La bottega oscura di D’Alema

By Redazione
On 18 ottobre 2012 At 20:40

Category : Agorà
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Dopo l’annuncio di Veltroni di non candidarsi alle prossime politiche anche l’altro leader storico del centro-sinistra decide di fare un passo indietro. ma la differenza tra D’Alema e Veltroni e netta. Rispetto all’ex sindaco di Roma D’Alema si è ritagliato, nel partito, un ruolo da tessitore di fili. Ed anche una sua eventuale decisione di non candidarsi, non gli farà perdere il potere acquisito. Anzi a volte si comanda meglio quando si è defilati.

“Sono pronto, sono quasi pronto”. Era una battuta di Moretti del film Aprile, pellicola diventata famosa soprattutto per l’invocazione del regista “D’Alema dì qualcosa di sinistra”. D’Alema di cose di sinistra non ne dice già da tempo. In realtà quando parla si annuncia come la sibilla cumana. Ogni suo discorso può essere letto attraverso svariate interpretazioni, ed è stata forse questa la sua fortuna politica. Fatto sta che D’Alema è pronto, è quasi pronto. A cosa? A fare un passo indietro, come Veltroni. Ma, a differenze dell’ex sindaco di Roma, D’Alema dei paletti li pone. Un ritiro con i se e con i ma, come annuncia alla trasmissione della Gruber “8 e mezzo”. I “se” sono pubblici, anzi è uno solo: “se vince Renzi le primarie resto”. E Massimo il combattivo non solo si limiterà a restare ma annuncia che, nell’eventualità di una vittoria del sindaco fiorentino, “sarà scontro politico”. Perché Bersani si e Renzi no? Una piccola vittoria Renzi già la porta a casa, perché evidentemente D’Alema & Co. hanno paura del “progetto rottamazione”. In secondo luogo Bersani è uomo di D’Alema. Il politico di Gallipoli lo ha sostenuto all’epoca delle primarie del PD, ma ancora prima, quando D’Alema fu capo del governo, Bersani fu nominato ministro dei Trasporti. E difatti Bersani appoggia pienamente la campagna anti rottamazione dalemiana. Subito dopo l’annuncio di Veltroni di defilarsi dalla vita politica, Bersani dichiara che “non chiederà a D’Alema di candidarsi”, ma dato che il “capo” non gradisce tale intento, subito Bersani fa dietrofront ed annuncia “sarà il PD a decidere”. E qui arrivano i “ma” – meno pubblici dei “se”-.

D’Alema in ogni caso non lascerebbe il PD per sempre. Gli uomini di D’Alema restano dentro, comandano e decidono. La fondazione Italianieuropei, di cui D’Alema è presidente e fondatore, ha tra gli iscritti i vertici del PD, della nuova classe dirigente del PD. Finocchiaro, Zingaretti, Letta, etc. Non Solo! In perfetto italian style, la fondazione ha anche la sua piccola parentopoli, ed ecco che nell’Advisory board di Italianieuropei vedi spuntare il nome di Giulio Napolitano. Figlio del ben più celebre Napolitano. Questo nome segna ancora di più il legame tra D’Alema e il capo dello Stato. Napolitano ha raggiunto con la presidenza il massimo del potere all’interno del partito. Presidenza della repubblica alla quale, originariamente, fu indicato un altro nome per il centro-sinistra, all’epoca dell’elezione Napolitano. Ed il nome era quello di Massimo D’Alema. Ma l’ex capo del governo, da attento politico e lettore della storia politica, attingendo dalla vicenda Andreotti, capì bene che si ha molta più influenza da parlamentare che non da Presidente della Repubblica. Il Quirinale è sempre stato un sistema per togliere, carinamente, dai piedi personaggi o troppo potenti o troppo scomodi. Poi nel caso non si riuscisse a spedire il prescelto nell’esilio dorato si sceglieva un nome qualsiasi. Napolitano è il “nome qualsiasi” scelto e voluto da D’Alema per non perdere il potere acquisito all’interno del partito e delle istituzioni. Non solo, anche per “manovrare” un’istituzione in più. Infatti D’Alema, in qualità di presidente del COPASIR, si è schierato a spada tratta al fianco del suo “figlioccio” Napolitano nel caso delle intercettazioni telefoniche dei PM palermitani. E anche dietro il ribaltone di governo voluto da Napolitano e dalla BCE, che hanno licenziato Berlusconi e assunto Monti ed il suo governo tecnico, c’era, forse non lo zampino, ma almeno il beneplacito di D’Alema che anche tra i tecnici riusciva a piazzare qualche suo uomo ad esempio Profumo e Riccardi, entrambi affiliati ad Italianieuropei.

Italianieuropei è la bottega oscura di D’Alema con la quale continua, sia venga eletto sia si faccia da parte, a dare la sua impronta a PD. D’Alema negli anni ha vinto le battaglie con i prodiani ed i veltroniani, ed ora è l’indiscusso padrone ombra del PD, capace di creare un suo establishment nel partito. D’Alema è politico della vecchia guardia, che tanto facilmente non si fa rottamare e che, soprattutto, ha imparato negli anni il sistema per cui si comanda meglio mandando avanti gli altri e restando nelle retrovie. Anche se D’Alema uscirà di scena il suo “spirito” continuerà ad aleggiare all’interno del partito: The dark side of PD!

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