“Le riforme ungheresi funzionano” la campagna informativa del governo Orbán

Una giovane ragazza, una dei tanti testimonial della nuova campagna di informazione del governo ungherese, mostra un volto sereno, rassicurante, fiducioso per un futuro radioso e prosperoso. A prima vista un’occhiata alla réclame potrebbe indurre a pensare che questa ragazza abbia colto una grande possibilità nella propria vita, come una borsa di studio, un master, un’opportunità che premi il proprio talento e ne riconosca il merito. Potrebbe anche trattarsi di una persona proveniente dalle classi meno abbienti che usufruisce di un programma speciale volto a risolvere le disuguaglianze sociali.

Nel pensare certe cose si potrebbe restare fortemente delusi: l’oggetto della réclame non è una campagna di prevenzione, un servizio istituito dal governo a beneficio dei propri cittadini e neanche un’iniziativa particolare che miri a coinvolgere attivamente la società.

Le parole scandite a caratteri cubitali dalla ragazza non lasciano alcun dubbio: “Non vogliamo clandestini illegali!”.

E’ solo uno dei tanti slogan che contornano la nuova trovata propagandistica di Viktor Orbán, Presidente ungherese, dal titolo: Le riforme ungheresi funzionano!

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Un’anziana signora sfoggia un’espressione soddisfatta: “Ho risparmiato molto con la riduzione delle spese!”. Un’altra prova della benefica azione del governo.

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Una giovane coppia, invece, elogia la benevolenza dello Stato ungherese che finalmente permette la costituzione di nuove famiglie grazie a nuovi sussidi: “Anche 3 milioni di fiorini per una nuova casa”.

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Un vecchio lavoratore, dopo anni di sacrifici, si vede finalmente ripagato dalle sue fatiche: “Il salario minimo sta crescendo”.

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Anche le mamme e bambini hanno motivo di sorridere: “Per i miei bambini la mensa della scuola materna è gratuita”, ci tiene a precisare la fortunata genitrice.

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E infine un lavoratore dalla carriera ormai consolidata, illustra orgogliosamente la crescita prodigiosa dell’economia ungherese: “Da noi la crescita economica è maggiore rispetto al resto dell’UE”.

Al di là della veridicità o meno di certi provvedimenti, non ci sarebbe nulla da recriminare se si trattasse di campagna elettorale. Se questi manifesti fossero affissi nelle città in occasione delle elezioni si potrebbe discutere sull’efficacia o meno delle riforme del Governo ungherese, lasciando poi alle urne il compito di stabilire il verdetto popolare. Non ci sarebbe nulla da recriminare nemmeno se fosse il partito di Orbán, Fidesz, ad intestarsi questa propaganda, purché targhi i propri cartelloni pubblicitari con il proprio simbolo. E’ bene chiedersi invece, e magari sarebbe ora che anche in Europa se ne discutesse, è giusto che un governo democraticamente eletto utilizzi i simboli nazionali, che rappresentano l’unità di tutti i cittadini ungheresi, non solo quelli che hanno
votato Fidesz, e i soldi dei contribuenti al fine di propagandare il proprio operato?

Federico Preziosi

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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