Italia: il finto antifascismo targato Walter Veltroni

In Italia, negli ultimi tempi, temtiche quali antifascismo e neofascismo stanno tornando prepotentemente alla ribalta grazie ai vari media nazionali. Purtroppo, però, spesso queste due parole vengono trattate da personaggi che, nel recente passato, hanno commesso azioni non proprio in linea con questi due ideali.

Se il neofascismo sta tornando di nuovo fuori dalle fogne ciò lo si deve anche al totale immobilismo della sinistra italiana. Un immobilismo che ha permesso a Casapound di arrivare a prendere il 9% al primo turno delle elezioni municipali svoltesi ad Ostia ad inizio Novembre.

Non è questo il luogo in cui tirare le conclusioni sui risultati elettorali del municipio capitolino. È giusto ricordare ai camerati della tartaruga che, durante tale tornata elettorale del litorale romano, si sono recati alle urne solamente il 36% degli aventi diritto al voto quindi non ci si può certo vantare di essere la nuova “forza determinante del panorama politico italiano“.

Nel campo dell’antifascismo invece ha sollevato varie critiche la lettera che Walter Veltroni ha scritto pochi giorni fa al quotidiano “La Repubblica in cui denunciava l’avanzata dell’estremismo di destra e in cui esortava la stessa sinistra istituzionale a “scendere in piazza per fermare l’onda nera” visto che la stessa democrazia, per l’ex segretario Pd, “è a rischio“. Subito sono scesi in campo i suoi ex alleati, ad esempio Bersani e d’Alema, i quali hanno ricordato all’ex esponente del Partito Democratico che non basta un appello alla mobilitazione ma serve qualcosa di più concreto per fermare il neofascismo in questo paese.

Gli stessi fuoriusciti dal Pd, inoltre, non hanno perso l’occasione di ricordare all’ex sindaco di Roma che è proprio grazie ad alcune trovate di Matteo Renzi se oggigiorno, nel 2017, l’Italia debba affrontare tematiche del genere.

Il fatto che più sconcerta è che sia proprio Veltroni a lanciare questi appelli dopo che lui, durante la sua permanenza al Campidoglio, si era lavato le mani dopo un evento in cui era chiara la matrice neofascista, cioè l’omicidio di Renato Biagetti, avvenuto nella notte tra il 26 e 27 agosto del 2006 davanti ad un locale sulla spiaggia di Focene.

Allora, appena venuto al corrente dell’accaduto e nonostante fossero chiare le matrici politiche della vicenda, lo stesso Veltroni si limitò a descrivere quella notizia come una semplice “rissa tra balordi“. A nulla valsero le esortazioni della madre di Renato, Stefania Zuccari, che cercò di far capire all’allora primo cittadino capitolino cosa era accaduto veramente quella notte in quella piccola località del litorale romano in cui, già allora, i neofascisti la facevano da padrone.

Nel corso di questi lunghi anni Veltroni non ha mai cambiato opinione su quell’assassinio, o almeno non lo ha fatto in maniera pubblica. Stefania, invece, non si è persa d’animo ed ha fondato un comitato dal nome emblematico: “Madri Per Roma Città Aperta“.

Tramite questo comitato Stefania ha cercato, e continua a farlo tuttora, di non far finire nel dimenticatoio le storie di ragazzi che sono stati uccisi per i loro ideali politici, proprio come accaduto a suo figlio: da Dax a Carlo Giuliani giusto per citare qualche esempio.

Appena letto ciò  che Veltroni ha scritto a Repubblica, il comitato di “Madri per Roma Città Aperta” ha deciso di replicare all’ex segretario Pd con una nuova lettera di risposta. Noi la pubblichiamo di seguito sperando che sia un modo per non far sembrare tutto uguale a tutto in un modo che tende a mettere sullo stesso piano due concetti quali antifascismo e neofascismo.

Siamo le compagne e i compagni di Renato Biagetti, accoltellato a Focene da due giovanissimi neofascisti all’alba del 27 agosto 2006. Siamo le stesse persone che già nei mesi precedenti il suo omicidio, come attivisti dei movimenti sociali antifascisti romani, denunciavano il clima preoccupante che si respirava in città: il susseguirsi di intimidazioni squadriste, la cultura del coltello diffusa dall’estrema destra nelle strade e nelle curve capitoline, l’accondiscendenza con cui l’amministrazione comunale trattava le manifestazioni nostalgiche e le iniziative neofasciste. Leggendo le dichiarazioni di Walter Veltroni apparse su la Repubblica, sulla necessità di mobilitarsi contro un generico rischio della tenuta democratica, non abbiamo potuto trattenere la rabbia e perciò scriviamo queste righe.

