La Domenica giuridica. Come è stato eletto Giorgio Napolitano

Cosa dice la Costituzione in riguardo  ai quorum da raggiungere per ciascuna votazione, quanto dura in carica il Presidente della Repubblica e chi può essere eletto come tale.

Ieri è stato rieletto Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Si tratta del secondo mandato, ed è stato eletto dopo la sesta votazione con 738 voti, 48 voti in meno dei 786 su cui poteva contare, ma con 196 voti in più dei 543 voti dell’elezione del 2006. Rappresenta una novità, per l’Italia, la rielezione di uno stesso Presidente della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica Italiana è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Come recita l’articolo 83 della Costituzione italiana: “Il Presidente della Repubblica Italiana è un organo costituzionale eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato. L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto. L’insieme degli elettori sono chiamati anche grandi elettori.” In totale i rappresentanti delle Regioni sono 58. Quindi sono le Regioni a scegliere i propri delegati.

La Costituzione stabilisce che può essere eletto Presidente qualsiasi cittadino/a italiano/a che abbia compiuto i cinquanta anni di età e che goda dei diritti civili e politici. La residenza ufficiale del Presidente della Repubblica è il palazzo del Quirinale (sull’omonimo colle di Roma) che per metonimia indica spesso la stessa Presidenza. Come si è visto in questi giorni, ogni votazione ha un quorum da raggiungere affinché il candidato possa essere eletto come Presidente.

Durante la prima votazione è stato proposto il nome di Franco Marini, che non ha raggiunto il quorum richiesto, cioè l’approvazione dei 2/3 dell’assemblea (maggioranza qualificata), ovvero 672 voti. Marini  non solo non ha raggiunto il quorum dei due terzi, ma a stento a superato la maggioranza assoluta (521 su 1007 grandi elettori). La seconda votazione è finita con un nulla di fatto perché tutti i partiti maggiori hanno votato scheda bianca. Anche in questo caso il quorum richiesto è quello dei 2/3 dell’assemblea, così come per la terza votazione. Proprio durante il terzo scrutinio sono state 465 le schede bianche (sia che Pd che Pdl), 250 i voti per Stefano Rodotà, 22 per Romano Prodi, 33 per Massimo D’Alema, 12 per Giorgio Napolitano, 9 per Anna Maria Cancellieri.

Di conseguenza si è dovuti passare alla quarta votazione, dove il quorum si abbassa ed è sufficiente la maggioranza assoluta. Prima del quarto scrutinio, Bersani ha fatto il nome di Romano Prodi, accolto ben volentieri da tutto il Pd e da Sel, ma fortemente contestato dal Pdl e dal M5s che non demorde e continua a proporre Stefano Rodotà. Ma anche questa quarta votazione è una fumata nera. Prodi non ha raggiunto il quorum necessario di 504 voti, fermandosi addirittura sotto quota 400, a sole 395 preferenze,decidendo quindi di farsi da parte. La sorpresa è rappresentata dai voti di Stefano Rodotà che sono stati invece 213, 51 di più rispetto al numero di parlamentari del M5S. Il centrodestra per protesta ha scelto di non partecipare al voto, con una decisione che non ha precedenti nella storia della Repubblica. “Non partecipiamo a questo voto, non è democratico”.

Per la quinta votazione è sufficiente la maggioranza assoluta, i risultati non portano a nulla: Rodotà 210 (tre in più della somma di Sel e M5S), Napolitano 20, Monteleone 15, Bonino 9, Zinna 4. Nulle 17 e 445 bianche. Non è stato raggiunto il quorum dei 504 voti. Soltanto con la sesta votazione si raggiunge il quorum della maggioranza assoluta. Giorgio Napolitano viene rieletto Presidente della Repubblica. Non è previsto alcun divieto alla rieleggibilità dello stesso Presidente uscente.

Napolitano, oggi 88enne, che ha già ricoperto questa carica per 7 anni, dovrà continuare a ricoprire la carica per altri sette anni, come previsto dalla Costituzione, ma ciò vuol dire che il suo mandato scadrà quando lui avrà 95 anni, forse un po’ troppo in la con l’età per ricoprire un ruolo così importante.

La durata di 7 anni (Articolo 85Cost.) impedisce che un Presidente possa essere rieletto dalle stesse Camere, che hanno mandato quinquennale, e contribuisce a svincolarlo da eccessivi legami politici con l’organo che lo vota. In Italia anche questa è pure utopia, in quanto, gran parte dei grandi elettori di oggi non sono altro che i grandi elettori che nel 2006 hanno votato Napolitano.

Il Presidente entra in carica dopo aver prestato giuramento al Parlamento, al quale si rivolge con un messaggio presidenziale. Il giuramento di Giorgio Napolitano si svolgerà lunedì prossimo alle ore 17.00, e la cerimonia avviene a Montecitorio alla presenza dei Grandi elettori.

La convocazione del parlamento viene indetta da parte del presidente della Camera dei deputati per il trentesimo giorno prima della scadenza naturale del mandato del presidente della Repubblica. Nel caso le Camere siano sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione del Presidente, avrà luogo entro il quindicesimo giorno a partire dalla riunione delle nuove Camere. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

Oltre che alla naturale scadenza di sette anni, il mandato può essere interrotto per: dimissioni volontarie, morte, impedimento permanente, dovuto a gravi malattie, destituzione, nel caso di giudizio di colpevolezza sulla messa in stato d’accusa per reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione, decadenza, per il venir meno di uno dei requisiti di eleggibilità. I poteri del presidente sono prorogati nel caso le camere siano sciolte o manchino meno di tre mesi al loro scioglimento; vengono prorogati fino all’elezione che dovrà aver luogo entro quindici giorni dall’insediamento delle nuove Camere.

                                                                                                                     Nicola Gesualdo

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