Milano: 48 anni fa la strage di Piazza Fontana

Il 12 dicembre 1969 alle ore 16:37 un valigia contenente 7 kg di tritolo esplodeva nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura situata nella centralissima piazza Fontana di Milano. I morti furono 17, 13 sul colpo e altri 4 nelle ore successive, mentre i feriti 88.

Secondo i più, con quell’evento, si aprì in Italia quello che è conosciuto come “periodo della strategia della tensione” e che sarebbe andato avanti fino al 2 agosto 1980, giorno in cui esplose una bomba all’interno della sala di attesa della stazione di Bologna Centrale. In entrambe le stragi fu evidente il coinvolgimento di formazione neofasciste italiane. Ma per arrivare a questa verità dovette passare un bel pò di tempo.

Nelle ore immediatamente successive all’esplosione nel centro di Milano, infatti, i controlli della polizia si concentrarono verso i circoli anarchici milanesi e vennero messi sotto controllo due personaggi in particolare: Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. Quest’ultimo morì in circostanze poco chiare la sera del 15 dicembre 1969 dopo un volo da una finestra del quarto piano della Questura di Milano.

Solamente in un secondo momento, quando si capì chiaramente che gli anarchici erano totalmente estranei alla vicenda, le indagini si spostarono verso l’ambiente dell’estrema destra. In particolare si cominciò a tenere sotto occhio alcuni esponenti di Ordine Nuovo: un movimento politico fondato, proprio nel dicembre 1969, dall’ex esponente del MSI Pino Rauti.

Ad oggi, però, non è stato ancora trovato un vero colpevole di ciò che accadde quel giorno a piazza Fontana. I 3 ergastoli, arrivati il 30 giugno 2001, nei confronti di Delfo Zorzi (come esecutore della strage), Carlo Maria Maggi ( come organizzatore) e Giancarlo Rognoni ( come basista) sono stati cancellati, nel maggio 2005, con una sentenza della Cassazione.

La stessa Cassazione ha contemporaneamente affermato che la strage di Piazza Fontana è stata commessa da due importanti appartenenti di Ordine Nuovo: Franco Freda e Giovanni Ventura. Questi ultimi due, però, non sono più processabili per mancanza di prove dalla Corte  d’Appello di Bari e da quella di Catanzaro, ed assolti in maniera definitiva nel 1987.

La strage di Piazza Fontana rappresenta il più importante tentativo di destabilizzazione neofascista che l’Italia abbia subito nella seconda metà del XX secolo. Proprio quei camerati, che si erano eletti a protettori della patria contro “l’avanzata comunista“, erano disposti a tutto pur di non permette, secondo le loro idee, ai “filo-bolscevichi” di arrivare al potere.

La memoria di quelle ore, nonostante siano passati quasi 50 anni, non è mai morta. A testimoniarlo è il fatto che martedì prossimo, 12 dicembre 2017, un corteo attraverserà le strade di Milano per commemorare i 48 anni dall’evento.

piazza fontana 12 dicembre 2017

La manifestazione, che partirà alle ore 18 da piazza Santo Stefano per concludersi a piazza Fontana, è stata convocata da molte realtà e sigle antifasciste del capoluogo lombardo. Di seguito riportiamo l’appello per la convocazione dell’evento commemorativo.

” 12 DICEMBRE 1969 STRAGE DI PIAZZA FONTANA
MANO FASCISTA REGIA DELLO STATO
12 DICEMBRE 2017 CONTRO TUTTI I FASCISMI DI IERI E DI OGGI

Ricordare il 12 dicembre è anche un esercizio della memoria. Memoria che non può essere condivisa laddove, come oggi, si equiparano carnefici e vittime e colpevoli ed assassinati. Il 12 dicembre è inoltre il momento per riaffermare che il fascismo non è un’opinione ma un crimine, perché da sempre portatore di violenza e di una concezione della società gerarchica, escludente e razzista, incompatibile con ogni forma di democrazia.
IL FASCISMO DEGLI ANNI VENTI del Novecento, ha portato al nostro Paese dittatura, povertà e miseria; l’alleanza con il nazismo, le leggi razziali e la complicità nello sterminio di milioni di ebrei, oppositori e minoranze giudicate “inferiori” dalla razza eletta; guerra per cinque lunghi anni con milioni di morti e distruzioni.