Le ricordiamo, ben poco caro Veltroni, che negli stessi mesi in cui Roma era teatro di continue iniziative neofasciste e di uno stillicidio di aggressioni a studenti, attivisti di sinistra e migranti, lei era anche sindaco della città. E in qualità di sindaco e primo segretario del PD ha sostenuto una precisa linea di neutralizzazione della memoria e della pratica politica antifascista sul territorio capitolino. A partire dalla decisa indicazione di rendere un magma indistinto l’intera storia del dopoguerra, ammucchiando dentro il vergognoso calderone della “violenza politica” le lotte sociali e civili degli anni Settanta con lo squadrismo e lo stragismo nero. Una pacificazione che, come può vedere, sul periodo nemmeno troppo lungo ha comportato una dispersione del patrimonio di cultura democratica e antifascista che garantiva, quella sì, la tenuta del tessuto sociale nei territori della città, la solidità dei principi di solidarietà e rispetto civile.

Ma lei, in quegli anni da sindaco, è riuscito ad andare ben oltre. Non solo ha fatto della storia recente del paese una pappa indistinguibile e indigesta, ma ha anche permesso alle organizzazioni neofasciste di radicarsi e prosperare, assegnando sedi e indulgendo sulle manifestazioni xenofobe che durante gli ultimi mesi del suo mandato imperversavano a Roma, arrivando a strumentalizzare l’omicidio di Giovanna Reggiani, come puntualmente ricostruito da Christian Raimo. E così, per citare forse il caso più eclatante, si è arrivati negli anni del suo mandato, all’assegnazione della sede di via Beverino ad associazioni come Foro753, in virtù dell’ordinanza n. 58 del 12 ottobre 2006, firmata dal suo assessore Claudio Minelli. Una comoda tana, dove per oltre un decennio sono state organizzate attività formative per militanti neofascisti,iniziative revisioniste e meeting politici.Chiudere Foro 753 fu l’unica richiesta di Stefania Zuccari , madre di Renato Biagetti nel suo incontro con il sindaco Veltroni. Ma la risposta in chiaro stile ricattatorio del sindaco fu che per una sorta di par condicio tra fascismo e antifascismo, alla chiusura dei covi di destra avrebbe dovuto seguire anche la chiusura dei tanti centri sociali romani antifascisti.Ora, che Foro753 è definitivamente transitato nel network Lealtà&Azione, che fa capo alla scena “hammerskin” milanese, quella dei saluti romani alle tombe dei repubblichini nel cimitero Monumentale, come la mettiamo?

Evidentemente, ben poco caro Veltroni, non ha, e non aveva, consapevolezza che certi nodi, prima o poi, vengono al pettine, specie in un quadro sociale che, sempre lei, con la sua creatura PD, avete contribuito a costruire in Italia, attraverso la frammentazione del welfare, la lacerazione del tessuto sociale, il sostegno alla segregazione per gli stranieri. E lasciare che contenuti, pratiche neofasciste si diffondessero e le organizzazioni dell’estrema destra agissero indisturbate, quando non coccolate e sostenute, sono proprio quei nodi. Non si meravigli se in capo a un decennio una dimensione che poteva essere facilmente messa all’angolo è divenuta un sentire comune a molti cittadini.

Per anni il centrosinistra, da Violante a Bertinotti, da lei al suo omologo sceriffo Zanonato, ha girato la testa dall’altra parte, più o meno consapevolmente, di fronte all’allarme lanciato da chi non viveva nel cielo della politica, ma immerso nelle lotte sociali che rivendicavano il diritto a città più aperte e solidali. Vedere oggi intellettuali e giornalisti, amministratori e politici, fare prima la fila per interloquire con quella che pensano sia la novità politica del momento, per poi scoprire che è la stessa merda dal 1922, ci fa salire agli occhi la stessa rabbia di quando, dopo l’omicidio di Renato, chiedevamo, inascoltati, una netta presa di posizione di fronte al montare della cultura neofascista.

L’ascesa del pericolo nero era, ed è tutt’ora, più che resistibile. Tuttavia, richiede ben più coraggio di quello dimostrato da lei, ben poco caro Veltroni, nei suoi anni come sindaco e nell’operato del Partito Democratico in quest’ultimo decennio

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

Add your comment

XHTML : You may use these tags : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled website. To get your own globally-recognized avatar, please register at Gravatar.com