Pavlos Fyssas: 5 anni fa l’omicidio del rapper greco per mano dei fascisti di Alba Dorata

La musica, da parecchio tempo, è un ottimo modo per contrastare varie forme di estremismo di destra e i suoi ideali. D’altronde, chi non conosce a memoria almeno una strofa di canzoni partigiane come “Bella Ciao” o “Ribelli della Montagna“?

Purtroppo però, a volte, chi si è cimentato in tale campo ha pagato con la propria vita questa sua presa di posizione. Pavlos Fyssas è stato uno di questi: un giovane rapper greco, conosciuto con il nome d’arte di “Killah P “( abbreviazione di “kill the past“, che si traduce in italiano con “uccidi il passato“).

Durante la sua carriera musicale Pavlos aveva messo chiaramente in risalto le sue idee antifasciste che lo avevano messo in contrasto totale con i fascisti del partito di Alba Dorata. Proprio quegli estremisti neri decisero, nella notte tra il 17 e il 18 settembre del 2013, che era giunto il momento di mettere a tacere una volta per tutte quella voce “fuori dalle righe“.

Tutto questo perchè Alba Dorata, dopo essere entrata per la prima volta nel parlamento nazionale ellenico a seguito delle elezioni del maggio 2012, voleva apparire agli occhi dei greci nel miglior modo possibile. Grazie alle canzoni di Pavlos Fyssas, però, erano stati messi in risalto anche i numerosi lati oscuri di questa organizzazione.

L’agguato mortale, in quella serata di fine estate di 5 anni fa, avvenne per le strade del quartiere Perama, la zona portuale della capitale greca, in cui Pavlos lavorava con il padre. Quella sera il rapper era uscito, con gli amici e la ragazza, per andare ad assistere alla partita di Coppa Campioni tra Olympiakos e Paris Saint-Germain.

Al termine del match un gruppo di loschi individui si era avvicinato al gruppo in maniera minacciosa ed aveva iniziato ad insultare il rapper e i compagni che stavano con lui.

Gli individui si avvicinarono a Pavlos e, dopo averlo accerchiato, lo spintonarono. Poco dopo arrivò una macchina dalla quale scese un tipo che, senza pensarci troppo, passò dalle parole ai fatti. Tirò fuori un coltello e dopo essersi avvicinato al giovane antifascista, facendo il finto gesto di abbracciarlo, lo colpì due volte al cuore con la lama.

Un gruppo di poliziotti che si trovava nelle vicinanze, nonostante vedesse in maniera chiara e limpida ciò che stava accadendo, grazie anche alle grida di aiuto della ragazza di Pavlos Fyssas, non fece nulla per fermare l’agguato.

La situazione politica nella zona, d’altronde, era già abbastanza tesa. Alcuni giorni prima, infatti, vi erano già stati degli scontri tra gli esponenti di Alba Dorata ed alcuni militanti comunisti durante un attacchinaggio di questi ultimi.

Dopo quel fatto il partito neofascista cominciò ad essere conosciuto anche per il suo lato violento. In seguito, e per la prima volta dalla caduta del regime dei colonnelli greci nel 1974, lo stato maggiore di un partito rappresentato nel parlamento nazionale fu esposto ad accuse gravissime.

Ad essere arrestato, grazie anche all’intervento di un poliziotto che aveva rotto l’inerzia dei suoi colleghi presenti sul posto, fu Georgios Roupakias: un piccolo esponente di Alba Dorata che, nelle settimane precedenti, si era tenuto in contatto coi pezzi grossi dei neofascisti, in particolare con Yannis Lagos, per poter pianificare l’attacco.

La morte di Pavlos Fyssas, fortunatamente, non è finita nel dimenticatoio per le istituzioni, come invece avvenuto in Italia con il caso simile riguardante Renato Biagetti. Dopo quella sera, infatti, gli estremisti di destra sono finiti al centro di numerose inchieste e, ad oggi, sono numerosi i neofascisti che si trovano in carcere a scontare pene per molteplici episodi di violenza accaduti negli ultimi anni.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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