Più poteri allo Stato, si riscrive la Costituzione. 

By Redazione
On 10 ottobre 2012 At 20:45

Category : Agorà

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In tempi strettissimi, al via in Consiglio dei ministri disegno di legge che stravolge nuovamente la delicata materia del, più volte ‘ritoccato’, titolo V della Costituzione. Dagli ultimi scandali nelle giunte regionali, la nuova necessità di ridisegnare i confini di competenza tra Stato e Regioni.


di Edoardo Cellini

‘’Corsi e ricorsi storici’’. Il federalismo, invocato per un ventennio come panacea di tutti i mali, come unica strada per organizzare e gestire la res publica, ora non piace più. O perlomeno, non piace come è stato fatto.

Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha incontrato ieri rappresentanti delle Regioni e degli enti locali annunciando, a palazzo Chigi, la chiara intenzione di riformare il titolo V della Costituzione, andando ad incidere in particolare su quello che era stato un baluardo delle variegate aspirazioni localistiche: il federalismo regionale.
Alla base dell’intenzione di archiviare un decennio di sperimentata autonomia regionale ci sono le moltissime ambiguità emerse dall’applicazione della legge fin dal 2001 che, invece di snellire la mole di burocrazia che grava sulla macchina statale, hanno finito per acuire progressivamente i conflitti di competenza nelle materie concorrenti tra Stato e Regioni, invocando, sempre più spesso, “l’ultima parola’’ della Corte Costituzionale.

Tuttavia la situazione d’incertezza nei rapporti tra Stato e Regioni era sì grave, ma non a tal punto da profilare una svolta a pochi mesi dalle elezioni. Ed invece, forse sull’onda emotiva suscitata dagli scandali sulla gestione dei fondi destinati ai gruppi regionali, nella giornata di ieri il Governo ha dato l’avvio dell’iter per le leggi di revisione costituzionale. L’annuncio è stato effettuato dal ministro della P.A. Filippo Patroni Griffi alla commissione Affari Costituzionali il quale ha auspicato senza giri di parole un vero e proprio “intervento chirurgico”. Intervento che con ogni probabilità andrà ad incidere soprattutto sull’aspetto della gestione delle risorse, nel solco dei tagli agli enti locali e ai costi della politica tracciato da questo governo.

Dunque l’oggetto su cui si “opererà” saranno proprio le competenze, come spiega la relazione che introduce il ddl, ridisegnate secondo il principio “ dell’unità giuridica ed economica della Repubblica come valore fondamentale dell’ordinamento, prevedendo che la sua garanzia, assieme a quella dei diritti costituzionali, costituisce compito primario della legge dello Stato, anche a prescindere dal riparto delle materie fra legge statale e legge regionale”.

Sulle materie concorrenti la “supremazia” dello Stato centrale sembra emergere, in queste prime battute, come ‘criterio guida’ da seguire in caso di controversia. Ma non finisce qui. Le Regioni non saranno più, secondo il nuovo disegno costituzionale, enti autonomi come li intendiamo oggi. Intorno all’orbita dello Stato, torneranno a gravitare le norme di competenza esclusiva in merito all’istruzione, alle infrastrutture, ai trasporti e all’energia.

Alle parole del governo sono seguite le reazioni della politica. In particolare di chi ha condotto per trent’anni battaglie politiche in favore del regionalismo. Le voci leghiste, come da copione, non hanno tardato a sollevare il loro “vibrante” coro di protesta, manifestando la preoccupazione in merito al progetto di riforma. Progetto che intaccherebbe proprio quelle norme, la quale, a detta dei rappresentanti del movimento padano, “tutelavano le autonomie di entrata e uscita…sulla base della quale si è svolto l’intero processo del federalismo fiscale”.

Infatti, tra le novità che verranno introdotte con la ri-manipolazione del titolo V della Costituzione, quella che preoccupa più gli enti locali e le giunte regionali è quella che regolerebbe i controlli fiscali. Così come lo prevede il disegno di legge, le Regioni saranno “imbrigliate” e tenute a freno proprio dalla Corte dei Conti, la quale potrà intervenire anche nei controlli del bilancio regionale, degli obiettivi di spesa raggiunti dalle autonomie.

Il federalismo cambia volto e, sorpresa, ritorna in scena lo Stato centrale; almeno nelle intenzioni.

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