Pd. Fassina attacca Monti, Letta si infuria. Intanto è scontro Renzi-D’Alema

By Redazione
On 10 ottobre 2012 At 20:55

Category : Agorà

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Primarie Pd, è tutti contro tutti. Stefano Fassina, responsabile economico del partito, che  ha firmato sul “Foglio” un vibrante attacco all’agenda Monti e il visegretario del Pd, Enrico Letta si è infuriato. Poi è la volta dello scambio di battute D’alema-Renzi. Intanto da fuori Marchionne attacca il rottamatore: si crede Obama.



redazione

Lasciate stare la domanda: Ma cosa ci fa Enrico Letta nel centrosinistra? E andiamo avanti…Letta sembra proprio non aver digerito l’uscita di Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, nonchè bersaniano di ferro,  che ha firmato sul “Foglio” un articolo intitolato “Rottamare l’agenda Monti”. Inutile dire che Letta sarà a dir poco trasalito nel leggere l’articolo del collega di partito, e infatti ha subito sbraitato una presa di distanze grottesca:”Si è passato il segno“. Secondo Letta infatti, ”tra tante analisi di sistema, più o meno condivisibili, vi è una inaccettabile conclusione che appare in stridente contraddizione con tutto ciò che di positivo il Partito Democratico ha fatto in questi mesi, sostenendo il governo Monti o contribuendo a correggerne gli errori”. Fassina insomma è stato subito bacchettato, reo di aver scritto quello che pensa, ovvero che le “speranze di ripresa collocate dal Presidente del Consiglio nel primo trimestre del 2013 sono, purtroppo, infondate. Quale driver di domanda”, si chiede, “dovrebbe tirare l’inversione di tendenza? I consumi delle famiglie subiranno un’ulteriore flessione a causa della maggiore disoccupazione e dell’esaurimento di parte delle indennità di disoccupazione, dei tagli al welfare nazionale e locale, dell’aumento regressivo di prezzi, tasse e tariffe, delle minori disponibilità di risparmio”. Insomma un Fassina che ha parlato fuori dai denti, senza paura di imbonirsi Letta e i montiani, che con la sinistra sembrano ormai avere davvero poco a che fare. Fassina ha anche ribadito che l’agenda Monti secondo lui non potrebbe funzionare, e non per colpa del premier: “Il presidente Monti si è trovato, da un lato, vincolato dall’agenda conservatrice europea e, dall’altro, costretto a confermare gli impegni ancor più restrittivi, sottoscritti per deficit di credibilità politica, dal governo Berlusconi-Bossi-Tremonti”. Inutile dire che Letta ha un’idea del tutto opposta a quella di Fassina. Secondo letta infatti, quello di Monti è stato “un governo che ha restituito credibilità e decoro all’Italia e ha permesso la fine della lunga esperienza berlusconiana”. Insomma il pd rischia di implodere su se stesso, vittima delle forze centrifughe che nascono al suo interno collegandosi con lo scontro tra Fassina e Letta.”Se il responsabile Economia e il vicesegretario dicono cose opposte appoggiando il medesimo candidato forse ci vuole un congresso non primarie di coalizione“, ha detto Ceccanti, lo stesso che si bullava di essere stato tra quelli che hanno cacciato i comunisti fuori dal Parlamento…Al fianco di Fassina comunque ci sarà Matteo Orfini, anche lui membro della sinistra del partito. Proprio Orfini su Twitter ha infatti scritto di riconoscere merito a Monti nella gestione della situazione, anche se ha affermato di ritenere l’agenda del tutto insufficiente.

Lo scontro D’alema-Renzi. 
Se la querelle tra Fassina ed Enrico Letta riflette lo spaccato delle due diverse anime del partito, l’una liberale, l’altra profondamente socialdemocratica, lo scontro che ha visto invece oggi Renzi contrapporsi a Massimo D’Alema sembra più avere i connotati della questione generazionale. Un tempo era “il baffino” nella posizione di rottamatore, e per farsi strada nel vecchio PCI capeggiò assieme ad Occhetto la svolta della Bolognina, salvo poi dedicarsi al killeraggio di ogni possibile rivale interno. Oggi, per ironia del destino, è Massimo a trovarsi dalla parte di chi deve difendere la posizione attaccato dal rampante sindaco di Firenze che pur di liberarsi dei “dinosauri” del Pd sarebbe disposto a lanciare una nuova Svolta, nel solco della prima: giovani (ma poi neanche tanto) al vertice e sempre più a destra.
Così D’Alema, dinanzi alla domanda di un commento su Matteo Renzi non si è risparmiato affermando di non aver alcuna intenzione di farsi “rottamare tanto facilmente, Renzi si farà del male”. Una dichiarazione di guerra o qualcosa di simile cui il sindaco di Firenze ha risposto oggi, in mattinata, a Repubblica: “Io spero che D’Alema smentisca le parole che gli hanno attribuito, perche’ hanno un tono allusivo e un che di intimidatorio che francamente non capisco…Quello che piu’ mi stupisce di D’Alema – ha proseguito Renzi – e’ che dice che non vuol mollare, cosi’ facendo non credo faccia un bel servizio a Bersani. D’Alema la sua occasione per cambiare il Paese l’ha avuta… Se vinco le primarie a questi signori dico grazie e arrivederci”.


La polemica di Marchionne.
Archiviato lo scambio di battute lo stesso Matteo Renzi ne ha avute per Marchionne. Il sindaco di  Firenze fu uno dei principali sostenitori del SI al referendum a Mirafiori. La sua posizione, come quella di molti altri politici, è stata però smentita dai fatti. E tuttavia, toccato sulle corde della vicenda Fiat, il rottamatore ha trovato modo per prendersela col dirigente italo-canadese. “Non sono io ad aver cambiato idea, ma Marchionne che non solo ha cambiato idea, ma ha tradito: avra’ sempre questa macchia di aver preso in giro operai e politici dicendo una cosa che non avrebbe fatto”. Sprezzante la risposta del diretto interessato che alle agenzie ha dichiarato: “Matteo Renzi e’ la brutta copia di Obama ma pensa di essere Obama; è il sindaco di una piccola, povera citta'” 
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