescente si posò sull’edificio. L’espressione di Leonardo si fece esterrefatta, e ricordò quello che aveva letto e sentito raccontare tante volte… adesso la sua bocca era spalancata per la meraviglia e non poteva crederci.

Capitolo 2: Ferrara, Marzo 1503…

Laureato in Scienze Politiche, scrittore di romanzi e storie di mistero, avventura, fantasia.
«Anche la persona più piccola può cambiare il corso del futuro»

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