L’universo di Newton

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On 19 luglio 2013 At 20:55

Category : Culture

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Mancano tre giorni alla chiusura della mostra “Helmut Newton White Women/Sleepless Nights/Big Nudes” al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Immagini d’eccezione di uno dei più famosi fotografi del Novecento, che ha portato nella fotografia dell’ “haute couture” l’ambiguità e la provocazione.


“Tutto probabilmente inizia nella sua infanzia berlinese e nell’esser attratto dal mondo un po’ sordido dei quartieri bassi” scrive di lui il grande amico Karl Lagerfeld. Helmut Newton, ovvero Helmut Neustädter, nasce infatti nella Berlino negli anni ’20 da genitori ebrei proprietari di una fabbrica di bottoni e compra la sua prima macchina fotografica solo all’età di dodici anni. Nell’adolescenza vive la paura e la discriminazione delle leggi razziali che lo costringono a fuggire verso la Cina, arriva però a Singapore, poi si sposta in Australia dove si arruola durante la seconda guerra mondiale.

Ma a sedurlo sono la Londra degli anni ’50, la Parigi negli anni ’60 e infine le “sleepless cities” New York e Hollywood.

Le sue fotografie sono la negazione di qualunque romanticismo, perchè scandagliano con freddezza una realta’ ambigua frutto del lusso, del potere e del male. Al confine tra senso estetico ed erotismo ha rivoluzionato la fotografia di moda con le sue immagini sensuali e trasgressive, a muoverlo sono “il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare”.

 La mostra si apre con gli scatti appartenenti alla sua prima raccolta di foto White Women, pubblicata nel 1976, che aveva scandalizzato e affascinato, e che tutt’ora produce questo effetto, per le nudità suggerite, per le gambe affusolate che indossano trasparenti calze nere, per gli hotel lussuosi e retrò, che diventano palcoscenici di rappresentazioni sì eleganti, ma anche vagamente sordide.

L’osservatore si sente un voyeur con le foto a colori e in bianco e nero ambientate per le strade parigine di notte. Qui una modella androgina in smoking gessato da uomo é in attesa sulla strada e l’enigma si risolve nella foto successiva, che la raffigura insieme ad una donna, nuda, con tacchi e cappello, completando la coppia.

E’ in Sleepless Nights (1979) che la moda si trasforma in pretesto per realizzare scatti introspettivi, a volte inquietanti, é il momento della provocazione. Newton usa ironicamente il “fashion system” fino al paradosso, mostrando donne in corsetti ortopedici, bardate con selle di cuoio, avvinghiate a manichini, fino a confondere l’artificio con la realtà. Una realtà che in Big Nudes (1981) diventa monumentale, qui la donna appare sfacciatamente consapevole, fredda e sicura del proprio ego, fino a raggiungere, nelle foto della scultorea maratoneta Gayle Olinekova, la celebrazione della propria olimpionica forza fisica.

                                                                                                                                                                 Luisa Lupo

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