Milano. Chiusa Statale per assemblea No Expo. Perché?

A pochi giorni dalla strage di Parigi e dall’hastag, jesuischarlie, lanciato in solidarietà delle vittime dell’attacco al giornale Charlie Hebdo, e della tanto acclamata libertà di espressione, i vertici dell’università Statale di Milano impediscono un’assemblea pubblica su Expo 2015.

“Ci sono gruppi aggressivi, violenti che hanno minacciato, hanno spaccato bottiglie in testa ai miei dipendenti e spaccato la faccia a uno studente”. Il rettore dell’Università Statale di Milano Gianluca Vago difende così la decisione di chiudere la sede di via Festa del Perdono per evitare l’assemblea dei No Expo. “Non è un’assemblea pacifica – ha sottolineato – è un incontro che iniziava venerdì pomeriggio e che proseguiva con un concerto di notte e il giorno dopo”. Da queste considerazioni si è arrivati alla scelta, presa con il comitato di ordine e sicurezza alle 23 di giovedì, di chiudere. E da qui la sorpresa di chi si è trovato il portone chiuso senza essere stato avvisato prima solo per un «problema tecnico». Vago ha detto di aver tentato la mediazione quando è diventato rettore per arrivare «a una minima regolamentazione: una richiesta di utilizzazione degli spazi». «Ma il tema – ha aggiunto – non sono loro. Loro sono antagonisti e anch’io farei la stessa cosa se fossi uno di loro, occuperei spazi perchè mi presento come contropotere. Il problema è di chi si trova la responsabilità di gestire spazi pubblici per garantire a tutti la fruibilità degli spazi». “Io non ho mai vietato nessun tipo di dibattito il concetto di libertà di espressione in via Festa del Perdono è ribaltato. Se domani decidessi di fare un convegno a favore di Expo, non riuscirei a farlo. È successo in primavera, quando c’è stata una «sistematica aggressione contenuta solo dalla difesa contro la manifestazione”. “Cosa c’è – ha concluso – di normale?”.

“Non vogliamo cadere nella trappola di chi vuole costruire un “nemico pubblico” e un clima di tensione, perché condividere con la città di Milano temi, contenuti e opinioni è la cosa più importante.” Ha dichiarato il movimento No Expo.

Anche Aldo Giannuli, professore presso l’università statale di Milano, ha dichiarato:”Come docente trovo questa decisione poco opportuna e forse dettata da timori eccessivi e pregiudiziali. Comunque il risultato è poco bello. Aggiungo che questo è tanto più negativo perchè avviene negli stessi giorni in cui Expo e Regione Lombardia confermano il patrocinio al convegno omofobo previsto per sabato 17 gennaio, in cui verrà dato spazio a posizioni bollate dal logo ufficiale dell’Expo. Come dire: la libertà d’espressione non vale sempre e per tutti.”

Invece il questore Luigi Savina afferma: “È stata una esigenza condivisa, il rettore ha chiesto che l’università rimanesse un luogo di studi. Non mi pare che ciò abbia causato tensioni maggiori, si tratta di una vecchia cosa che si chiama legalità e rispetto delle regole. Bisogna mettersi d’accordo se l’università è un luogo di studi o dove fare rave party e aperitivi. In passato è successo anche che abbiano spaccato la faccia ad un ragazzo – ha aggiunto – nessuno ha chiesto il permesso per questa manifestazione”. “Ben venga la scelta del rettore – ha detto a margine della presentazione del bilancio di responsabilità sociale del Tribunale di Milano -. Basta mettersi d’accordo se l’università è un luogo di studio o di rave party. Il rettore ha ritenuto che l’università sia un luogo di studio e ricerca”. Questa decisione non gli pare abbia «creato tensione in più”.

“Rispetto chi ha l’idea che Expo sia un grande evento non utile alla collettività, ma pur avendo un’opinione chiaramente, contraria, sono dell’idea che quando si vuole esprimere qualcosa, prima di entrare nelle case delle istituzioni, è necessario chiedere, quantomeno, il permesso”. Così il sindaco di Milano Giuliano Pisapia sulla chiusura temporanea della sede di via Festa del Perdono dell’università Statale, in risposta alle manifestazioni no expo annunciate da antagonisti e centri sociali. “Sono convinto – dice Pisapia – che bisogna avere gli spazi per dare posto a chi ha opinioni diverse dalle istituzioni, ma anche che prima di entrare in casa di altri, è necessario chiedere almeno il permesso». Cosa che, sottolinea il sindaco, «non è stata fatta”. Quella del rettore Vago e del Comitato sicurezza pubblica, “è una decisione che io rispetto”. E aggiunge: “Ho preso atto che i No Expo hanno deciso di occupare un altro luogo. L’importante è che sia una discussione serena, anche di contrapposizione politica, ma non che possa portare a elementi di illegalità, di violenza e di non rispetto delle idee degli altri”.

Mentre si susseguivano pedisseque le spiegazioni istituzionali sulla chiusura dell’Università, il movimento No Expo ha occupato ieri nel tardo pomeriggio un spazio abbandonato in via Mascagni, a Milano. Nell’occupazione di via Mascagni ha luogo adesso l’assemblea. All’incontro con ampi spazi di discussione sono previsti workshop e tavole rotonde. Con la partecipazione di diverse esperienze antagoniste, dall’università e dal mondo del volontariato. “La militarizzazione della Statale è un chiaro segnale della prefettura che vuole salvaguardare l’immagine di Expo – ha commentato all’apertura uno dei rappresentanti del movimento – Ci sembra offensivo da parte di Expo chiedere a 18.500 volontari di lavorare gratis in un momento in cui la disoccupazione è a livello record dal 1977″.

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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Comments

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