Kurdistan: voci dalla regione medio-orientale alla Sapienza di Roma

Ultimamente il Kurdistan viene sempre meno messo sotto la luce dei riflettori da parte dei media locali. Da quando la guerra all’Isis, in cui le truppe curde hanno pagato un alto numero di morti, non ricopre più quel ruolo primario si è perso anche interesse per ciò che sta avvenendo in una zona che, nonostante tutto, sta ancora attraversando un periodo abbastanza problematico.

Il 25 settembre scorso nella parte irachena del Kurdistan si è tenuto un referendum plebiscitario (92% dei consensi favorevoli) per chiedere l’indipendenza dal governo di Baghdad. A urne chiuse, e a risultati finali arrivati, le milizie sciite filo-iraniane dell’esercito iracheno hanno dato il via ad una invasione, con lo scopo di attuare una forte repressione, nelle tre aree contese: quella del Kirkuk, in una parte di quella di Ninive fino a raggiungere, verso il 20 ottobre, a poche decine di km da Erbil, la città che viene da molti considerata il capoluogo della regione curda. Tutte queste zone fanno, almeno in teoria, parte del territorio riconosciuto ufficialmente dal governo regionale del Kurdistan iracheno (KRG).

Con la liberazione di Raqqa, considerata la capitale ufficiale dello Stato Islamico, avvenuta lo scorso 17 ottobre si aprono due prospettive principali per la regione:  quella delle grandi potenze locali ed internazionali che vorrebbero ridisegnare a loro piacere i confini della zona, come avvenuto a fine Prima Guerra Mondiale con lo sgretolarsi dell’impero Ottomano, e quello della Federazione della Siria del Nord e del movimento rivoluzionario che mira alla pace, alla convivenza tra i popoli e all’Autonomia Democratica.

In Siria, inoltre, vi è Kobane, la città simbolo del ramo curdo-siriano, in Italia conosciuta anche grazie al lavoro del fumettista Zerocalcare che ha scritto un’opera dal titolo “Kobane Calling”. Qui le truppe del califfato nero non sono mai riuscite a stabilirsi in maniera forte e netta. Dopo aver tentato la conquista della città nel luglio 2014, il Daesh ci ha riprovato il settembre successivo incontrando, anche in questo caso, una forte resistenza che fatto guadagnare al centro abitato il soprannome di “Stalingrado del Medio Oriente”. La situazione nella zona è tornata alla normalità quando, a fine gennaio 2015, le forze curde hanno portato a termine la riconquista. Da allora però, ci sono stati vari tentativi di “repressione dall’alto” che i media occidentali non hanno mai descritto in maniera chiara e precisa.

Ad oggi le varie notizie che giungono dalla regione curda sono assai poco chiare. Tutto questo probabilmente perchè, una volta sconfitto lo Stato Islamico, il ruolo dei cattivi lo stanno assumendo i governi centrali dei paesi interessati da questa rivoluzione: Siria, Iraq e Turchia in particolare. Tutti questi stati, però, per vari motivi, non possono essere tacciati come “malvagi” dall’Occidente, che preferisce non parlare di una situazione che continua ad essere insostenibile per la popolazione locale.

Fortunatamente ci sono anche alcune voci fuori dal coro. Infatti, martedì 7 novembre 2017, giorno del centesimo anniversario della Rivoluzione Bolscevica in Russia, si terrà un’iniziativa presso l’università La Sapienza di Roma.

Dalle ore 17, presso l’aula Odeion della facoltà di Lettere, si svolgerà l’evento “Voci dal Kurdistan che tenterà di accendere i riflettori su una questione che sta tornando nel dimenticatoio dei media internazionali. All’evento saranno presenti il fumettista Zerocalcare ed alcuni ragazzi che sono tornati da poco tempo dalla zona del Rojava, la regione curda autonoma de facto nel nord-est della Siria che però non viene riconosciuta dal governo di Damasco.

L’evento è stato organizzato dagli attivisti del collettivo “Sapienza Clandestina. Un evento per capire cosa sta avvenendo in una zona del mondo spesso abbandonata o, addirittura, denigrata.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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