Ras Santo: intervista all’anima rastafariana di “Gazebo”

Gazebo” è un programma, condotto da Diego Bianchi alias “Zoro, che va in onda ogni giovedì e domenica in seconda serata su Rai Tre. Tra gli altri componenti della “famiglia” di Gazebo possiamo citare il genio della creatività e dei disegni Marco Dambrosio, conosciuto come Makkox,  e il tassista Mirko Matteucci, alias Missouri 4.

Tra i vari inviati, invece, uno dei più amati e conosciuti è sicuramente il rasta Marco di Fabio che, visto il suo stile di vita e la sua capigliatura, viene chiamato “Ras Santo“. Alcuni giorni fa abbiamo avuto il piacere di intervistare questo personaggio per conoscerlo meglio e sapere qualcosa di più su di lui e sul suo lavoro.

1) Ciao Ras Santo: come mai hai scelto questo nome?

Bless! Prima di tutto vorrei presentarmi con il mio vero nome che è Marco. Per quanto riguarda “Ras”, ovviamente, proviene da rasta che è la mia fede, il mio stile di vita che cerca di prendere ogni giorno ispirazione dal Rastafari Hailè Selassiè I: la luce e la guida di ogni rasta. Il mio soprannome “Santo”, invece, mi hanno iniziato a chiamare così quando ero giovane e si riferivano al mio modo di fare. Difatti, credo di essere una persona abbastanza altruista e questo non sono solo io a dirlo“.

2) Posso chiederti come sei venuto a conoscenza e cosa ti affascina di più di un movimento religioso quale il rastafarianesimo?

Dalla prima volta che ho ascoltato la voce di Bob Marley ho capito che c’era qualcosa di spirituale, di mistico, che mi faceva vibrare. Anche se all’inizio non comprendevo quasi nulla, riuscivo comunque a comprendere che dietro quella parola “rastafari” c’era qualcosa di grande. Poi, col passare del tempo, la curiosità mi ha spinto ad abbracciare sempre di più questo stile di vita che, voglio specificare, non è una religione, almeno non come è oggi intesa in Babylon, ma è una rinascita dello spirito e del corpo. Come dice I&I :” Your Body is Your Temple, Physical and Spiritual”“.

3) Dove è nata questa passione per la musica reggae? Oltre al reggae “vecchio stile” ti interessi anche ad altri generi, ad esempio la roots o la dub?

La passione per la musica reggae è nata per caso. Avevo 12 anni ed ho ascoltato alcune canzoni di Marley, almeno le più famose: I Shot The Sheriff, One Love, Jammin, Buffalo Soldier. Come ti dicevo prima, sono rimasto impressionato dal ritmo, dal suono del basso, dal one drop della batteria; insomma, sono stato catturato da questo sound speciale e da lì ho iniziato anche da ascoltare tutto il resto: la roots, la dub, lo ska, il rab-a-dub. E’ ovvio che sono un amante del roots/reggae anni ’70 e ’80 e sicuramente non sono un grande appassionato della nuova scena dance perchè non condivido il modo in cui viene usata la musica. Nella maggior parte dei casi si tende a parlare di violenza e tutto questo non fa bene ai giovani; io cerco di parlare di cose che succedono nella vita di tutti i giorni, dei diritti, di giustizia in un nuovo mondo, di cambiamento in positivo, di amore. Questi, secondo me, dovrebbero essere i temi principali di questo genere di musica e non solo; non violenza, omicidi e pistole“.

4) Alcuni anni fa hai fondato una band reggae chiamata Red Stripes: come mai questa scelta?

Per quanto riguarda il nome è una storia lunga. Posso dirti che essendo nati in un centro sociale, il CSO Ricomincio Dal Faro, il rosso ci piace. Inoltre posso aggiungere che anche la birra giamaicana ( denominata Red Stripe, n.d.r.) non è niente male“.

5) Come inizia la tua collaborazione con il programma “Gazebo” di Zoro? Hai un qualche ruolo specifico: vedi il tuo rapporto “intimo” con il ministro dell’interno Angelino Alfano?

La mia collaborazione con Gazebo, se non sbaglio, parte nel 2013 e, come tutti, ho iniziato facendo la “gavetta”. Poi, pian piano, i miei ruoli sono cambiati e adesso faccio parte della redazione vera e propria. Mi occupo, principalmente, degli artisti ospiti in trasmissione, fattore che mi porta grandi soddisfazioni soprattutto per la mia personale esperienza musicale. Il mio rapporto con Diego Bianchi è veramente amichevole: è una persona molto disponibile e preparata, con un grandissimo bagaglio culturale e musicalmente è ancora più preparato. Il discorso su Alfano è iniziato grazie alla collaborazione di Andrea Salerno con lo stesso Diego i quali, ovviamente, trovavano il mio incontro con il ministro una cosa troppo comica: un rasta che incontro il ministro dell’interno per di più di destra. L’idea è piaciuta e sta andando avanti ancora adesso“.

6) Tra Missouri 4, Zoro e Makkox preferisci qualcuno  ( nulla togliendo agli altri due naturalmente)?

Ti rispondo che per me sono tutti sullo stesso piano. Non posso dirti meglio l’uno o meglio l’altro, voglio bene a tutti loro e all’intera redazione ovviamente“.

7) Hai avuto un qualche ruolo nella scelta degli artisti reggae che hanno suonato all’anteprima delle varie puntate di Gazebo: ad esempio Big Youth e U-Roy nel febbraio 2015? Quale è stato quello che ti ha sorpreso di più?

Certo che ho avuto un ruolo ed anche importante. Diciamo che c’è quasi sempre il mio zampino quando vedi un artista reggae sul palco di Gazebo. U-Roy e Big Youth poi sono stati speciali perchè insieme a loro siamo riusciti a registrare una nuova canzone: ” I Wonder Why” dei Red Stripes feat. Big Youth e U-Roy. E’ stata una soddisfazione ancora più grande per me e per la mia band“.

8) Ultima curiosità: il tuo pezzo e il tuo artista reggae preferiti?

Lo so che è scontato ma non posso dire diversamente: ” Time Will Tell” di Bob Marley. Come diceva Peter Tosh, però, anche io ho come lui la mia ” Reggae Militis”. In questo periodo mi sto ascoltando molto Bunny Wailer, soprattutto il pezzo “Rule This Land”. Al contempo apprezzo molto la nuova scena rub-a-dub giamaicana come Protoje, Iba Mahr, Chronix e Jess Royal e, ancora, Damian Marley, Stephen Marley, Midnite e molti altri“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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