Peter Tosh: 30 anni senza l’anima rude dei “The Wailers”

L’11 settembre 1987 moriva, a soli 43 anni di età, il cantante Winston Hubert McIntosh, noto a tutti con lo pseudonimo di Peter Tosh. Lunedì prossimo, 11 settembre 2017, saranno passati 30 anni da quella data.

Conosciuto per il suo forte impegno politico e sociale a favore, soprattutto, della causa panafricana, Peter Tosh rappresentò l’anima rude e militante dei “The Wailers: lo storico gruppo reggae che Tosh fondò, nel 1965, assieme a Bob Marley e a Bunny Wailer. Le sue inamovibili posizioni contro la corrotta Babilonia e i suoi contrasti con lo stesso Marley portarono, però, nel 1973 McIntosh ad abbandonare il gruppo e ad intraprendere una altrettanto fortunata carriera musicale da solista.

Peter Tosh nacque il 19 ottobre 1944 nella zona della contea di Cornwall, nella zona più occidentale della Giamaica. All’età di 15 anni, per cercare miglior fortuna, si trasferì nella capitale Kingston andando a vivere nel ghetto di Trenchtown, la zona più attiva dal punto di vista musicale della città.

A Kingston, date le sue spiccate doti nel campo della musica, prese lezioni di canto dal più conosciuto musicista giamaicano di allora, Joe Higgs, e grazie a lui conobbe altri due giovani della zona con una forte passione per la musica: Robert Nesta Marley, per tutti Bob Marley, e Neville O’Riley Livingston, che si faceva chiamare Bunny Wailer. Tra i tre, fin da subito, vi fu una forte sintonia e così decisero di dar vita ad un gruppo musicale chiamato “Wailing Wailers“.

Nel 1964 grazie al supporto del produttore Clement “Coxsone” Dodd, proprietario della storica etichetta discografica giamaicana della Studio One, i Wailing Wailers incisero la loro prima canzone: “I’m Still Waiting“. Il pezzo, però, che li porterà una certa notorietà in Giamaica uscirà l’anno seguente e si chiamerà “Simmer Down“.

Dopo Coxsone, i Wailing Wailers cominciarono a lavorare con un altro importantissimo produttore giamaicano: Lee “Scratch” Perry. Ma fu all’inizio degli anni ’70 che incontrarono quel personaggio che avrebbe dato una svolta decisiva al loro percorso: Chris Blackwell.

Blackwell, infatti, era un bravissimo produttore inglese, proprietario dell’etichetta della Island Records, che da un pò di tempo era in Giamaica alla ricerca di talenti locali da far conoscere sul mercato musicale europeo ed occidentale. Nel 1973, pochi mesi dopo, aver conosciuto Bob, Peter e Bunny, il produttore inglese li convinse a firmare il loro primo contratto discografico per farli incidere un disco di musica reggae. Proprio così venne registrato uno dei migliori album reggae conosciuti a livello mondiale: “Catche A Fire“.

Allo stesso tempo, però, Blackwell fece capire chiaramente che prediligeva la figura di Bob Marley, rispetto agli altri due componenti del trio, e ciò non piacque affatto né a Bunny Wailer né a Peter Tosh. Allo stesso tempo i Wailers cominciarono ad affrontare massacranti tour in Inghilterra e Stati Uniti, in cui venivano pagati una miseria, per farsi conoscere sul mercato internazionale.

Tutto questo non andò giù ai due amici e colleghi di Marley i quali, a metà degli anni ’70, decisero di abbandonare i Wailers per intraprendere una loro carriera da solista. McIntosh, in particolare, pensava che Blackwell fosse uno dei tanti adepti di quella corrotta Babilonia che i rastafariani, i seguaci della religione a cui i Wailers si erano avvicinati nel corso degli anni, cercavano di contrastare in ogni modo. Per questo Peter accusò Bob Marley di farsi influenzare troppo dalla figura di Blackwell e di essere attaccato particolarmente al denaro e ai beni materiali.

Nel 1976, grazie ad un contratto firmato con la Capitale Records, Peter Tosh incise il suo primo disco da solista: “Legalize It. Nelle canzoni contenute nell’album il cantante affrontò alcune delle tematiche a cui si era avvicinato nel corso degli anni: in primis, come si può evincere anche dal nome del lavoro, la legalizzazione della marijuana.

Con il passare del tempo, inoltre, aumentò la forte presa di posizione politica da parte di Peter che, dal canto suo, non perdeva occasione di scagliarsi contro il governo giamaicano accusandolo di essere corrotto e di opprimere la popolazione nera dell’isola caraibica.

Nel 1978, durante la sua esibizione durante il “One Love Peace Concert” a Kingston, Peter Tosh venne arrestato dalla polizia che lo accusò di aver fumato marijuana in pubblico. Questo gesto colpì Mick Jagger, leader del gruppo inglese dei Rolling Stones, che decise di proporre una collaborazione allo stesso cantante giamaicano. Da tale cooperazione venne fuori l’album “Bush Doctor in cui lo stesso Jagger duetta con Tosh nel pezzo “Don’t Look Back.

Con l’avvento degli anni ’80 continuarono e aumentarono le forti prese di posizione, soprattutto nel campo politico, di McIntosh. Tutto questo non fece che aumentare il numero di coloro che, per varie ragioni, non vedevano di buon occhio questo personaggio.

All’inizio del 1987 uscì l’ultimo disco del cantante, intitolato “No Nuclear War“, in cui vi è un attacco alla corruzione nel mondo in generale.

Peter Tosh morì assassinato la sera dell’11 settembre 1987, nella sua casa di Kingston, assieme ad un suo amico dj. Un malvivente locale, tale Dennis “Leppo” Lobban, si introdusse nell’abitazione del cantante per rapinarlo e, al rifiuto dello stesso Tosh di consegnargli il denaro, aprì il fuoco uccidendolo sul colpo.

Nel novembre del 2016, sempre a Kingston, è stato aperto il “Peter Tosh Museum, non lontano dal “Bob Marley Museum” situato sulla Hope Road della capitale giamaicana. Nell’edificio, aperto grazie anche alla collaborazione della vedova di Peter: Andrea “Marlene” Brown, si possono vedere alcuni oggetti personali del cantante, ad esempio la sa chitarra M-16, e ascoltare alcune sue interviste esclusive realizzate nel corso della sua vita.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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