L’Assata Shakur di Ancona per continuare il sogno dello sport popolare

La Polisportiva Assata Shakur di Ancona, forse è una delle prime realtà in Italia che ha coniugato lo sport e l’aggregazione sociale, avendo come punto focale l’antirazzismo. Una polisportiva che in 14 anni di attività ha dato tanto ad Ancona, allo sport e all’integrazione. Oggi l’Assata ha bisogno dei suoi sostenitori, lontani e vicini. Grazie alla ribalta del calcio popolare e alla nascita di tante realtà sul territorio nazionale, sembra che ilo fenomeno si stia divulgando, nonostante i tanti ostacoli posti tanto dalle Federazioni, quanto dall’oppressione.

Ha negli anni toccato varie discipline sportive, come il cricket, organizzando la prima squadra di cricket delle Marche, il ciclismo, la pallavolo, la palestra popolare con corsi di difesa personale e di Muay Thai ed è inoltre entrata nel mondo del calcio, inserendo nelle sue attività per ultima dal punto di vista cronologico, anche una scuola calcio a costi irrisoriAncona Respect, in collaborazione con Sosteniamolancona.

Proprio il calcio è stato la prima attività organizzata dalla Polisportiva, con il “mondialito antirazzista Assata Shakur” giunto nel 2015 alla sua XIV edizione, nato con quattro squadre partecipanti e giunto a contare ben ventiquattro formazioni, che nel tempo proprio grazie a tale torneo hanno stretto legami tali da creare squadre miste dal punto di vista delle provenienze e delle culture, ridefinendo molteplici vissuti, in cui le singole identità e appartenenze convivono nel reciproco rispetto, condividendo e confrontando le proprie differenze e i valori comuni.

Inoltre quest’anno la squadra ha disputato un campionato di vertice, classificandosi al secondo posto del proprio girone di terza categoria. A dimostrazione di come il calcio popolare e antirazzista vince sia in campo che fuori, così come gli esempi del Quartograd, Stella Rossa, Spartak Lecce, Ardita, ecc.

La Konlassata, questo il nome della squadra di calcio, è a oggi realtà consolidata, con uno spogliatoio animato da ben 14 lingue differenti e ancor più multietnico se si guardano le singole nazionalità in esso presenti.

Nel comunicato di lancio per la raccolta dei fondi per proseguire l’attività si legge: “Il progetto ha un aspetto di “follia”, infatti portare avanti una squadra di calcio ha un grosso ostacolo, che è quello economico, perché nonostante l’impegno volontario di molte e molti nell’assolvere ruoli altrove retribuiti, una stagione tra iscrizione al campionato, acquisto del materiale necessario e affitto del campo (solo quest’ultimo raggiunge e a volte supera gli 800 euro mensili, per soli due allenamenti settimanali e la partita casalinga), costa attorno ai 16 mila euro. La sostenibilità del progetto è stata finora possibile grazie a piccole sponsorizzazioni, ma soprattutto è realtà grazie al sostegno di atleti, dirigenti e tifosi, che sono realmente un corpo solo, in quest’avventura che potremmo definire di azionariato popolare o di gestione comunitaria e che a differenza dei grandi club, include anche i giocatori.

La richiesta di contributi, una somma minima rispetto all’intero costo del campionato, intende coprire l’avvio dello stesso, ovvero le spese di iscrizione e i primi materiali occorrenti per poter iniziare la prossima stagione, ormai alle porte. In un momento in cui le casse della polisportiva non riescono a coprire tali esigenze, decidiamo ancora una volta di affidarci al sostegno di chi crede in un altro sport, uno sport che contrasta ogni giorno l’insorgere e il manifestarsi di episodi di discriminazione razziale, omofoba o sessista, che si batte attivamente perché possa essere diritto garantito a tutte e tutti, che crea nel territorio legami di cui esalta le ricchezze e porta a galla le contraddizioni per affrontarle positivamente, uno sport che basa le proprie vittorie agonistiche sulla lealtà sportiva, in un periodo in cui si susseguono episodi di doping o di calcio-scommesse, una pratica del calcio che valorizza la propria tifoseria, considerandola da un lato parte imprescindibile del proprio esistere e dall’altro anima di una piazza viva, quella degli spalti, che nei grandi stadi si va svuotando a favore di un calcio da guardare a pagamento nel chiuso delle proprie case. Ci affidiamo a chi crede che tutto questo sia possibile e fa sì che sia anche sostenibile, sperando in tal modo di allargare ulteriormente la nostra rete di sostenitori.

Noi non intendiamo mollare ora, ci aiutate a proseguire un sogno?”

Purtroppo il modello di calcio popolare è ancora in fase di rodaggio, per riuscire a capire come ovviare alle problematiche economiche denunciate dalla polisportiva anconetana serve entrare e scardinare il sistema identificato come “calcio business”.

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Comments

  1. Come e perché sostenerci:

    https://polisportivassatashakur.wordpress.com/2015/06/27/noikonlassata/#more-2726

    polisportiva antirazzista Assata Shakur Ancona 2001

     — Reply