Radio Onda d’Urto: la storica emittente radiofonica bresciana rischia di chiudere.

Il 18 dicembre 1985 inizia a trasmettere, grazie all’impegno di numerosi attivisti ed attiviste della città di Brescia, quella che sarebbe diventata una storica radio di movimento nel panorama politico italiano: Radio Onda d’Urto. Il prossimo 18 dicembre, tra pochi giorni, saranno passati esattamente 32 anni da quella data.

Un lasso di tempo in cui questa emittente radiofonica ha portato avanti le voci di protesta e le lotte sociali e politiche delle varie realtà esistenti nella regione della Lombardia. Nel 1992 vi fu una vera e propria svolta: proprio in quell’anno, infatti, si decise di dar vita ad un nuovo palinsesto incentrato, principalmente, sulla necessità di fare informazione e sulla contro-informazione.

Nel 2001 fu una delle prime emittenze radiofoniche che trasmise in diretta cosa stava succedendo nella scuola Diaz nella serata conclusiva del G8 di Genova. Finora, uno dei principali metodi di autofinanziamento è una festa, che si svolge ogni anno in piena estate, dove si cerca anche di diffondere le idee politiche e culturali della radio.

Purtroppo in questi ultimi giorni Radio Onda d’Urto è a rischio chiusura a causa di un’imposta, pari a 180 mila euro, che dovrebbe pagare dall’Agenzia delle Entrate di Brescia. Di seguito pubblichiamo il comunicato con cui gli attivisti e le attiviste della radio dicono la loro versione dei fatti e chiedono un aiuto ai loro ascoltatori.

Radio Onda D’Urto è in un momento di grave difficoltà economica: rischia di non avere le risorse per quest’anno radiofonico e coprire così le spese fino alla prossima Festa di agosto. Questa situazione è determinata da un’ingiusta gabella di 180 mila euro che l’Agenzia delle entrate di Brescia ci ha imposto.
La cronaca è molto chiara: nel 2006 abbiamo fatto uno scambio di frequenze con un network commerciale privato per eliminare problemi di interferenze. Dopo aver chiesto indicazioni a funzionari del ministero delle Comunicazioni e a vari esperti del settore su come realizzare regolarmente l’operazione, abbiamo ceduto la nostra storica 106,5 Fm in cambio di quella attualmente occupata. Si è trattato di un baratto, senza alcuno scambio di denaro, che non ci ha fatto guadagnare nulla in termini finanziari, ma ci ha permesso di avere un segnale senza più disturbi. Dopo alcuni anni ci è stato intimato di pagare: per l’Agenzia delle entrate avremmo infatti ottenuto una plusvalenza e dovevamo quindi pagare una considerevole imposta.

Il nostro ricorso contro questa sanzione ha vinto in due gradi di giudizio (con relativo sbugiardamento quindi dell’Agenzia delle entrate) davanti a un’apposita commissione tributaria, che ha riconosciuto non esserci stato alcun profitto nello scambio e ha condannato pure la controparte al pagamento delle spese processuali.
L’Agenzia delle entrate, con pervicacia e protervia, ha impugnato entrambe le sentenze a noi favorevoli trascinandoci quindi davanti alla Cassazione. Qui, secondo il parere dei nostri consulenti e legali, avremmo, con molta probabilità, perso: difficilmente l’Alta Corte avrebbe infatti riconosciute la peculiarità e l’anomalia di una emittente come Radio Onda d’Urto, gestita da un’Associazione culturale senza fini di lucro e che – per questo – non ha obbligo di mettere a bilancio le proprie frequenze. In parole povere, avremmo rischiato che i giudici considerassero senza valore la nostra frequenza (in quanto non valutata) e ritenessero che, dalla permuta, Radio Onda D’Urto ci avesse guadagnato, ottenendo un canale che l’altro soggetto dello scambio, il network commerciale, aveva stimato in 400mila euro circa. Tutto questo perché loro l’avevano messo a bilancio e noi no: essendo un Associazione culturale, non dovevamo farlo.

Un pronunciamento negativo della Cassazione avrebbe significato una sanzione da oltre 450 mila euro, con conseguenti pignoramenti, che avrebbe minacciato la stessa esistenza della Radio o – comunque – l’avrebbe pesantemente ipotecata per molti anni. Si è presa quindi la decisione probabilmente più sofferta della nostra storia: sottostare al “ricatto” dell’Agenzia delle entrate e pagare 180mila euro per salvaguardare Radio Onda D’Urto dalla “roulette russa” della Cassazione.
Noi consideriamo quanto ci è accaduto una sorta di “rapina politica”. In un contesto in cui l’evasione fiscale nel bresciano ha proporzioni enormi (ben oltre un miliardo di euro secondo le stime ufficiali), l’Agenzia delle entrate ha deciso con un vero e proprio accanimento di vessare una realtà autogestita che non ha mai guadagnato un euro in 32 anni, non trasmettendo pubblicità e basandosi esclusivamente sull’autofinanziamento. Avrebbero potuto accettare i due gradi di giudizio dove ci hanno dato ragione e, invece, hanno deliberatamente deciso, con ostinazione…quantomeno sospetta, di proseguire il contenzioso, sapendo che noi rischiavamo tutto e loro, invece, nulla! Non importa, inoltre, se lo Stato ci deve ancora dare più di 35mila euro di rimborsi delle bollette telefoniche ed elettriche, che attendiamo ormai dal lontano 2009!
Per pagare abbiamo dovuto utilizzare tutte le riserve che avevamo accantonato in dieci anni, grazie all’abnegazione e all’impegno di centinaia di volontari e di volontarie. Adesso non abbiamo più un soldo, siamo stati messi a terra ma siamo assolutamente intenzionati a risollevarci e a non farci tappare la bocca. Siamo convinti che in uno scenario di moderna barbarie capitalistica, caratterizzata dalla cancellazione dei diritti sociali, dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, dal pericolo xenofobo e dal ripresentarsi dei fascismi, l’esistenza di uno strumento di comunicazione antagonista e di informazione libera come Radio Onda D’Urto sia un prezioso bene comune da salvare.
Chiediamo quindi a tutti e a tutte di aderire alla campagna straordinaria di abbonamenti (da 7 euro al mese) e di sottoscrizione che è iniziata lunedì 11 dicembre e finirà domenica 17 dicembre.
Non ci faranno tacere, mai!”

Per informazioni: 03045670 o www.radiondadurto.org/sostienici

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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