Lavori in corso, Expo 2015: cantieri di nuovo fermi per infiltrazioni mafiose

By Redazione
On 16 gennaio 2013 At 19:55

Category : Agorà

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La Prefettura di Milano boccia Ventura spa, che si era giudicata l’appalto più ricco per i lavori all’Expo. Secondo le indagini, forti rapporti legano la società messinese con potenti intermediari di Cosa Nostra.

Milano. I lavori per l’Expo 2015 non finiranno mai. Questo sembrano dire le braccia ferme di numerose gru ,immobili nel teatro incerto di un’impresa colossale in allestimento che, rilanci o meno le sorti imprenditoriali e creative del nostro Paese, già dai suoi primi passi ha osservato nuvole di interessi poco chiari addensarsi sopra le ingenti somme di denaro riversate a fiotti per l’occasione.
Infatti ieri, la Procura di Milano ha lanciato un’altra interdittiva nei confronti dell’azienda Ventura spa, fermando quindi, lo svolgimento dei lavori nei cantieri nel territorio tra Rho e Pero, provincia di Milano, luogo prescelto per l’Esposizione del 2015. La società siciliana, secondo le inchieste, fa capo a Furnari, paese vicino a Barcellona Pozzo di Gotto, strategico quartier generale della mafia messinese ed è sospettata di aver stretto ‘oscure’ relazioni con intermediari di Cosa Nostra; inoltre è emerso dalle carte che la Ventura spa è collegata con la Compagnia delle Opere, la propaggine più attiva imprenditorialmente del cattolicissimo ‘consorzio’ di Comunione e Liberazione. Il sospetto quindi, che il terreno dove sorgeranno le faraoniche strutture dell’Expo, sia imbevuto – per così dire- di interessi malavitosi, è stato confermato.
La ditta messinese non accompagnerà, per ora, le altre imprese, come la Mantovani, la Silec, la Coveco e la romana Socostramo, alla costruzione di quella che è stata definita: “la grande piattaforma” dove saranno eretti i padiglioni dell’Expo. L’appalto per questa piastra di sostegno è stato uno dei più ‘succulenti’ per le ditte, con un tesoretto che ammonta a 165 milioni e 130mila euro. Gli uffici giudiziali della Procura di Milano si sono immediatamente messi in movimento e, fiutando tra le carte, alcune delle quali, relative all’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-Mafia, hanno letto più volte il marchio della ditta Ventura spa. Il solo fatto, però, che questo nome ritorni negli atti, non significa che l’impresa sarà coinvolta penalmente. Saranno le dichiarazioni fornite da alcuni testimoni a risultare ‘scomode’ per gli imprenditori della ditta, accusata di spartirsi grossi appalti nel Messinese.

Secondo l’imprenditore Maurizio Marchetta, Salvatore Di Salvo-nome che, i carabinieri collegherebbero a Cosa Nostra e alla ditta messinese-gli aveva rivolto l’invito a partecipare ad una riunione presso gli uffici dell’impresa Ventura spa tra il fine 2002 ed i primi mesi del 2003. Racconta l’imprenditore: “A questa riunione.. Aquilla e Di Salvo.. dicevano di voler organizzare in maniera più attenta, cioè più precisa, le turbative delle aste. Loro volevano coinvolgere Ventura e Scirocco per le sue conoscenze di altri imprenditori siciliani e del Nord. Infatti a loro interessava raccogliere un numero maggiore di offerte per condurre la turbativa con minimi margini di errore ed aggiudicarsi con maggiore certezza gli appalti di loro interesse”.
Nonostante la ditta Ventura, interessata nella costruzione della piattaforma per l’Expo 2015, abbia fatto sapere, in un comunicato stampa, la propria estraneità ai fatti e che “..non risulta coinvolgimento alcuno e ad alcun titolo di suoi soci o amministratori nelle indagini condotte dalle Procure della Repubblica..”, nonostante la ‘accorata’ risposta dei dirigenti dell’azienda, dunque, resta il sospetto che intorno alle gare d’appalto per la realizzazione delle imponenti strutture dell’Esposizione ruotino grovigli di interessi difficili da districare, soprattutto se di non chiara provenienza.

La Procura di Milano sospenderà, temporaneamente, alla Ventura spa il certificato di anti-mafia, non decretando, in tal modo l’indissolubilità del legame che stringe l’azienda ai vertici di Cosa Nostra: sarà possibile infatti, per gli imprenditori coinvolti, ricorrere al Tar. Quel che è certo è che, dopo l’interdittiva del Procuratore, la ditta siciliana non potrà operare sulle opere in costruzione, e i lavori, subiranno un altro e grave rallentamento.
              

                                                                                                                 Edoardo Cellini

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