Napoli: 75 anni fa le quattro giornate di resistenza popolare contro gli occupanti nazisti

Napoli, nel corso della sua millenaria storia, è stata teatro di numerosi episodi di rivolta. Già nella prima metà del XVII secolo, sotto la guida di Tommaso Masaniello e Don Giulio Genoino, la città partenopea si ribellò agli occupanti spagnoli dando vita, seppur per breve tempo, a quella che viene ricordata coma la Prima Repubblica Napoletana.

Un altro dei più importanti periodo di resistenza da parte dei napoletani avvenne dal 27 al 30 settembre 1943. Dell’episodio, conosciuto con il nome de “Le Quattro Giornate di Napoli“, cadrà tra pochi giorni il 75esimo anniversario.

Dopo la proclama dell’armistizio dell’8 settembre e a seguito dello sbarco alleato a Salerno, avvenuto tra il 9 e il 18 dello stesso mese, la situazione in città si fece incandescente contro gli occupanti nazisti. A rendere ancor più grave il tutto vi erano gli ingenti danni, e le numerose vittime, causate dai ripetuti bombardamenti alleati dei mesi precedenti.

Le truppe italiane, dal canto loro, non riuscivano a portare alcun supporto alla popolazione partenopea visto lo stato di sbandamento in cui si trovavano a seguito della firma dell’armistizio. A questo si aggiunsero quegli ex appartenenti dell’esercito italiano che decisero, senza alcuna vergogna, di collaborare con gli occupanti tedeschi.

Tutto questo spinse i napoletani ad organizzare una vera e propria resistenza “dal basso. Già all’inizio del settembre 1943 si registrarono vari episodi ed azioni di sabotaggio nel centro della città e nella zona del porto.

La risposta delle truppe naziste non si fece attendere. Il 12 settembre venne stilato un documento in cui si decretava un vero e proprio stato d’assedio a Napoli e dintorni. Venne imposto un duro coprifuoco di circa 12 ore e si avvertiva che, per ogni soldato tedesco caduto vittima di una “imboscata“, sarebbero stati giustiziati ben 100 abitanti locali.

La miccia che fece scattare l’insurrezione fu un secondo proclamo  del comando tedesco cittadino che, il 23 settembre 1943, intimava lo sgombero delle persone che abitava vicino la fascia costiera della zona per creare una vera e propria “zona militare di sicurezza“. Inoltre, per tutti i giovani maschi tra i 18 e i 33 anni, il prefetto cittadino intimò il servizio di leva obbligatorio.

Chi non avrebbe risposto a tale decisione sarebbe stato deportato nei campi di lavoro forzati in Germania. Gli occupanti nazisti avevano stimato che l’obbligo avrebbe dovuto interessare circa 30.000 cittadini; purtroppo per loro, però, se ne presentarono solamente 150.

Da lì presero il via delle vere e proprie retate per scovare i disertori e fucilarli sul momento. Per questa ragione i napoletani si sentirono in obbligo di dare vita ad una vera e propria resistenza dal basso visto che dovevano lottare per la loro sopravvivenza.

Il 27 settembre, giorno in cui i nazisti arrestarono circa 8000 persone, un gruppo di un centinaio di uomini armati diede il via ai combattimenti per le strade del quartiere Vomero. Già il giorno seguente erano moltissimi i cittadini che si erano uniti alle file del ribelli e la guerriglia si era espansa anche in altre zone della città più lontane dal porto.

Con il passare delle ore si formò un vero e proprio coordinamento di lotta messo in piedi da alcune delle figure storiche dell’antifascismo napoletano. A migliorare un pò la situazione, inoltre, furono le notizie che cominciarono ad arrivare riguardanti l’avvicinamento delle truppe Alleate da sud.

Sentendosi oramai in trappola i tedeschi cominciarono una lenta ritirata. Non mancarono, purtroppo, dei veri e propri episodi di violenza gratuita da parte delle truppe naziste che si diedero a razzie indiscriminate verso la popolazione locale.

Le truppe alleate entrarono a Napoli la mattina del 1 ottobre 1943 trovando una zona oramai libera senza alcun soldato tedesco in giro. La resistenza napoletana si caratterizzò per lo scontro tra i cittadini ed i soli soldati tedeschi. I fascisti, infatti, non portarono alcun supporto ai loro alleati perchè impegnati nel Nord Italia con la creazione della Repubblica Sociale Italiana.

Le “Quattro Giornate di Napoli” rappresentano il primo e vero episodio di resistenza popolare di una città europea contro i temuti eserciti di Hitler. Senza alcuna paura i napoletani avevano preso drastiche decisioni ed erano arrivati alla vittoria, seppur tra atroci sofferenze: il loro coraggio sarà preso da esempio per nuove insubordinazioni popolari avvenute in tutto il Vecchio Continente nei mesi successivi.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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