Perquisizioni all’Ama, indagato Panzironi

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On 18 ottobre 2012 At 20:55

Category : Periferie al centro

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Questa mattina, nella sede della società di Roma Multiservizi srl, ci sono state perquisizioni per turbativa d’asta da parte degli uomini della Guardia di Finanza.


Non c’è tregua per l’ex a.d. dell’Ama Franco Panzironi, già coinvolto nello scandalo “parentopoli”. Stamattina è stato braccato dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, che sta effettuando alcune perquisizioni e acquisizioni di documenti nelle sedi della società Roma Multiservizi srl e nella sede dell’Azienda municipalizzata per l’ambiente della capitale, Ama.

L’accusa, mossa dal pm Paolo Ielo, è di favoreggiamento ad una società per farle vincere un appalto dal valore complessivo di 14 milioni di euro per  i servizi e il noleggio di materiale e vestiario dell’azienda municipalizzata capitolina; illegalità contestata nel 2010 e appalto che sarebbe dovuto durare per 48 mesi.

Oltre a Panzironi ci sono altri tre indagati: gli imprenditori Piero Grossi, Fabrizio D’Antino e Luciano Nardi Schultze, tutti accusati di aver usato “mezzi fraudolenti costituiti da un preventivo accordo ed in questo modo avrebbero turbato la gara, predeterminando così caratteristiche e tempi di fornitura tali da impedire ad altri concorrenti di presentare offerte concorrenziali”.

Le perquisizioni si sono svolte presso case, uffici e aziende degli indagati, nella sede della So.Ge.Si di Perugia, alla Alfredo Grassi spa a Varese, alla Alsco Italia, all’Ati, ovvero la società che ha vinto la gara, all’Ama e a Roma Multiservizi.

Come si sono svolti i fatti

Alla gara d’appalto hanno partecipato svariate aziende provenienti da tutta Italia; Panzironi, secondo l’ipotesi di reato, ha favorito due aziende, la Alsco Italia della provincia di Lodi e la Alfredo Grossi Spa della provincia di Varese.

Le eventuali irregolarità sono state denunciate alla procura di Roma dalle altre aziende partecipanti, che poi sono state escluse dall’accusa, le quali sostengono che ci sia stato qualcosa di strano. Le aziende che hanno vinto l’appalto hanno infatti presentato un’offerta molto più alta rispetto alle altre partecipanti.

Se così fosse sarebbe un ulteriore umiliazione per i cittadini romani, i quali ancora una volta sembrano destinati a pagare sulla propria pelle le decisioni a dir poco scellerate di chi amministra.

I precedenti

Sembra proprio che sia il caso di dire: “il lupo perde il pelo ma non il vizio”.

L’ex a.d. Ama era stato rinviato a giudizio, nel febbraio del 2011, per 841 assunzioni sospette all’interno dell’azienda municipalizzata romana, divise in due tranche: una da 41( le più importanti) e l’altra da 800.

Nelle 41 assunzioni della prima tranche avvenute tramite chiamata diretta a persone prive di requisiti nel periodo del 20 ottobre 2008, 24 ore prima dell’entrata in vigore della legge Brunetta per sfuggire al divieto di assumere a chiamata diretta, erano stati rilevati molti collegamenti con esponenti politici.

La seconda tranche di assunzioni è quella realizzata dalla municipalizzata attraverso il Consorzio Elis. In questo caso, nel mancato rispetto della legge, sarebbero state assunte altre 800 persone tra autisti, operatori ecologici e interrogatori.

A luglio Panzironi decise di dimettersi dall’Ama, “mantenendo” comunque la poltrona e al suo posto è stata nominata “una sua fedelissima”. Secondo le accuse del Partito democratico “con la nomina di Giovanna Anelli, Panzironi torna di fatto a comandare all’Ama: è uscito dalla porta ed è rientrato dalla finestra”.

Le dichiarazioni di Panzironi

L’ex ad Ama, raggiunto al telefono dall’Adnkronos, afferma: ”Io indagato? Sono fuori Roma per lavoro e allo stato attuale non ne so nulla… Non mi è stato notificato niente, né sono al corrente di perquisizioni in corso”. “Questa è la prima volta che ne sentiamo parlare. Non sappiamo neppure di cosa si tratta. Ma a quello che ho capito è la solita ditta che ha perso una gara e ha fatto denuncia – ha aggiunto Pasquale Bartolo, legale di Franco Panzironi, raggiunto dall’agenzia Dire – Quello che fanno i pm è giusto, hanno ricevuto una denuncia e fanno delle indagini, ma non si può continuare su questa strada“, questa la parte finale della sua dichiarazione.

                                                                                                                                                     di Nicola Gesualdo

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