Parma: 95 anni fa le “Barricate” antifasciste nel quartiere dell’Oltretorrente

Il fascismo, nel corso del ventennio in cui è stato al potere in Italia, non ha mai avuto un consenso a trecentosessanta gradi. Nonostante la repressione messa in atto in vari modi, ad esempio con le “Leggi Fascistissime” del 1926, furono molti gli eventi che videro donne e uomini di qualsiasi estrazione sociale battersi contro il regime di Benito Mussolini.

Ad esempio, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto del 1922, a Parma si organizzò una forte resistenza contro il neonato PNF (Partito Nazionale Fascista) che sarebbe salito al potere, in maniera ufficiale, a seguito della Marcia su Roma del 28 ottobre successivo. Nei prossimi giorni cadranno i 95 anni da quei giorni che oggi vengono ricordati, dagli stessi parmigiani, con l’appellativo di “Barricate“.

In quel periodo nel Belpaese si organizzò uno sciopero nazionale sia contro le violenze fasciste ma anche verso la totale indifferenza delle istituzioni governative verso tali episodi. Nella città sulla via Emilia a guidare la rivolta ci furono due importanti formazioni antifasciste del tempo: gli Arditi del Popolo e la locale Legione Proletaria Filippo Corridoni.

Da parte fascista non si tollerava alcun episodio di resistenza ma, soprattutto, si voleva dare un’immagine “pulita” del proprio partito agli occhi dell’opinione pubblica. Fu per questi motivi che Mussolini inviò a Parma una grande quantità di squadristi, si arrivò anche a 10.000 unità, guidati, in un primo momento, da alcuni importanti gerarchi locali e, successivamente, da Italo Balbo, una delle figure di spicco del regime.

Lo scontro tra le due opposte fazioni fu inevitabile. I disordini nella città emiliana cominciarono nella giornata del 31 luglio 1922.

La resistenza degli anti-fascisti fu fin da subito molto ben organizzata e, soprattutto, partecipata. Importante, infatti, fu il contributo che i semplici cittadini diedero a questa “accoglienza che fu riservata agli squadristi in camicia nera.

Gli stessi fascisti si resero conto, fin da subito, che non sarebbe stato facile sedare una tale opposizione. Infatti, nonostante a livello nazionale lo sciopero si era concluso dopo poche ore con un nulla di fatto, a Parma la resistenza continuò. Questo, però, avvenne solamente in alcuni quartieri della città: in primis la zona dell’Oltretorrente.

Proprio qui vennero alzate numerose barricate dai cittadini e il controllo dell’intera zona passo, facilmente, sotto il controllo degli Arditi del Popolo. Tale fu il caos che accompagnò le truppe fasciste che si decise di passare la guida dell’ordine pubblico cittadino all’esercito nazionale.

La situazione, però, non migliorò affatto, anzi. Come conseguenza di ciò, dalle ore 24 del 5 agosto 1922, venne istituito la stato di assedio militare nella città emiliana.

Anche questa nuova forma di repressione non bastò per abbattere l’umore dei cittadini parmigiani. Il 6 agosto 1922, dopo circa una settimana di assedio, gli squadristi fascisti abbandonarono le strade di Parma e il controllo della città passò nelle mani degli insorti antifascisti.

Non si sa, ancora oggi, quanti furono i caduti di quelle giornate. Le stime ufficiali parlano tra le 7 e le 20 vittime accertate in totale ma nulla è sicuro riguardo questo lato della vicenda.

I cittadini di Parma commemorano ogni anno, con una cerimonia davanti al monumento di piazzale Rondani, quelle ore di strenua resistenza della loro città contro le formazioni squadriste di Mussolini. Tra i decenni ’60 e ’70 del XX secolo, per mantenere viva la memoria di quell’evento, venne inventato un detto, nel dialetto locale, che dice ” Balbo t’é pasè l’Atlantic ma miga la Pèrma” ( traduzione in italiano ” Balbo, hai attraversato l’Oceano Atlantico ma non il torrente Parma“).

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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