L’accordo sul nucleare migliora le relazioni Mosca-Teheran

A sorridere dopo lo storico accordo sul nucleare raggiunto a Vienna tra le potenze mondiali e l’Iran non sono solamente i giovani di Teheran che sono scesi in piazza per festeggiare la fine del loro isolamento internazionale. A sorridere c’è anche la Russia, e per molti motivi. Mosca, tutti lo sanno, impensierisce non poco l’Occidente e la Nato in particolar modo, basti pensare a quanto è successo negli ultimi mesi in Ucraina e ai venti di guerra che soffiano forte.

Uno dei nemici storici degli Usa era senz’altro l’Iran, e per la logica del “il nemico del mio amico è un amico” è chiaro che strategicamente gli interessi di Mosca e Teheran si muovono nella stessa direzione. A commento dell’accordo sul nucleare infatti il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha detto di auspicarsi che gli Usa rinuncino a questo punto a dotarsi di uno scudo missilistico in Europa dato che la sua finalità, teoricamente, era quella di difendersi contro gli “Stati canaglia” come Iran e Corea del Nord.

Anche Vladimir Putin ha commentato lo storico accordo e lo ha fatto parlando di un “grosso sospiro di sollievo” per il mondo intero. Ma a Mosca sono felici principalmente per un altro motivo, ovvero che la pacificazione con l’Iran potrebbe anche portare a un miglioramento delle relazioni bilaterali tra Mosca e Teheran (fonte Interfax). Questo è sicuramente il lato meno piacevole per Washington della questione dal momento che l’Iran, una volta superate le sanzioni economiche a proprio danno, potrebbe proporsi come Stato egemone nel contesto del Medio Oriente, con evidenti ripercussioni proprio nello scacchiere più caldo di questi ultimi anni.

Questo storico accordo potrebbe dare la spinta a Teheran a ingerire maggiormente negli affari interni dell’Iraq, magari ottenendo il mandato di eliminare lo Stato Islamico. Non solo, a oggi le forze impegnate contro l’Isis in Siria come in Iraq sono già legate in qualche modo all’Iran, dalle milizie sciite irachene fino a Hezbollah in Libano e al governo di Assad in Siria. E Damasco, si sa, è un fedele alleato di Mosca, basti ricordare quando gli Usa arrivarono ad un passo dal bombardare la Siria e si fermarono solo di fronte al veto di Putin. Insomma la mossa degli Stati Uniti apre a nuovi scenari fluidi e di difficile previsione, soprattutto perchè Israele non ha alcuna intenzione di assistere a un rafforzamento dell’Iran, considerato un vero spauracchio per l’establishment di Tel Aviv.

Laureato in Storia Contemporanea, ha da sempre coltivato una viva passione per la scrittura e per il giornalismo. Appassionato di politica estera partecipa sin dagli inizi al progetto di “Oltremedia” .

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