Oltremedia consiglia: Birdman (speciale Oscar)

Un piano sequenza (quasi) continuo, un fluire ipnotico di corridoi, un alternarsi e un fondersi di realtà e finzioni. Un insieme di storie dentro altre storie in cui i personaggi mescolano, perdono e ritrovano le loro (reali o presunte) identità, mettendo a nudo le debolezze, le ossessioni e i conflitti di chi vive e ha vissuto nel mondo dello spettacolo. Iñárritu si guadagna ben quattro Oscar con il suo virtuosissimo e ambizioso Birdman, premiato dall’Academy come miglior film, oltre che per regia, sceneggiatura e fotografia.

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Michael Keaton veste i panni di Riggan Thompson, un attore che ha raggiunto il successo interpretando il supereroe Birdman e che oggi cerca di riscattarsi da quella popolarità tanto spicciola dedicandosi alla più nobile recitazione teatrale a Broadway con un suo adattamento di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver. In quattro giorni di programmazione, tre dei quali sono anteprime, Riggan fa i conti con il nuovo arrivato nella compagnia, Mike Shiner (Edward Norton), presunto “attore perfetto” arrogante e narcisista, affronta la figlia ex tossicodipendente (Emma Stone) che gli rimprovera la sua assenza perenne, gestisce le crisi isteriche delle attricette nei camerini e sul palco e si scontra con i giudizi a priori della critica.

A condire il tutto c’è il dialogo costante tra Riggan e il suo alter ego piumato Birdman, che come un diavoletto/angioletto sulla spalla cerca di riportarlo su una presunta retta via, consigliandogli un ennesimo sequel sul suo tanto acclamato supereroe a cui Riggan risponde sfogando la sua frustrazione con scene tipiche dei cinecomics in cui l’identità dell’attore si fonde con quella del suo personaggio alato. Un elemento, questo, che vuole ovviamente anche scherzare sul passato di Keaton a fianco di Jack Nicholson e Danny De Vito nel costume del Batman di Tim Burton e che quindi rafforza il realismo di questa interpretazione che non ha però portato l’attore all’Oscar.

In questa pellicola tanto ambiziosa quanto scontata, ciò che si nota maggiormente (ancor prima della storia stessa e di Norton nudo) è la tecnica registica utilizzata da Iñárritu: un piano sequenza continuo staccato solo dall’alternarsi dei giorni, una ripresa ininterrotta e invadente che indaga e osserva ossessivamente la vita dei personaggi nelle loro vicende, tecnica forse usata come sottile metafora dell’indiscrezione del mondo dello spettacolo (teoria tutt’altro che confutabile se si pensa alla scena in cui Keaton rimane in mutande fuori dal teatro ed è letteralmente investito dalla folla che lo reclama per autografi e foto). Il piano sequenza è senz’altro una tecnica particolare, forse la più alta, che escludendo il montaggio avvicina senz’altro il cinema al teatro: anche se difficile da seguire per alcuni, il risultato è sicuramente impressionante e godibile, anche grazie all’eccellente fotografia di Emmanuel Lubezki.

Un piano sequenza, però, che in questo caso serve soltanto a stupire; tolto questo, infatti, a Birdman resta ben poco. Il virtuosismo registico di Iñárritu copre i buchi di una trama già vista, messa su da una serie di stereotipi dello spettacolo e certe critiche – non critiche solo accennate; quelli che potrebbero essere degli ottimi spunti per delle analisi di un mondo fatto di artifici e compromessi, non vengono in realtà ben sviluppati e Iñárritu finisce col fare di tutta l’erba un fascio quando mette in gioco temi come i cinecomics, i social network, l’industria cinematografica, il binomio celebrità/successo accompagnato da quello di arte alta e intrattenimento per le masse.
Ciononostante, Birdman resta un film gradevole e di certo ben fatto che nel suo insieme funziona, anche se a differenza del suo intento, intrattiene e basta anziché far riflettere su grandi temi a tratti soltanto abbozzati. La commedia prevale sulla drammaticità della pellicola e ancor di più prevale su tutta l’opera il lavoro straordinario della macchina da presa, che non entra mai in conflitto con la fluidità della narrazione.
Nel complesso dunque la storia tiene viva l’attenzione nello spettatore, con momenti di tensione e altri di puro divertimento, con un’estetica sensazionale (non ci stanchiamo di ripeterlo). E forse l’Academy s’è sentita toccare nel profondo…

Titolo originale: Birdman or The Unexpected Virtue of Ignorance
Regia: Alejandro González Iñárritu
Sceneggiatura: Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Armando Bo
Paese: USA
Anno: 2014
Distribuzione (Italia): 20th Century Fox
Casa di produzione: New Regency Pictures, Worldview Entertainment
Genere: Commedia, Drammatico
Colore: Colore
Durata: 119’ circa
Interpreti: Michael Keaton, Zach Galafiniakis, Emma Stone, Edward Norton
Doppiatori italiani: Massimo Rossi, Stefano Benassi, Alessia Amendola, Simone D’Andrea
Valutazione: 3,8/5

“Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte.” – François Truffaut

Studio Lettere e Spettacolo alla Sapienza di Roma.
Amo l’arte in ogni sua forma e credo che sia la migliore via di fuga dal mondo. Se potessi essere un film, sceglierei d’essere Manhattan di Woody Allen.
Casomai non si fosse capito, scrivo di cinema.

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