Radiosonar: i 13 anni della web radio indipendente tosco-romana

Radiosonar è una emittente radiofonica nata nel 2002 sul web. Libera da ogni logica di mercato e di partito, è un vero e proprio spazio aperto dove chiunque può dar voce alle proprie idee e al proprio pensiero personale. Questa emittente, inoltre, si è distinta per essere al fianco del CSO Sans Papiers di Roma, uno dei più attivi nel campo degli aiuti verso i migranti che, da parecchio tempo oramai, arrivano all’interno del G.R.A. in cerca di aiuto.

Tale spazio radiofonico , rifiutando ogni fascismo, ogni discriminazione e qualsiasi forma di violenza cerca di trattare, per quanto possibile, vari tipi di argomenti: dalla musica alla cultura, dalla politica ai vari fatti quotidiani, con coerenza, consapevolezza e laicità. Il prossimo weekend, venerdì 16 e sabato 17 settembre 2016, Radiosonar festeggia i 13 anni dalla fondazione e, per l’occasione, ha organizzato un vero e proprio festival negli spazi dello SCuP (SportCulturaPopolare) di Roma.

Si tratterà di una due giorni di eventi, dibattiti e musica. Venerdì 16, ad esempio, vi sarà un incontro con i comitati del quartiere San Giovanni, aperto a chiunque vorrà, per discutere degli spazi e della cultura popolare e indipendente nella capitale in questo periodo di crisi.

Sabato 17, invece, sarà presentato il libro sui 30 anni dell’emittente radiofonica bresciana “Radio Onda d’Urto” e, dalla sera in poi, ci sarà spazio per la musica con il concerto degli Skasso e la chiusura affidata alla dancehall della “Radio Sonar Reggae All Stars“. Alcuni giorni fa abbiamo intervistato gli stessi “lavoratori ” di Radiosonar per conoscere meglio quella bella esperienza del panorama radiofonico capitolino.

1) Perchè è nata una radio come “Radiosonar”? L’avete fondata per un qualche scopo specifico?

” Radiosonar è nata in un luogo (Pistoia) e in un momento storico (il 2003) un po’ particolari. Da un lato, infatti, siamo in una città dove non esistevano tanti punti d’incontro o spazi di socialità, dall’altro ricordiamo che internet, agli albori degli anni 2000, cominciava a diffondersi tra le persone. L’intuizione di allora fu quella di sfruttare le potenzialità della rete “come punto di incontro” (non è che Facebook si sia inventato chissà che, diciamocelo) e sfruttando quel poco di interattivo che c’era allora (la messaggistica sms, i trillini di messenger e le chat room) sono nate le prima trasmissioni… da li poi è stato un susseguirsi di avventure. Inizialmente la presenza a metà tra Roma e la Toscana e dal 2007 il definitivo trasloco nella città eterna. Lo scopo originario però e rimasto sempre lo stesso, dare la possibilità a tutti di far sentire la propria voce e di interagire con gli altri. Delle tante cose che sono cambiate nel mondo negli anni di vita della radio una cosa sola è rimasta intatta: dal 2003 a oggi, la voglia di chi ci governa di creare divisioni, di far sentire sole le persone, facendole stare chiuse in loro stesse e bloccate nei loro problemi. Ecco, lo scopo per cui radiosonar è nata invece è l’esatto opposto… sono anni che proviamo, attraverso la nostra narrazione a costruire una comunità, sia essa legata dalla musica che ascoltiamo come dalla voglia di cambiare il mondo“. 

2) I vostri programmi variano dalla musica all’informazione in generale fino alla cronaca militante: come mai avete optato per un palinsesto così vario? Non pensate che era meglio concentrarsi su un qualche argomento specifico?

” L’idea di avere un palinsesto così variegato, come quello che di anno in anno presentiamo, non è dettato solamente dalle trasmissioni che vengono proposte alla radio, ma è una scelta strategica. Il desiderio, infatti, è quello di sfruttare tutta la potenza della rete. Un palinsesto variegato ti dà la possibilità di essere presente su più frangenti: basta fare un giro sui internet per vedere che esistono milioni di blog, chat, gruppi, account e profili dedicati praticamente a ogni argomento. Perché quindi non ospitare all’interno delle nostra comunità altrettanti programmi? Con questa idea, e con la propensione ad “ascoltare” tutti (e di tutto) siamo riusciti nel corso del tempo ad incontrare un sacco dipersone diverse, assecondandone gusti e desideri, fino a formare quella grande famiglia molteplice e variegata che anima le nostre (web)frequenze. Infine, nonostante le diversità, le trasmissioni della radio si muovono su dei punti di partenza comuni e nel corso della stagione si confrontano, incontrano, e scontrano… e cosi facendo si contaminano, si cambiano, ma soprattutto crescono assieme. Si può parlare di una vera e propria radio meticcia che di anno in anno matura grazie ai continui confronti tra i suoi membri“.

3) Come scegliete il vostro palinsesto? Avete delle basi specifiche da cui partire?

