Piazza Fontana: un ricordo della strage milanese

Oggi, 12 dicembre 2016, ricorre il 47esimo anniversario dalla strage di piazza Fontana. Alle ore 16:37 del 12 dicembre 1969 una bomba con 7 chili di tritolo esplose all’interno della Banca dell’Agricoltura, il bilancio fu tragico: 17 morti e ben 88 feriti.

Immediatamente furono accusati gli anarchici del capoluogo milanese: Giuseppe Pinelli, che il 15 dicembre seguente, morì in circostanze mai chiarite dopo un volo dalla finestra della Questura milanese dove era stato portato per essere interrogato su quei fatti. Solamente dopo anni le indagini si concentrarono sugli ambienti neofascisti e si iniziò a indagare negli ambienti del neofascismo veneto di Ordine Nuovo.

Alla fine, anche se non vennero mai processati perchè assolti negli anni’80, vennero giudicati come mandanti della strage di piazza Fontana sia Franco Freda che Giovanni Ventura: noti esponenti dell’estrema destra veneta che, fino ad allora, avevano ricevuto il pieno appoggio e la totale copertura istituzionale.

La strage di piazza Fontana diede il via a quello che è conosciuto come “periodo della strategia della tensione“. Un lasso di tempo che interessò l’Italia durante tutto il decennio degli anni ’70 e che vide il compiersi di altre sanguinose stragi come quella di piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974, o alla stazione centrale di Bologna, il 2 agosto 1980. Dietro a molti di questi spargimenti di sangue ci fu sempre la mano del neofascismo che, con l’aiuto degli apparati statali, cercava di fermare l’avanzata di uno dei più importanti partiti comunisti del mondo occidentale di allora.

Nonostante siano passati così tanti anni, la memoria del 12 dicembre 1969 non sembra essere sparita del tutto. Sabato scorso, per le strade di Milano, un partecipato corteo ha sfilato da piazza Fontana a piazza della Scala, sede di palazzo Marino, per cercare di chiedere giustizia su una delle pagine più nere della storia italiana del XX secolo.

I partecipanti hanno voluto far vedere come, anche nel mondo d’oggi, ci sono istituzioni che non ci pensano due volte a usare il terrore per affrontare alcune loro tematiche interne. Durante la manifestazione, infatti, si è svolto un vero e proprio presidio sotto il consolato turco per denunciare la politica repressiva che il governo di Ankara sta portando avanti, negli ultimi mesi, contro la minoranza curda che abita nella Turchia sud-orientale.

Durante la giornata si è anche trovata l’occasione per gridare il proprio disappunto su una nuova ed ennesima avanzata dell’estremismo di destra che, in varie zone d’Italia, si sta facendo risentire senza che nessun esponente istituzionale faccia nulla al riguardo. Un ennesimo segnale di questa avanzata nera che negli ultimi tempi sta acquistando sempre più consensi sia a Milano che a Torino.

Nel capoluogo milanese, nella notte tra venerdì e sabato, è stato nuovamente sfregiato il murales in ricordo della partigiana Lia, nome di battaglia di Gina Galeotti Bianchi, nel quartiere di Niguarda. Alcuni ignoti, che si sono firmati con la sigla “Macete“, hanno lasciato una scritta emblematica sul murales che recitava “Infami Traditori della Patria” accompagnata da croci celtiche e svastiche ben visibili.

Sotto la Mole Antonelliana, invece, si sono registrati tensioni tra i movimenti antifascisti locali e CasaPound, formazione di estrema destra che, negli ultimi tempi, si sta dando sempre più da fare per acquistare consensi a Torino e dintorni. Tutto questo CasaPound riesce a farlo grazie anche alla repressione che la Digos, negli ultimi mesi, porta avanti contro gli anarchici del capoluogo piemontese: ultimo evento, in ordine cronologico, è quello avvenuto a fine novembre quando quattro attivisti sono stati accusati di aver impedito uno sfratto esecutivo; tutti e quattro sono stati condotti in carcere mentre per altri nove è scattato il divieto di dimora a Torino.

Insomma, come avvenuto a Roma negli scontri del 5 novembre scorso nel quartiere Magliana, anche nel nord Italia l’estremismo di destra si sta “aprendo” a tematiche che, da sempre, sono care agli antifascisti e alle antifasciste locali: in primis il problema abitativo che, oramai, coinvolge sempre più persone dal Nord al Sud Italia. Vedremo come andrà avanti questa situazione e quanto durerà ancora la copertura di parti dello Stato in favore dei neofascisti.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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