Parma: le conseguenze dello stupro sul movimento antifascista italiano

In questi ultimi giorni si sta parlando e discutendo, all’interno dei movimenti antifascisti di tutta Italia, di un fatto gravissimo avvenuto circa sei anni fa all’interno di una storica sede del movimento antifascista di Parma. Nel settembre 2010 infatti un gruppo composto dai 4 ai 6 individui, che si dichiaravano tutti “antifascisti“, hanno stuprato una ragazza mantovana, all’epoca dei fatti appena maggiorenne ed in evidente stato confusionale.

Nei giorni seguenti, inoltre, è stato fatto girare un video, diventato in pochissimo tempo virale, in cui si vedeva ciò che era accaduto in maniera chiara e limpida. Alcuni amici degli stupratori però, anche loro frequentanti degli ambienti antifascisti della città emiliana, non hanno trovato di meglio da fare che isolare la ragazza descrivendola come “amica delle guardie” e non permettendole più di frequentare determinati spazi cittadini.

Di quell’evento non si è saputo nulla, nel corso di questi anni, grazie al silenzio e all’omertà dei “compagni che hanno preferito tacere e tentare di coprire chi aveva compiuto quell’atto infame dai chiari contorni sessisti. A far tornare alle luce questa triste vicenda è stato il blog femminista “Abbatto I Muri che, pochi giorni fa, ha pubblicato un comunicato sull’inquietante episodio redatto dal gruppo “Romantic Punx.

Tutto questo ha aperto un grande quesito: come è possibile che un fatto del genere, da molti compagni ritenuto un segno distintivo dell’estrema destra, sia avvenuto in uno spazio frequentato da persone che, almeno a parole, dichiaravano essere antifasciste? Cosa ha spinto a coprire, almeno inizialmente, i colpevoli con la speranza che, col passare del tempo, l’episodio sarebbe finito nel dimenticatoio?

Da sempre il mondo antagonista italiano si basa su tre principi fondamentali: antifascismo, antirazzismo e antisessismo. Chi non si ricorda quanti compagni si sono dati da fare in prima persona in vista del corteo nazionale, che si è tenuto a Roma, del 26 novembre scorso contro la violenza sulle donne?

Possibile che nessuno sia stato messo al corrente di ciò che era accaduto a Parma? E, se lo sapeva, la domanda è un’altra: perché ha deciso di tacere?

Sono ancora troppi i punti oscuri in questa vicenda e sono ancora numerose le domande che aspettano una risposta chiara ed esauriente. Di sicuro il mondo antagonista italiano ne esce a pezzi da questa brutta storia e saranno ancora molti gli scontri interni che andranno avanti nei prossimi mesi nelle varie zone del paese.

Penso che tutto questo non fa che confermare l’alto livello di cultura sessista che, ancora oggi, si trova insita nella mentalità di molti italiani. Un modello culturale che viene portato avanti negli ambiti più disparati e nei modi più diversi tra loro e che interessa, in maniera traversale, sia i fascisti che gli antifascisti senza alcuna distinzione.

Gli antifascisti, quelli che si considerano appunto tali e di conseguenza antisessisti, sono usciti allo scoperto, dichiarandosi solidali con la ragazza che ha subito la violenza e non nascondendo sotto la sabbia una condotta, quella sì, infame, di chi ha agito e poi ha tentato di sottacere tutto.

Lunedì scorso, 19 dicembre 2016, si è tenuta a Parma la prima udienza su questo tragico fatto. Hanno preso parola i testimoni della difesa degli stupratori che sono indagati per favoreggiamento.

Durante l’udienza, nei corridoi del tribunale della città emiliana, ci stavano varie persone, sia locali che venute da altri parti d’Italia, che tramite un comunicato hanno voluto ribadire il proprio appoggio incondizionato alla ragazza che ha subito lo stupro: “Ci sembra fondamentale lavorare per sviluppare una coscienza e sensibilità antisessista, dotandoci di strumenti che ci permettano di affrontare la violenza di genere con forza e senza ambiguità, fuori e dentro l’ambiente militante, affinché quello che è successo non si ripeta mai più.

Esprimiamo piena solidarietà alla ragazza, ribadendole il nostro supporto e la nostra piena disponibilità al confronto e all’ascolto, nel caso in cui lo volesse. Il nostro spazio è aperto. Crediamo nella legittimità e nella veridicità delle parole di chi subisce violenza, perché è violenza quando viene percepita come tale. Questo è l’unico strumento che ci serve per schierarci. Per questo ci impegneremo per allontanare gli stupratori e i loro sostenitori da ogni spazio politico e di socialità in città”.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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