” Questa è una domanda interessante; molte volte, soprattutto ora che le web-radio sono in aumento, parliamo con persone i cui format sono stati “rimbalzati” da radio che, forse per discorsi di sponsor e pubblicità, chiedevano un «numero di ascoltatori garantiti» come requisito base, anche solo per prendere in considerazione la proposta. Ovviamente anche noi abbiamo dei criteri con cui valutare se un format rientra o meno nel progetto RadioSonar, ma questi di certo non saranno mai legati al “numero di ascoltatori” che la trasmissione raggiunge o che porti in dote. Come dicevamo prima, il nostro intento è quello di creare una comunità, la più variegata possibile, quindi di base accettiamo format su ogni argomento (nel corso del tempo abbiamo ospitato programmi dai “classici” format musicali e di cronaca, ai format di ricette culinarie, un paio di trasmissione legate ai libri, un programma sui fumetti, alcune opere teatrali etc.). Gli unici paletti che richiediamo sono quelli dell’antifascismo, dell’antirazzismo e dell’antisessismo, anche perché una qualsiasi trasmissione che non rispetta questi valori è francamente inascoltabile. Poi va detto che a differenza di altri la radio è totalmente autofinanziata dalle iniziative a sostegno del progetto. Non ha pubblicità né sponsor, quindi un’altra cosa che si chiede a chi propone il format è di fare parteecipare alle attività della comunità e non solo della sua singola trasmissione. Però, appunto, oltre queste piccole, ma fondamentali, cose nel momento dell’organizzazione del palinsesto “parliamo con tutti di tutto” senza pregiudizi“.

4) I prossimi 16 e 17 settembre festeggerete il tredicesimo compleanno della radio, un bel traguardo: ve lo aspettavate quando avete iniziato a trasmettere?

” Un po’ ci abbiamo sempre sperato ma non è stata facile. Quando inizi un progetto parti sempre «incendiario e fiero», anche perché sennò è inutile partire, ma parafrasando Rino Gaetano il rischio di «arrivare pompiere» è sempre dietro l’angolo. Tredici anni sono tanti, soprattutto per chi come noi campa grazie all’autorganizzazione di tutti i membri della radio. Negli ultimi anni un po’ di cose ci hanno fatto tentennare: sono aumentate, grazie all’assurdo monopolio Siae, le spese per le tasse; nel 2015 abbiamo subito lo sgombero dello studio 2, all’interno del primo SCuP in Via Nola. Però abbiamo solo tentennato perché siamo una comunità determinata a far parlare (e ad ascoltare) RadioSonar. Non solo a Roma, ogni volta che in questi 13 anni ci vedevano demoralizzati, i nostri fratelli e sorelle dalle altre città ci ricordavano cosa stavamo facendo. Ci siamo rimboccati le maniche tante volte e siamo rimasti saldi al timone delle nave; continuando su queste metafore marinare, dopo 13 anni siamo pronti a “salpare” ancora una volta e andare avanti per la nostra rotta“.

5) Da sempre siete la radio “ufficiale” del CSO Sans Papiers e dello SCuP, due famosi spazi occupati di Roma. Come nasce questa fratellanza?

Innanzitutto per una questione meramente geografica, essendo la radio all’interno del Sans Papiers e avendo avuto, come già ricordato, uno studio anche dentro Scup, anche solo salutarsi quando ci si incontra all’interno degli spazi si crea un legame. Alcuni dei redattori della Radio, inoltre, militano all’interno di questi luoghi. È quindi normale che ci sia un’unione di intenti e un’intersecazione di piani politici, però definirla “radio ufficiale” non ci piace molto. In primo luogo perché l’ufficialità non è un’etichetta che ci interessa, poi perché come dicevamo prima tendiamo a parlare “con tutti”. Noi condividiamo con il Sans e con Scup battaglie importanti, come quelle legate alla riqualificazione degli spazi abbandonati nella città di Roma, soprattutto in un quartiere come S.Giovanni, attraverso la pratica dell’occupazione e dell’autogestione diretta da parte dei cittadini. Non siamo, però, un “emanazione diretta” di quelle assemblee. La radio ha una sua autonomia e un suo progetto che ben si lega a quelli del Sans Papiers e di Scup, ma anche a quelli di tante altre realtà del territorio del VII municipio, per non parlare più in generale dei percorsi più ampi come quello di DecideRoma. Quindi la risposta a come nasce la fratellanza con queste realtà, ma non solo con queste, è: nelle lotte e sui temi a noi cari che sono diritti, spazi e libertà“.

6) Un progetto particolare per il futuro ce lo avete? Un qualche sogno nel cassetto invece?

” Progetti per il futuro ne abbiamo moltissimi e stiamo lavorando per fare una bella stagione radiofonica. Quest’anno vogliamo continuare l’opera di ampliamento del palinsesto con l’ingresso di nuove trasmissioni in modo da incontrare nuove persone e far sentire la nostra voce sempre più forte. Vogliamo continuare a sfruttare il potere aggregativo del “mezzo radio” e del luogo fisico in cui siamo. Porteremo avanti le nostre battaglie, ma l’assegnazione degli spazi di Carlo Felice, è una questione imprescindibile per poter continuare a dare dignità a tutto il lavoro fatto, alla fatica, all’allegria messa e l’impegno speso. Sulla stabilità del CSO Sans Papiers ci spenderemo con forza“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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