Lazio: la democratizzazione del neofascismo targata Sergio Pirozzi

La notte del 24 agosto 2016 un terremoto di magnitudo 6.0 distruggeva una buona parte dell’Italia centrale tra i paesi di Accumoli, in provincia di Rieti, e di Arquata del Tronto, vicino Ascoli Piceno. Uno dei comuni più colpiti fu quello reatino di Amatrice: 235 morti, su 300 totali, furono in quella zona che vide sgretolarsi anche una buona parte degli edifici pubblici e privati.

Nelle ore immediatamente successive partì una grande catena di solidarietà ma, come al solito, non mancò neanche chi cercò di trarre benefici di vario tipo da una tragedia del genere. A levare la voce su questo lato poco benevolo fu, in particolare, il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, che accusò vari individui di speculazione.

Col passare del tempo,però, anche lo stesso Pirozzi ha trovato il modo di ritagliarsi la propria fetta di interessi dal terremoto dell’estate del 2016. Il prossimo 4 marzo, ad esempio, si presenterà, con una propria lista civica, alle elezioni regionali del Lazio indette per eleggere il successore di Nicola Zingaretti.

Allo stesso tempo, inoltre, il primo cittadino amatriciano sta portando avanti un vero e proprio tentativo di democratizzazione del neofascismo all’interno del Belpaese. Tutto questo, all’inizio, non era stato chiaramente messo nero su bianco: solamente negli ultimi mesi Pirozzi sta facendo venir fuori, in maniera limpida, questa sua ammirazione per i camerati italiani.

Ad esempio, è solamente di pochi giorni la notizia che Benito Mussolini, secondo il sindaco di Amatrice, “fece grandi cose“. Certo il Duce, fu protagonista anche di alcune sciagure come l’approvazione delle leggi razziali o l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista.

Nel complesso, però, il capo del PNF, secondo le affermazioni di Pirozzi, “aveva una visione del paese“. Tutto questo perchè, nel corso del ventennio, si dedicò “alle infrastrutture, alle opere pubbliche e alle politiche sociali” per aiutare lo sviluppo del Belpaese.

A novembre scorso, invece, a chi gli chiedeva cosa pensasse dei neofascisti di Casapound, Sergio Pirozzi rispondeva così: “Casapound? Io ne parlerò sempre bene“. Tutto questo perchè “questi ragazzi sono venuti qui, dopo il terremoto, ed in maniera del tutto spontanea hanno aiutato la comunità, si sono presi cura delle persone in difficoltà, per questo ho apprezzato il loro aiuto“.

Ancora una volta, insomma, ci si ritrova a seguire il concetto di “tirare l’acqua al proprio mulino“. Chi se ne frega se queste persone, così caritevoli, si siano rese protagoniste di varie aggressioni verificatesi negli ultimi mesi, l’ultima avvenuta a sera del 12 gennaio 2017 a Genova.

Parlare di determinati argomenti, però, per Sergio Pirozzi è fuori luogo. Infatti, a fine ottobre scorso, il primo cittadino di Amatrice rilasciò le seguenti dichiarazioni: ” E’ anacronistico che si parli di fascismo oggi, il fascismo è passato, parlare di apologia la fascismo oggi fa ridere i polli, allora dovrebbe esserci anche l’apologia del comunismo“.

Peccato per il buon Pirozzi che le ideologie legate al ventennio, nell’Italia attuale, vietate dalla Costituzione nazionale, almeno in teoria. Contro il comunismo o ideologie simili, invece, non vi è nulla che vieti alcunché.

Vedremo come continuerà questa storia e se, prima del 4 marzo, Sergio Pirozzi si renderà protagonista di qualche altra “fake storica” da sbandierare ai quattro venti per accaparrarsi qualche voto in più di un nostalgico abitante della regione Lazio.

D’altronde, dopo le esternazioni di Attilio Fontana, candidato del centrodestra per guidare la regione Lombardia, sulla differenza e sulla difesa della razza, bisogna aspettarci di tutto. Solamente il tempo ci dirà quale altra fesseria si inventeranno i politici nostrani.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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