IL FASCISMO DEGLI ANNI SETTANTA/OTTANTA inaugurava con le bombe di Piazza Fontana e l’assassinio di Pinelli, la stagione della paura e delle stragi nelle piazze, nelle stazioni e sui treni, causando la morte di centinaia di cittadini inermi. Come l’ISIS dei giorni nostri, le organizzazioni neofasciste e neonaziste protette e foraggiate da apparati dello Stato volevano bloccare lo sviluppo democratico della società, scandito dalle conquiste dei lavoratori e delle lavoratrici e dai movimenti studenteschi, attraverso l’imposizione della paura e del terrore, il richiamo all’ordine ed al rispetto delle gerarchie economiche e sociali costituite che dividevano profondamente la nostra società.
IL FASCISMO DI OGGI, cavalcando la crisi e strumentalizzando il disagio economico e sociale causato da criminali politiche neoliberiste attuate dagli Stati che creano sempre maggiore disuguaglianza, punta a conquistare consenso e a occupare nuovi spazi nelle istituzioni. Oggi come allora, le organizzazioni nazifasciste, lungi dal mettere in discussione i meccanismi e gli interessi che creano disuguaglianza e ingiustizia, sono maestre nell’indicare di volta in volta un capro espiatorio di turno, responsabile della crisi, guarda caso è sempre il più debole, il più povero, l’emarginato, su cui si indirizzano frustrazioni, precarietà e paure. E così, invocando “sicurezza, ordine e pulizia” e la cacciata dell’immigrato e del “diverso”, fomenta l’odio e la guerra tra gli ultimi per non colpire mai i primi, cioè i responsabili di uno stato delle cose che provoca migrazioni epocali, la concorrenza tra aree del mondo e tra lavoratori per un misero posto di lavoro senza diritti, il dilagare della povertà e una vergognosa e insopportabile concentrazione di ricchezza nelle mani di un’esigua minoranza.
Le leggi degli ultimi decenni, che hanno abrogato il diritto al e sul lavoro come il diritto di assemblea e di sciopero, attaccato la sanità e la scuola pubblica, eliminato il diritto ad una pensione degna. La recente Minniti – Orlando sulla immigrazione e il “decoro urbano”, hanno di fatto cancellato il significato reale della parola cittadinanza, diffondendo insicurezza sociale, precarietà e abbandono e spianando la strada a questa deriva.

Antifascismo oggi significa anzitutto riconquista del diritto alla sicurezza sociale ed economica per tutti e tutte e contrasto a qualsiasi forma di discriminazione e di esclusione, per la riaffermazione a pieno titolo di una cittadinanza reale in una società solidale. Non solo. Antifascismo oggi significa anche vigilare e contrastare ogni forma di populismo laddove il consenso politico viene perseguito parlando “alla pancia” delle persone a discapito dei più deboli.
Antifascismo significa contendere ogni giorno gli spazi ai fascismi e ai razzismi che si fanno largo nel nostro quotidiano, nei quartieri, nelle scuole e università, sui luoghi di lavoro. Significa battersi per aprire nuovi spazi di partecipazione, inclusione e di lotta per i diritti.
Invitiamo tutta la Milano antifascista e antirazzista il prossimo 12 dicembre 2017 a partire dalle ore 18 in Piazza Santo Stefano. Da qui partirà il corteo per raggiungere Piazza Fontana, per ricordare la strage di Stato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, l’assassinio di Giuseppe Pinelli e l’innocenza di Valpreda.

Milano Antifascista, Antirazzista, Solidale e Meticcia

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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