Migranti: cominciano le prime espulsioni verso la Turchia

Il primo weekend di aprile è stato segnato dall’attuazione, per la prima volta, del patto firmato poche settimane fa  tra UE-Turchia riguardante la vita di migliaia di migranti che tentano di arrivare in Europa.

Dopo che centinaia di persone hanno atteso per giorni, presso il villaggio greco di Idomeni, di poter attraversare la frontiera con la Macedonia per poter continuare il loro viaggio delle speranza, si è arrivati a tale compromesso lo scorso 18 marzo. Questo patto tra Europa e governo di Ankara prevede il respingimento forzato di tutti i migranti irregolari che cercano di entrare illegalmente nel vecchio continente.

Una soluzione che è stata criticata duramente da varie associazioni umanitarie e non di tutta Europa ma che, almeno finora, è stata attuata senza alcun ripensamento dalle autorità di Bruxelles. Proprio stamane, infatti, è giunto nel porto turco di Dikili una nave, partita dall’isola greca di Lesbo, con a bordo poco più di 200 persone. Sul posto, per gridare ancora una volta la loro disapprovazione, erano presenti alcuni associazioni come Amnesty International e l’Unhcr.

Contemporaneamente, il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schultz, ha voluto precisare che questa non è una chiusura totale delle frontiere europee nei confronti dei migranti visto che l’Europa è e rimane ” un continente di immigrazione“. Lo stesso Schultz, però, ha voluto precisare che “serve un sistema di immigrazione legale, attraverso il quale chi vuole venire a lavorare legalmente in Europa possa farlo“.

Nelle medesime ore centinaia di attivisti italiani, a cui si sono aggiunti anche alcuni tedeschi e austriaci, hanno voluto manifestare, presso il confine italo-autriaco del Brennero, la loro disapprovazione riguardo la decisione del governo di Vienna di inviare l’esercito ai confini meridionali per bloccare l’arrivo dei molti migranti in transito. Gli attivisti “no border“, una volta giunti sul posto, hanno potuto constatare che, in quel luogo, il trattato di Schengen, quello che permette la libera circolazione delle persone nei 28 paesi dell’UE, non esiste più almeno formalmente.

Gli stessi manifestanti, nonostante la presenza di molti poliziotti armati di scudo e manganello, hanno cercato di forzare la schiera di polizia per effettuare una entrata simbolica su suolo austriaco. Per questo motivo le forze dell’ordine hanno effettuato alcune cariche di alleggerimento durante le quali non hanno esitato ad usare alcuni spray urticanti che avevano in dotazione, oltre ai manganelli.

Insomma, per l’ennesima volta il vecchio continente mostra chiaramente il suo volersi chiudere nei propri confini e non accogliere nessuno di questi disperati non si sa per quale motivo. Oltretutto l’Europa preferisce trattare con governi autocratici, come quello di Erdogan in Turchia, pur di lavarsi le mani su di un argomento che, almeno finora, non è riuscita ad affrontare in alcun modo.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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